Record di visitatori a Milano. Guglielmi (Cosmit): raffica di commesse
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Il Salone del cinquantenario è agli sgoccioli e Nasir Kassamali, gli occhialini cerchiati di rosso, trascina la sua ieratica figura nerovestita tra gli stand del Salone Satellite. «È la miglior edizione degli ultimi anni», sentenzia il guru dei buyers del design italiano destinato al mercato statunitense. Luminaire, il suo studio con uffici a Miami e Chicago, sta facendo incetta delle novità presenti in Fiera.
«Un Salone da oltre 300mila presenze», profetizza Carlo Guglielmi, presidente di Cosmit, a fine festa di compleanno dell'evento, bilanciando così la delusione per la latitanza del Governo in Fiera. S'è visto solo Renato Brunetta, il ministro dell'innovazione con la passione del design, che in Fiera è passato, ma a titolo personale: aveva disegnato una linea di mobili per un'azienda italiana e con le royalty dei pezzi venduti ha dato vita a un premio destinato ai giovani designer, alla seconda edizione («Una piccola follia, questa mia passione - dice Brunetta - che però mi dà la soddisfazione di sostenere dei giovani talenti».
C'è delusione, è vero, per l'assenza di esponenti del Governo. Incalza Guglielmi: «A parte la visita di parlamentari come Walter Veltroni e Maurizio Lupi, non ci ha fatto certo piacere la mancanza di esponenti del governo, il nostro è il terzo settore trainante dell'industria italiana, pensiamo debba essere riservata un'attenzione un pò diversa. C'è un ministro della Cultura che dovrebbe venire perchè questo è il salone del progetto, il ministro delle Attività produttive, il ministro dell'Economia: forse sono spaventati perchè quello che ci danno rispetto a quello che facciamo è molto poco».
Cosmit ha speso 4,5 milioni di euro per gli eventi culturali in città, «senza chiedere una lira a nessuno». Alla domanda se gli imprenditori del mobile lamentassero di sentirsi soli, come ha denunciato dalla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia nei giorni scorsi, Guglielmi ha replicato che «soli non siamo, siamo in tanti. Sono loro che sono soli a questo punto».
«C'è una raffica di cifre positive. Stiamo per superare le presenze dell'anno scorso, in 36mila hanno visitato la mostra Principia, gli ordini fioccano, ci daranno fiato fino a settembre-ottobre, quando i prodotti arriveranno a destinazione confermando la ripresa del ciclo economico. Confermo l'arrivo in massa di asiatici, che vuol dire indiani, cinesi, tailandesi, giapponesi. Non chiediamo politiche di sostegno al settore ma riforme strutturali del nostro Paese, che sono state promesse e che non vediamo, a partire dalla riforma dell'amministrazione e del fisco».
Il Salone continua a stupire anche chi è abituato a frequentarlo. Nasir, perchè un abituè come lei si sorprende ancora? «Euroluce, quest'anno, era bellissima. Poi ho anche visto, in generale, un bilanciamento tra qualità e costi che non trovavo da tempo e che mi sembra un fattore molto importante». Concorda anche Siamak Hakakian titolare di DDC, basato a new York, con una sfrenata passione per il minimalismo alla Minotti per intenderci: «Ho scoperto una casa produttrice di cucine in marmo del centro sud davvero wonderful. Non pensavo si potesse arrivare a realizzare a mano un'opera di quel tipo, con un simile livello di qualità». Da New York a Gallarate, nel varesotto: Livio Rigoglio, proprietario di maxistore da 4mila metri quadrati, fedele ai marchi italiani di qualità è entusiasta: «Prevedo un record di vendite - dice. Specie per quelli come noi che creano e arredano ambienti tutto compreso. Anzi vedo un aumento del 20-30% in più grazie all'idea che mi è piaciuta moltissimo delle grandi firme come Poliform, Molteni (con Dada), Flou, di creare prodotti di qualità ma low cost destinati ad esempio alle giovani coppie. Il Salone serve anche come test e questo mi sembra molto positivo».
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