Saint Laurent, torna la bohème anni '40
Tags: Chloè, Giambattista Valli, Stella McCartney, Yves Saint-Laurent

È ufficiale: a questo giro, almeno fino al punto cui siamo giunti - mancano tre giorni alla chiusura, e si sa che il bello viene sempre alla fine - la lotta Parigi-Milano per la supremazia modaiola si conclude in sostanziale parità, se non addirittura con Milano, tanto a lungo bistrattata per il suo essere commerciale e cauta, in vantaggio.
Il fatto è che la congiuntura richiede avvedutezza, e i designer, di qualsiasi credo e inclinazione stilistica, optano tutti, ciascuno a suo modo, per la continuità sulla rottura. La novità ad ogni costo, del resto, è un miraggio: l'evoluzione progressiva, sulla lunga distanza, paga di più. La pensa così Stella McCartney, che ieri ha presentato nel fasto fiammeggiante dell'Opera - di primo mattino, nemmeno a dirlo - una collezione dall'equilibrio e la misura ammirevoli, ma in tutto omogenea rispetto alle precedenti. Stella è una giovane donna che capisce le giovani donne, e che riesce a vestirle come piace a loro: bilanciando il maschile col femminile, il fluido e lo strutturato; regalando sempre a tutto una facilità e una leggerezza - d'uso, e di lettura - che mette in primo piano la persona, non il vestito. Non è semplice. In quest'ultima prova le gonne a pieghe si mescolano ai blazer maschili dall'appiombo perfetto, mentre il denim si propone come valida alternativa al poplin per tuniche e camicie a prova di canicola; ai piedi solo sandali, e ricompare il mezzo tacco, tozzo e squadrato, a lungo bandito come sinonimo di castigo, adesso invece espressione di grazia metropolitana. Dopo anni di zeppe telescopiche e di scarpe design, non c'è modo migliore per rappresentare la cautela che avanza.
Curiosamente, anche da Chloè, finora tempio indiscusso della zeppa di legno, dominano i mezzi tacchi: il giusto complemento della infinita teoria di princesse di cotone croccante e di nonnulla danzanti da ballerina adolescente. Abbandonato il maschile, che le viene così bene, Hannah MacGibbon si lascia tentare dal fascino discreto della borghesia, le cui malìe percorrono in lungo e in largo l'estate 2011, annunciando una fase - in realtà già deflagrante, nella società- di nuovo perbenismo. La donna Chloè, così, gioca a fare la signora, ma come farebbe una bambina cresciutella: non rinuncia alla nonchalance birichina che da sempre la caratterizza. Eppure, non convince appieno.
Anche da Giambattista Valli la donna non è più madame, ma mademoiselle, con un debole per la couture. Da sempre il lavoro di Valli viaggia su un doppio registro, fiorito o tagliente, e questa volta è il secondo, finalmente, ad avere la meglio, in una lettura della fantascienza anni 60 nella quale stampe leopardo, tocchi di colore, piccole rouche e placche di metallo si uniscono in una ricetta grafica e netta. Certo, è un futurismo carico di nostalgia quello di Valli, che però trova una concentrazione e una pulizia d'espressione che gli fanno solo bene.
Abbandonati i rigori monastici e le cappe da suora laica della scorsa stagione, in fine, Stefano Pilati, da Yves Saint-Laurent esplora il lato festoso del glamour rigoroso, risploverando un grande classico della maison: la reinterpretazione bohème degli anni 40, che monsieur Yves esperì con gran successo per la prima volta agli inizi dei 70 (in una collezione tutta nera immortalata su Nova, all'epoca, da Bob Richardson, protagonista una indimenticabile Anjelica Huston) per poi tornarci sopra più volte nel corso della carriera. Dato da più parti per spacciato, pronto, secondo pettegolezzi mai confermati, all'uscita di scena, Pilati va sul sicuro, e fa, o tenta di fare, Saint-Laurent come lo avrebbe Saint-Laurent. Sceglie pure gli spazi sensaziobali dell'Hotel de Rotschild, magione della storica famiglia, come teatro dell'evento, optando, come molti altri in questi giorni, per una presentazione intima e raccolta, quasi da couture. L'impegno è tanto, ma il risultato è altalenante: convincente nei pezzi più rigorosi - le tute dal disegno perfetto, i caban doppiopetto spessi e impositivi - dubbio in quelli più festaioli - le gonne con le rouche alla Carmen Miranda, gli chemisier stampati alla Walter Albini, i giacchini di marabou da star sul viale del tramonto. Manca questa volta, ed è una fortuna, la pompa magna che Pilati ha profuso ovunque nel passato, offrendosi, non senza compiacimento, come vate scostante e antipatico. Quei tempi sono andati, e il Pilati che si è visto ieri è un uomo tornato con i piedi per terra per mettersi al lavoro. La strada è ancora lunga, ma Pilati sta sul pezzo. Se solo si riconciliasse un po' col mondo vero, sarebbe fatta.
pagina 1 di 1
|
||
| gallery | blog | |
| archivio notizie | archivio speciali | |
| titoli | tags | |
|
||
| Yoox | MyPrestigium | |
