Quinto giorno di Milano moda donna tra conferme e continuità
Tags: Angela Missoni, Aquilano & Rimondi, bustini, Coco Chanel, Consuelo Castiglioni, Domenico Dolce, Ferragamo, Marni, Missoni, Stefano Gabbana, Ter et Bantine

Il bello della moda è che è piena di contraddizioni. Basta un giorno, e tutto cambia, o meglio si rovescia, per poi tornare dov'era il successivo. Giusto ieri si parlava di crisi di identità e strani colpi di testa da parte di certe maison dalla storia lunga e stratificata, ed ecco che oggi altre maison, con una storia altrettanto lunga e non meno stratificata, optano per il rinnovamento in continuità, se non addirittura per la sfilata genere "florilegio d'archivio". Dalla follia e dall'incoerenza del nuovo ad ogni costo, insomma, si passa d'amblè all'assennatezza, sempre che restar fedeli a se stessi sia sinonimo di mente che funziona, di questi tempi. Quale è dunque la formula vincente: quella facile del guardare alla propria storia, o quella difficile del rinnovamento totale? Ai posteri l'ardua sentenza.
La giornata si apre con le deliziose naufraghe di Marni, sopravvissute ad una tempesta in guardaroba che regala loro un'inimitabile aura di cool anche quando indossano un po' di tutto, e tutto insieme, compreso il foulard legato alla bell'e meglio tra i capelli e i calzini corti e cascanti con i leggings a righe e i sandali di legno col tacco da gattina. Consuelo Castiglioni lavora in leggerezza, ma opta per una poco felice palette di toni neutri e fangosi, rendendo il mix, da boho che poteva essere, uno zinzino triste. Eppure il nuovo corso, più dinamico del solito, convince.
Dopo i costumi alla Adrian e i guanti legati al collo dell'inverno, Domenico Dolce e Stefano Gabbana decidono, saggiamente, di abbandonare le elucubrazioni couture del recente passato per tornare alla carnalità mediterranea che è il loro vero Dna, e fanno centro. Rinnovati da un tema toreador, con le frange e il pizzo come addizioni di stagione, ecco così ricomparire i classici del loro repertorio: c'è il tailleur maschile, questa volta con la giacca a bolero – altro trend caldo di stagione, questo della giacchetta corta e strutturata – i pantaloni da cavallo e le scarpe rasoterra come complemento; ci sono i bustini scultura e gli abiti-guaina ispirati alla lingerie d'antan; ci sono gli omaggi a Coco Chanel e, in lontananza, visioni sfumate di Sicilia, o semplicemente di mondo latino. La compilation è un vero greatest hits della storia del marchio, o un Bignami per chi si fosse perso le puntate precedenti.
Da Missoni il tentativo di rinnovamento in atto ormai da tempo finalmente quaglia, e in maniera entusiasmante. Sono ninfette eteree e tribali quelle pensate da Angela Missoni dal suo team: indossano spolverini impalpabili con abiti midi dalla vita impero, oppure flapper neo-decò sovrapposti a brevi tuniche; su tutto aggiungono e stratificano fasce, sciarpe e accessori a non finire, pronte per un party in spiaggia, o per una scorazzata nel bosco delle fate. L'effetto, nonostante la ricchezza di elementi in ogni look, è leggero, fresco: vuoi per la scelta di materiali pesopiuma; vuoi per la palette acquosa; vuoi per l'astuta mancanza dei soliti jacquard, sostituiti da uniti o finti uniti. Anche un pezzo monocromo, però, non è mai monotono da Missoni: sono punti complessi e texture tridimensionali a sostituire i colori del passato, segno che davvero, con l'impegno, anche una maison con una eredità tanto forte può prendere nuove vie.
Cosa che certo non succede da Ferragamo, dove l'ultima stagione di Cristina Ortiz è leggera nei materiali, ma troppo severa nelle forme. Una sensazione di pesantezza assale invece da Aquilano & Rimondi, dove il militare delle sahariane dalle spalle forti e decise fornica con lamé broccati dal vago sapore anni 70, senza che però il mix convinca davvero. Il problema di Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi è, lo ripetiamo da tempo, una certa rigidità: non solo delle linee, ma anche della visione della donna, altera e distaccata come in un editoriale di moda di trent'anni fa, ma per nulla reale. Siamo sicuri che se i due pur talentuosi ragazzi trovassero un interlocutore – uno stylist, un art director – in grado di dialogare con loro in maniera critica, raggiungerebbero finalmente un equilibrio più contemporaneo e vero.
La giornata si chiude con rigore pieno di poesia da Ter et Bantine. Qui pieghe, torsioni e avvolgimenti del tessuto sostituiscono ogni inutile bisogno di decoro, perché di meno, in fondo, è sempre di più. Sempre.
pagina 1 di 1
|
||
| gallery | blog | |
| archivio notizie | archivio speciali | |
| titoli | tags | |
|
||
| Yoox | MyPrestigium | |
