Da Valli a Barrett, il guardaroba maschile invade quello delle donne
Tags: Chloé, Giambattista Valli, Milano, Neil Barrett, Parigi, Stefano Pilati, Stella McCartney, Yves Saint-Laurent

La battaglia dei sessi probabilmente è terminata da un pezzo, in sostanziale o forse solo auspicabile parità. Sulle passerelle di Parigi, come del resto nelle settimane scorse a Milano, prosegue invece indisturbata. Era dagli anni Ottanta del power suit, e dai Novanta del minimalismo secco e punitivo che non si vedeva così gran copia di pezzi presi in prestito dal guardaroba di lui, a volte senza nemmeno far modifiche alla taglia. Ma non è solo una questione di forme e stilemi: a parlare di maschile al femminile, a questo giro, è l'aria di contegno e di severità che pervade ogni cosa.
Se persino Giambattista Valli, un designer che al tocco fiorito rinuncia assai difficilmente, e che indulge con piacere nelle morbidezze scultorea della couture - che è uno stato della mente almeno quanto una presa di posizione estetica - decide di aprire lo show, ospitato negli spazi monastici del Couvent des Cordeliers, con un top senza maniche - glitterato, è vero, ma dalla allure chirurgica - indossato con un paio di pantaloni a sigaretta e delle stringate rasoterra lucide e affilate, vuol proprio dire che l'androginia è nell'aria. Nel caso di Valli, forse, più che androginia, è un sentire grafico, netto, ma in fondo non fa tanta differenza. Una cosa è chiara: il tempo degli svolazzi, momentaneamente, è terminato. Ciò detto, non è che da Valli siano mancati, qui e lì, i volant, i ricami e il point d'esprit; è come sono usati che è diverso: con parsimonia. Del resto, da sempre il lavoro del neo-couturier romano ha una doppia anima, fiorita e lineare, rutilante e incisiva: questa stagione è la seconda a prevalere, senza remissione, traducendosi in un fraseggio puro come la dimostrazione di un teorema, nel quale le persistenze decorative del passato funzionano soprattutto come accenti e rotture, perchè non sia mai detto che il presente è monocorde. Fresco dell'apertura, pochi mesi fa, della propria boutique, Valli continua a corteggiare una nuova clientela, quella delle jeunes filles dorate che fino a poco tempo fa accompagnavano le mamme in atelier. Ad un pizzico di dramma, fosse anche solo una cappa a uovo dal disegno intonso, non rinuncia mai, ma alla fine va bene così.
Uno che sull'androginia sartoriale insiste già da un po' è invece Neil Barrett, il cui momento è finalmente arrivato. Sicuro come non mai, Barrett interseca motivi scuba e tagli mascolini, sexy body-conscious e tocchi selvaggi, e fa centro costruendo un guardaroba contemporaneo fino all'ultima cucitura, nel quale il distinguo tra uomo e donna, a un tratto, è solo un punto di vista, almeno quando si parla di vestiti. Anche Stella McCartney da sempre gioca con il contrasto maschio/femmina, con quella sensibilità morbida e conciliante che solo le designer donne riescono avere; anche lei, a questo giro, spinge il pedale sui contrasti, esacerbandoli, sicché i tuxedo con la giacca a scatola si contrappongono ai fourreau che scolpiscono la figura, mentre il nero denso e il blu navy lottano con l'oro e le trasparenze. Peccato che la concentrazione ad un certo punto vada a rotoli, e che tra stampe metalliche e qualche pois di troppo il messaggio perda un po' di mordente.
Da Chloé le cose vanno suppergiù allo stesso modo, ma la mancanza di messa a fuoco è tale che tutto diventa confuso. Dal pitone al poncho, passando per le gonne di jeans, gli zoccoli e pure il nero totale - visione quanto mai incongrua, nel modo Chloé - in passerella va non tutto ma di tutto. Nel gioco dei ribaltoni - sottotesto ineludibile della stagione - voci insistenti vogliono intanto Hanna MacGibbon, la designer, in uscita: la fine di un'altra era potrebbe essere vicina. È invece ben saldo, nonostante i pettegolezzi contrari, il posto di Stefano Pilati da Yves Saint-Laurent, che sul toto-successioni, seppure interpellato, non si sbilancia, opponendo un garbato no comment : «Da Dior andrà chi se lo merita», è il suo vaticinio. Continuando il lavoro di escavazione, iniziato ai primordi del mandato e rinnovato con ripreso vigore sei mesi fa, sul dna molto parigino e dannatamente chic della maison, Pilati concentra la propria attenzione su superfici e volumi, giocando di contrasti. Oppone le forme nette e le texture dense delle lane maschili - usate per le giacche dai volumi precisi e le gonne con le pieghe cucite che scoprono il ginocchio - ai languori del raso bianco della memorabile uscita finale di dodici silhouette candide e lunghe punteggiate da dettagli di catene; contrappone il principe di Galles e le piume tessute, lo strutturato con il flou. A voler cercare sottotesti e spiegazioni, sono proprio le catene il motivo della stagione: indossate al collo, ricamate da Lesage sul cappotto, spezzate o meno, alludono insieme a un legame e a una liberazione, che poi è la stessa tensione che pervade il lavoro dello stilista. Ecco: se Pilati riuscirà a liberarsi del fardello, a uccidere simbolicamente il padre per preservarne l'eredità, farà centro. Il momento potrebbe non essere lontano.
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