Il designer racconta la città dove ha deciso di vivere e lavorare. Partendo dai cambiamenti e arrivando ai suoi luoghi preferiti.
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Banche d'affari e boutique di lusso; palazzi fatiscenti e negozi di pesce essiccato: per arrivare allo studio di Micheal Young, designer britannico trapiantato ad Hong Kong, ci si scontra con il profondo dualismo che è parte integrante dell'ex colonia inglese, dal 1997 regione speciale della Repubblica Popolare Cinese. "The studio" è nel distretto di Sheung Wan, all' undicesimo piano di un palazzo anonimo, il cui ingresso è nascosto da una serie di alimentari cinesi. Quando si aprono le porte dell'ascensore traballante, lo scenario cambia radicalmente: si entra in un loft bianco dove oggetti di design sono mescolati alle scrivanie. La forza lavoro è giovane e ben amalgamata: c'è chi viene dall'Australia e chi dalla Svezia; di rado superano i trent'anni. Micheal Young di anni ne ha 44 ed è uno degli industrial designer più famosi al mondo: ha collaborato con brand internazionali come Cappellini, Poltrona Frau e Mandarina Duck, spaziando dal product - sedie, orologi, biciclette – all'interior design. Ha vissuto i fasti di Londra, dove ha aperto il suo primo studio nel 1994, per poi rifugiarsi a Reykjavik, in Islanda, lontano da tutto e da tutti. Poi ha scelto Hong Kong. Una decisione ragionata: il fatto che HK sia una metropoli, ma non una capitale del design come Milano o Londra gli permette di sentirsi al centro della scena e, allo stesso tempo, di poter prenderne le distanze. Oggi lavora con brand locali come Odm e Native Union e ha progettato il PSi Tower Building Hong Kong: un grattacielo dalla superficie multisfaccettata che cambia a seconda della luce e del tempo atmosferico, presentato a novembre a 100% Design Shanghai, di cui Young era direttore creativo. Che Hong Kong sia diventata la "sua" città è indubbio.
Mr Young, dopo tanto peregrinare cosa l'ha convinta a rimanere ad Hong Kong?
Ho incontrato un ambiente di lavoro stimolante e questo mi ha fatto subito sentire a casa. Ora con i miei progetti aiuto i brand del posto a svilupparsi: rimango qui perchè mi piacciono i miei clienti e mi trasmettono grande energia.
HK oggi è un punto d'incontro tra ricchi investitori cinesi, giovani lavoratori che vengono dalle campagne della Cina e businessmen occidentali: come è cambiata negli ultimi anni?
Se mi guardo indietro immagino che Hong Kong sia molto cambiata. Quando sono arrivato qui era impossibile sedersi per strada a bere un bicchiere di vino bianco e a mangiare formaggio. Oggi ci sono molti posti carini per rilassarsi: è importante in una città frenetica come questa. Il design è ancora poco sviluppato, ma sto notando come la stampa e la pubblicità stiano progressivamente diventando più creative. Poi stanno aprendo negozi che vendono oggetti molto interessanti.
Ci sono stati molti cambiamenti sul piano architettonico?
Di buoni ce ne sono stati pochi: qualche vecchio edificio che è stato restaurato per usi commerciali. Ma ho visto tanti posti meravigliosi venire distrutti. Il terreno ha un valore così alto che credo sia impossibile limitare lo sviluppo. Però molti architetti di fama internazionale stanno facendo progetti per Hong Kong, quindi credo che nei prossimi anni lo skyline migliorerà ancora. Ma non sarà mai un luogo con un'eredità storica.
Il fatto che la Cina abbia incrementato molto velocemente il proprio potere sarà una risorsa o un limite per lo sviluppo futuro di HK?
Il traino economico della Cina è essenziale: Hong Kong è solo un isola, un piccolo centro creativo dove incontrarsi e sta sfruttando il Mainland per svilupparsi sempre di più. Per il design è bene che il centro finanziario rimanga qui ad HK, ma la Cina aiuterà a colmare i gap con la produzione.
Lei collabora sempre di più con aziende locali: che differenza c'è tra lavorare per un brand occidentale e uno di Hong Kong?
Quando lavoro con compagnie asiatiche ho carta bianca e posso usare la mia esperienza per creare qualcosa di veramente nuovo: un po' come successe nella Rivoluzione Industriale o in Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Quali sono i suoi cinque posti preferiti ad Hong Kong?
L'ippodromo Happy Valley: all'interno, tra alberi e erba, sembra di essere lontani dalla città; l'aeroporto: perchè quando ci vado sono felice di partire, ma anche felice di tornare; il ristorante Amigo: bell'interior design e ottima cucina; il Peak: è il punto più alto della città, una montagna dove ci sono sentieri di fango e dove si può prendere il sole; il Lane Crawford, una sorta di Museo del design di Hong Kong.
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