Vip, modelle, amici e parenti alla cattedrale di Saint Paul
Tags: Alexander McQueen, Anna Wintour, Björk, Carine Roitfeld, Lady Gaga, Michael Nyman, Naomi Campbell

Lee Alexander McQueen. Diciannove lettere oro, impresse su un cartoncino rosso scuro: questo l'invito – centellinato alla sola creme dei vip modaioli, agli amici veri e ai parenti – per il memorial dedicato al visionario designer, morto suicida lo scorso febbraio. Teatro dell'evento, gli spazi solenni della cattedrale di St Paul, immersa nel silenzio e avvolta da una luce quasi irreale, ma così tipicamente londinese, col cielo grigio squarciato da lampi improvvisi di sole intenso.
Memorial, tradotto ruvidamente memoriale, è un tipo di funzione cui i non protestanti sono forse poco abituati, e che invero, con il suo misto di protocollo religioso e celebrazione, di mondanità e compianto funereo, può suonare bizzarra, anche kitsch. Negli scorsi giorni, in effetti, quando si è diffuso il pettegolezzo – rivelatosi falso – della possibile partecipazione di Lady Gaga, in molti hanno invocato l'anatema: cattivo gusto! E invece, magicamente, nemmeno un'oncia di platealità, non una sbavatura; al contrario, una mistura toccante, a tratti persino straziante, di ufficialità e sentimento, di ricordi professionali e rimembranze amicali. Impossibile trattenere le lacrime. Impossibile, anche, non tracciare il parallelo con i memorabili show di McQueen, che attraevano lo stesso pubblico eterogeneo e dannatamente glamour, suscitando le stesse reazioni viscerali. Presente tutto il gotha fashionista e un gran numero di celebrities, da Anna Wintour in redingote nera broccata oro – griffata McQueen naturalmente, dalla collezione, l'ultima, ispirata alla pittura gotica e a Hieronimus Bosch – all'ereditiera-icona Daphne Guinness, con un sensazionale cappello-scultura; da Carine Roitfeld con sandali di raso ametista a Naomi Campbell in pelliccia di scimmia. Nonostante i fiumi di nero, però, nessuna teatralità soverchia e non necessaria, come al contrario c'era da aspettarsi, perchè alla fine ha prevalso il buon senso. Del resto, il protagonista della funzione era uno solo: Lee Alexander McQueen. Lee, per amici e parenti; Alexander, come aveva scelto di chiamarsi professionalmente su suggerimento dell'amica Izzy Blow, accomunata dallo stesso destino, e dalla stessa tormentata interiorità.
Un uomo pieno di talento e di contrasti, McQueen, che quattro discorsi di quattro personalità differenti hanno tentato di restituire nella sua complessità di individuo e di genio, termine per una volta non fuori luogo. Anna Wintour ne ha celebrato la creatività sconfinata e Suzy Menkes l'amore - mai ovvio, spesso anzi macabro e torbido - per la bellezza. Annabel Nielson, amica di sempre, il grande senso dell'umorismo e Shaun Leane, il designer di gioielli che per Lee ha realizzato orecchini ad aculeo e collier masai a metà tra l'etnico e il sadomaso, la sconfinata generosità.
Nel corso della celebrazione ai discorsi si sono alternati i canti liturgici e un gospel, e poi due intermezzi infinitamente toccanti: il compositore Michael Nyman ha eseguito al piano The heart asks pleasure first, il tema del film Lezioni di piano di Jane Campion, e Björk, in completo galattico con top ad ali, gonna di piume e cuffia di cristalli, una versione musicale della poesia Gloomy sunday di László Jávor, che ha segnato il punto di rottura: da allora alla fine della funzione le lacrime e i sighiozzi non si sono più fermati. Tutto, però, si è risolto in conclusione, quasi per magia, su una nota aerea e leggera. Accompagnato da un suonatore solitario di cornamusa - il lone piper - il pubblico ha lasciato la chiesa riversandosi sulla scalinata d'improvviso rischiarata da un sole terso. È facile essere sentimentalisti in queste circostanze, ma sarebbe anche crudele e disumano non esserlo. Lee Alexander McQueen ha lasciato un segno profondo: in chi lo ha conosciuto e amato, e in chi lo ha solo ammirato. Il memorial di ieri gli ha reso giusto omaggio, ma Lee continuerà a mancarci. Un'inconsolabile Kate Moss, sulla porta, pensava la stessa cosa.
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