Il designer parla dei suoi nuovi progetti «democratici ed ecologici» e spiega il suo odio per "i trend"
Tags: design, Italia, Kartell, Philippe Starck

Come una star sul red carpet (e comunque di rosso ce n'è in abbondanza nello stand quest'anno), Philippe Starck fa il suo ingresso nello stand Kartell, il brand con cui collabora felicemente da anni. Quest'anno le nuove creature firmate Starck (insieme allo spagnolo Eugeni Quitllet) per la casa di Noviglio sono una seduta (Miss Less), una linea outdoor (Magic Hole) e un tavolo (King Top), anche se lo stand è invaso dai grandi classici del designer come la sedia Louis Ghost e la Mr. Impossible. I fotografi lo osannano e lui li ricambia senza timidezza, ma con i sorrisi che regala un successo consumato. E costruito in gran parte anche in Italia.
«Molta gente si chiede se il design italiano sia ancora il migliore del mondo. La mia risposta è sì», dice sicuro Starck. «Sono i migliori produttori, e poi conoscono la storia dell'arte, del design, dell'industria. E poi sanno da dove vengono e dove vanno. Con loro, poi, non servono lunghi discorsi, ci capiamo subito». Certo nel design italiano ora brillano molte stelle straniere: «Sì, cinquant'anni fa il design era solo italiano e fatto da italiani, era una sorta di piccolo mondo chiuso. Ora si sta aprendo a nuove influenze e questo secondo me non è un male».
E quindi, quali sono i giovani designer che piacciono a Philippe Starck?
«Mmm, a dire il vero non lo so... Il fatto è che io non seguo molto il lavoro degli altri perché sono abituato a lavorare per conto mio»
Il suo studio lavora contemporaneamente a decine di progetti. Ma ce ne sono alcuni ai quali è particolarmente legato?
«Beh mi piace molto seguire il progetto che lega Democraticità- Architettura-Ecologia e per il quale stiamo lavorando a una casa ecologica e hitech ma dal prezzo assolutamente accessibile. Poi mi appassiona molto il nostro laboratorio per la creatività, dove cerchiamo di capire come si può sviluppare la creatività, se si può insegnarla. E la mia risposta, ovviamente, è sì. Ah, e poi sto lavorando anche a una dozzina di hotel»
La creatività genera anche nuovi trend. Quali sono quelli che secondo lei emergeranno nel prossimo futuro?
«Io odio l'idea dei "trend". Per uccidere il design non c'è modo migliore che fargli inseguire le regole della moda. È inaccettabile parlare di trend se vogliamo fare del design intelligente. E in ogni caso per me quel che è più importante resta la democraticità, la creatività, la poesia, la sovversione, lo humor. E' tutto ciò che ispira il mio lavoro».
www.starck.com
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