Non solo nomi affermati nelle scelte stilistiche delle aziende
Tags: Flos, Grcic, Lissoni, New York, Philippe Starck, Salone del mobile

Nel 2007 l'onore della fama improvvisa era toccato a uno spilungone con le bretelle nato nella campagna olandese, Joris Laarman: aveva appena 28 anni quando la sua lampada Nebula, prodotta per Flos, uno dei big brand dell'illuminazione italiana, venne premiata con l'Elle Decoration Talent of the Year 2008. L'anno scorso è stata la volta di Ron Gilad, classe 1972, israeliano trapiantato a New York, che sempre per Flos con la Wall Piercing – il nome è tutto un programma, trattandosi di una concatenazione di "anelli" luminescenti – è stato subito inserito nella collezione del Moma Design.
«Sono giovani sconosciuti al mercato che diventano celebri con il primo prodotto grazie a un'azienda che nutre il loro talento», dice Piero Gandini, amministratore delegato di Flos e presidente di Assoluce, l'associazione dei produttori del settore.
Camminando per chilometri sull'enorme superficie del 50° Salone del mobile, fin dal primo mattino, spuntano assembramenti di fotografi, operatori tv e giornalisti di tutto il mondo, inclusi i blogger che stanno prendendo piede anche nel design come nella moda: da Philippe Starck a Piero Lissoni, passando per Konstantin Grcic, gli star-designer sono letteralmente assediati anche dai buyer che vogliono farsi immortalare insieme a loro. E mostrare le immagini da aficionados agli amici in Brasile e in Cina, in Svezia e negli Stati Uniti.
«Lavorare con i grandi nomi significa subirne i diktat, ma anche beneficiare del loro estro creativo», commenta Giovanni Anzani, amministratore delegato del gruppo Poliform e presidente di Assarredo. «I giovani – prosegue Anzani, che a I Saloni 2011 presenta pezzi firmati Jean-Marie Massaud ma anche quelli di Soo Chan, architetto di Singapore – hanno un entusiasmo incredibile e voglia di fare. Certo, mancano di esperienza, ma contagiano gli imprenditori: da noi in Brianza l'azienda funziona ancora come una bottega artigianale, con l'operaio esperto che trasmette il sapere al garzone».
Nella gran parte delle aziende italiane dell'arredo il giusto mix è rappresentato dal connubio tra big e giovani. Con la Magis, ad esempio, lavorano i fratelli Bourollec, Jasper Morrison, Ron Arad, tanto per citarne alcuni, ma anche Ineke Hans, classe 1966, olandese con le treccine. «Non è giovanissima – spiega Barbara Minetto, direttore marketing di Magis – ma ha progettato un sistema modulare di cassettiere per la nostra collezione Me Too, dedicata ai bambini, con una visione fresca atipica per chi è già arrivato e non deve dimostrare nulla al mercato». Tra l'altro Magis ha lavorato per I Saloni 2011 anche con lo spagnolo Marti Guixé che, insieme ad Alberto Alessi, ha progettato la mostra "Le fabbriche dei sogni" alla Triennale per celebrare i 50 anni del Salone del mobile.
Il filo rosso fra tutti questi designer emergenti, comunque, è una solida preparazione professionale: Laarman si è diplomato alla Design Academy di Eindhoven, Gilad alla Bezalel Academy of Art and Design di Gerusalemme, Hans al Royal College of Art di Londra, mentre Guixé ha studiato design al Politecnico di Milano. «L'importante – conclude Gandini – è che i giovani imparino a rischiare, che non si nascondano dietro alla scusa della scuola che non li forma a sufficienza e del precariato. Soprattutto gli italiani, sono mammoni e difficilmente scelgono di andare a vivere lontani, studiare all'estero, viaggiare per conoscere persone nuove. Devono sbagliare, rifare, costruire la propria personalità come cittadini del mondo: solo così potranno realizzare il loro futuro».
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