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Giunte al quinto ed ultimo movimento, le sfilate milanesi della moda donna appaiono dominate da una evidente dicotomia: richiamo all'ordine da un lato – intendendo con la formula una diffusa voglia di perbenismo – e tentazione del disordine dall'altro. Inattesi sostenitori del caos, con metodo, sono Domenico Dolce e Stefano Gabbana, che con la collezione presentata ieri annunciano, finalmente, una svolta eccentrica. Il protagonista di stagione, per i due, è il pigiama: di seta, incrociato e stretto in vita da alte cinture, con piping a contrasto e pantaloni a tre quarti, sostituisce a pieno titolo il tailleur, tingendo di mollezza e laissez-faire il verbo sensuale della casa. Attorno a questo, è una esplosione di broccati e damaschi colorati per completi cesellati con le gonne al ginocchio e i giacchini-design, o di abitini a clessidra da Colombina impazzita. Il richiamo, alquanto chiaro, è al lavoro di Adrian, costumista della Hollywood anni quaranta: ma è un Adrian sotto acido, che pensa di vestire l'equipaggio di Star Trek, per così dire. A riportare l'azione sulla terra, nel finale, arriva una serie di crinoline botaniche con un che di arcimboldesco: l'effetto è romantico e lisergico. Le idee, qui, non mancano ma forse ce ne sono un po' troppe. I nuovi mercati del lusso, comunque, apprezzeranno di certo. Nessun eccesso, solo morbida sobrietà, da Max Mara. Da John Richmond il rock, i teschi e la trasgressione del passato prossimo cedono il passo al bon ton in little black dress, ma il voltafaccia è troppo repentino e frettoloso per convincere davvero. Da Dsquared2 è il turno di pantaloni a zampa e tacchi vertiginosi, di lunghi abiti di jersey e gioielli-scultura, come sarebbe piaciuto ad Halston e alle Charlie's Angels. I gemelli Caten mettono insieme una collezione commercialmente convincente, ma forse un po' ripetitiva: il pubblico vero, quello che poi compra, li ama proprio per la capacità di andare dritti al punto, e martellare col messaggio, e allora va bene così. Da Versace, infine, è il ritorno del sex appeal nel senso più pieno del termine: un inno alla geometria della seduzione. Scultorei e virtuosistici, gli abiti creati da Donatella Versace, piccole clessidre design, chiudono il corpo in strutture prismatiche, e proliferano di zip trasformate all'occorrenza in decori. Tutto parla di impegno e voglia di riconquistare con decisione il pubblico, come ai tempi del buon e grande Gianni, ma il risultato è un po' forzato, e manca alla fine la scintilla dell'emozione. La strada imboccata, però, è quella giusta. Da Milano è tutto. Domenica l'azione si sposta a Parigi.
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