Crescono a doppia cifra retail diretto e precollezioni del gruppo Aeffe
Tags: Aeffe, Alberta Ferretti, Jean-Paul Gaultier, Massimo Ferretti, moda, Moschino, Moschino Cheap&Ch, Philosophy, Pollini, Rossella Jardini

«La moda aveva perso il contatto con la realtà: in passerella sfilava quasi solo demi-couture. La crisi ci ha costretti a rifocalizzarci su un prêt-à-porter indossabile in vari momenti della giornata. Non soltanto per cocktail e tappeti rossi».
Massimo Ferretti, 54 anni, è il presidente del gruppo Aeffe di San Giovanni Marignano, 103 milioni di ricavi nel primo semestre 2010, quotato al segmento Star dal luglio 2008 (due mesi prima del crack Lehman). In portafoglio ci sono i marchi Alberta Ferretti e Philosophy, disegnati dalla sorella Alberta, che pesano per il 27% del fatturato nei primi sei mesi di quest'anno; Moschino e Moschino Cheap&Chic, affidati al direttore creativo Rossella Jardini (metà del giro d'affari), oltre a Pollini (13%) e Jean-Paul Gaultier (7%).
Signor Ferretti, ha letto l'intervista di Giorgio Armani sul Sole di ieri?
Sì, Armani ha una visione molto precisa del mercato come è diventato in questa fase. E concordo con lui che abbassare i prezzi per stimolare lo shopping non ha senso perché si tradurrebbe in una riduzione della qualità. Noi siamo qualità e ricerca, siamo il made in Italy e sul prêt-à-porter produciamo tutto qui. Dunque, anche noi abbiamo inserito nelle collezioni capi più semplici.
Esempi di entry price?
Per l'autunno il prezzo d'ingresso su un abito da giorno Alberta Ferretti, che può superare i mille euro, è di 595 euro; per la sera, piatto forte di mia sorella, si parte da 1.300 e si svaria fra i 3 e i 5mila. Per Philosophy, invece, un cappotto parte da 580.
Nel nuovo negozio di via Montenapoleone avete riunito le due collezioni: una scelta irrituale.
Abbiamo fatto un primo test a Los Angeles, in Melrose Avenue, e i risultati sono stati ottimi: inserendo anche la linea giovane, che costa in media il 30% in meno, è aumentato il numero di pezzi per scontrino. Così amplieremo l'iniziativa alla boutique di Mosca Gum, che inaugureremo a fine ottobre con una sfilata.
Anche per il brand Moschino seguite la stessa strategia?
Sì, abbiamo abbinato la prima linea e la Cheap&Chic nei nuovissimi negozi di Hanoi e Bucarest, che stanno già dando segnali interessanti nelle vendite. Così come dalla Federazione russa, che sta tornando allo shopping.
Dunque una battaglia al ribasso sui prezzi non ha senso?
Ma figuriamoci: non possiamo metterci a gareggiare con Zara e Uniqlo, H&M e Mango. Non possiamo fare i golfini di cashmere a 19,90 euro. Perderemmo la nostra immagine e saremmo immediatamente espulsi dall'alto di gamma, che è il segmento che ci appartiene e nel quale siamo specialisti.
Ma il prodotto entry price in quali mercati è più richiesto?
Sicuramente in quelli maturi: Europa, Stati Uniti e Giappone. Nei mercati emergenti iniziano a cercare capi più "ricchi". Non vorrei dire lussuosi, perché è una parola che non mi è mai piaciuta.
Ora che Jean-Paul Gaultier ha lasciato la maison Hermès tornerà a lavorare di più per la sua collezione, che producete voi dal 1994?
Jean-Paul ama venire da noi in Romagna e va a giocare a carte nei baretti con gli anziani del posto. Sono certo che nella prossima stagione la crescita delle vendite sarà importante.
A proposito di crescita, come vanno le vendite?
Nel retail diretto, che pesa per appena l'8% del totale, la crescita è a doppia cifra, così come l'andamento delle precollezioni primavera 2011. Siamo ottimisti. E speriamo che anche in Borsa vengano tempi migliori: il momento dell'Ipo è stato davvero sfortunato.
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