Leggerezza cupa per Emporio Armani, ritorno alle origini per Missoni

Ci risiamo, comincia il carosello. In una Milano sempre meno da bere e, almeno in apparenza, sempre più indifferente al circo della moda, la macchina inesorabile delle sfilate riprende a girare con l'autistica autosufficienza di un automa, immemore e inesorabile. In un mondo continuamente inondato di prodotti, da parte di quegli stessi stilisti che poi con periodicità semestrale emettono editti che nella realtà non hanno a ben guardare alcuna eco, e che loro stessi contrastano e contraddicono a suon di pre-collezioni, flash, edizioni speciali e via discorrendo, il sistema della sfilate, la ritualità isterica che le accompagna, sfiora a tratti l'anacronismo. Urge un ripensamento generale. Urge soprattutto che creatività e invenzione tornino davvero ad avere un ruolo centrale, e che non sia solo il commercio a dettar le regole. Il momento di crisi generale rende il cambiamento impellente e non più procastinabile, perché è proprio adesso che i nodi vengono al pettine. Ma non è questa la sede per affrontare il problema. Ci limiteremo alla registrazione dei fatti, perché in fondo, isteria o no, andar per sfilate ci eccita e ci elettrizza ancora, e nemmeno poco.
JUST PUNK. La prima giornata, come sempre, è di abbrivio lento. Pochi show, molte attività a margine. Da Just Cavalli, per tornare all'argomento di cui sopra, lo show nemmeno c'è: problemi con Ittierre – licenziatario della collezione – legati alla produzione e alla distribuzione, hanno saggiamente suggerito al buon Cavalli di fermare la macchina, e optare, in attesa di sviluppi più favorevoli, per la presentazione statica di una manciata di look – tutti selvaggi ed elettrici, tra action painting sartoriale e punk di lusso – con annessa conferenza stampa esplicativa.
EMPORIO FRIVOLO. A seguire, la prima vera sfilata della giornata – per noi, almeno: Emporio Armani. Anche qui si respira aria di austerity: il set è nudo, neutro – fondale nero, niente effetti video e giochi di luce – perché le scenografie sberluccicanti oramai non interessano più a nessuno. Le note di accompagnamento parlano di nuova leggerezza, e di certo la ragazza dell'Emporio è un bel po' più leggera del solito: scopre le gambe, generosamente, e indossa dei gran tacchi, o zeppe opache e spesse come ceppi. A ben guardare, però, questa nuova e affascinante frivolezza, fatta di velluto e di maglia, di volant danzanti che si attorcigliano attorno alla silhouette e abitini a vita alta, ha un che di malinconico: sarà per lo styling difficile, con i gambaletti che mal si sposano con le mini, o forse per i baschi da cui fuoriescono boccoli vaporosi, ma le figure che balenano alla mente sono le bellezze in bicicletta dell'immediato dopoguerra, forzatamente ottimiste per i troppi orrori trascorsi. Manca uno slancio, un guizzo, e la palette scura, con note intense di verde e di blu che si mescolano al grigio e al nero, non fa che accentuare la cupezza dell'effetto. Beh, non è che a guardarsi intorno ci sia così tanto da ridere, quindi forse va bene così.
MISSONI SOVRAPPOSTO. Da Missoni, subito dopo, è invece la volta di una stratigrafia impazzita di maglia e lurex, tra grunge d'alto bordo e boheme anni 70. Angela Missoni, come molti altri di questi tempi, torna alle origini, alle radici: la crisi vuole conferme, non colpi di testa. E cosa c'è di più Missoni del put-together, il mix eccentrico e apparentemente insensato di jacquard, colori, lunghezze? Il tema è proprio quello, e l'idea sarebbe anche giusta, ma l'effetto in passerella è ripetitivo, martellante. Peccato, perché nella ridda delle sovrapposizioni si perdono un sacco di chicche, e la perizia impareggiabile delle maglie Missoni passa in secondo piano. Una sfilata così dimostra quanto, di questi tempi, sia importante lo styling, il montaggio, la sequenza.
RETAIL NEWS. Il che ci porta dritti dall'impareggiabile Miuccia Prada: anticipatrice come al solito, con il progetto The Iconoclasts ha affidato a quattro stylist di rango, uno per città – New York, Londra, Milano, Parigi – il remix di uno dei suoi negozi. A Milano, dopo Alex White a New York e Kathy Grant a Londra, è il turno di Olivier Rizzo, il quale nella boutique Prada di Via Montenapoleone ha creato un allestimento perfetto, giocato sugli accumuli – di manichini, di borse e scarpe, di bottiglie di profumo – trovando un fil rouge vagamente anni 50, perversamente bon ton, nella collezione Prada per la primavera ormai alle porte.
Altre attività collaterali della giornate, le numerose aperture di boutique: pop per Blugirl, elegantemente delabrè per Mauro Grifoni, sognante per Kenzo, calcistica e grandiosa per Dirk Bikkembergs, labirintica per Frankie Morello. Crisi o no, la Milano della moda, a quanto pare, è ancora una città aperta.
pagina 1 di 1
|
||
| gallery | blog | |
| archivio notizie | archivio speciali | |
| titoli | tags | |
|
||
| Yoox | MyPrestigium | |
