Glamour understated da Bottega Veneta, echi anni 80 per Gucci, nuovo sex appeal per Pucci

La crisi? È un dato di fatto: meglio mettersi l'anima in pace. Giunte al quarto giorno, le sfilate milanesi per l'inverno 2010 abbandonano depressioni e pauperismi per virare finalmente in una direzione escapista, edonista e godereccia. Se il mondo come lo conosciamo è prossimo alla fine, sarà meglio metter da parte gli atteggiamenti autopunitivi e la voglia di sobrietà, e affrontare l'ecatombe divertendosi a più non posso, anche a costo di sguazzare nell'eccesso. O no?
La giornata comincia di buon mattino da Bottega Veneta, dove Tomas Maier rinuncia al glamour uptown, vagamente anni 50, del recente passato, per esplorare un morbido modernismo dal vago sapore jazz age. Linee scivolate e tagli fintamente elementari, come di lembi di stoffa drappeggiati intorno al corpo senza troppo pensare, ma in realtà calibrati al millimetro, disegnano un guardaroba svelto fatto di cappotti double e tuniche-flapper che, nella versione da sera di velluto, incorporano i gioielli nelle sottili bretelline di metallo: una collezione lussuosa e understated, con quel che di newyorkese che regala a Bottega, sempre, un aroma speciale e metropolitano.
Da Blumarine, subito dopo, è tempo di raso a fiumi, di maculato a tinte pop e di cristalli sberluccicanti che di più non si potrebbe, al limite di un divertito, e si spera autoironico, kitsch, mentre da Sportmax tornano a far capolino gli anni 40 – una vera ossessione di stagione – nei tailleur con le gonne al ginocchio e le giacche con maniche a prosciutto. La ricerca di un glamour adulto e senza tempo è apprezzabile, ma francamente convince poco: troppo pesante per una collezione come Sportmax, indirizzata ad un pubblico di consumatrici giovani.
Tappa successiva, Pucci: sfilata assai attesa, che segna il debutto del bellimbusto Peter Dundas nel ruolo di direttore creativo della maison fiorentina. Il cambiamento è totale, ed evidente anche nei dettagli: via il cartoncino d'invito policromo a favore di un pezzo di cuoio scuro; basta con le sale impersonali della fiera, sostituite dai saloni augusti e raccolti del Circolo della Stampa in corso Venezia. Dundas - protetto di Carine Roitfeld con un passaggio da Ungaro, post Valli, nel curriculum - ama la donna sexy e predatrice, al limite della meretrice di stralusso, e da Pucci porta la dose di sex appeal ruvido e fresco insieme, fatto di pantaloni strettissimi, mini vertiginose e pellicce selvagge, che proprio ci voleva. Peccato, però, che nel passaggio l'anima della casa vada a farsi benedire: poche le stampe, due per l'esattezza – una lavata ed eterea, quasi impercettibile, l'altra pericolosamente vicina ai graffiti di Stephen Sprouse – e poco anche il colore; troppo il nero, e troppe forse anche le pellicce. Insomma, il risultato c'è, ma Dundas non centra il tema.
Di femmine così, però, ce ne è proprio voglia, perché della donne meste e intabarrate nel feltro, o in informi tuniche di raso, come quelle che il pur talentuoso Albino presenta subito dopo, non se ne può davvero più.
Da Gucci, di seguito, il tema disco che pare essere il leitmotiv di giornata raggiunge l'apice, tra vinile, maglia di metallo, e stampe grafiche: per Frida Giannini, l'antidoto alla crisi è una danza sfrenata, e una macchina del tempo che riporti dritto nei primissimi anni 80, quelli di club newyorkesi come Palladium e Area, e dell'edonismo pre-incubo aids. La collezione ruota tutta intorno ad un pezzo, i leggings, un tempo detti fuseaux, messi un po' dappertutto, e a una serie di tunichette, indossate con o senza cintura. Altrimenti, sono tailleur maschili e striminziti, perché l'androginia è pure divertente. Con il suo glamour angoloso e sintetico, la collezione riporta alla mente il seminale film underground Liquid Sky, anche se la Giannini, nelle note di accompagnamento, cita la fiammeggiante ed inimitabile Tina Chow.
La giornata termina, tra bon ton, punk, e nuovo medioevo sexy, da Alessandro Dell'Acqua, dove il cardigan perbene è di chiffon quadruplo e maglia di metallo, e la pelliccia preziosa è tagliata come un parka sessantottino. Cortocircuiti notevoli, che segnano la raggiunta maturità per questo designer, non più promessa ma certezza.
pagina 1 di 1
|
||
| gallery | blog | |
| archivio notizie | archivio speciali | |
| titoli | tags | |
|
||
| Yoox | MyPrestigium | |
