Tags:

A mezzanotte meno 20 la signora araba velata sta acquistando pasta trafilata a mano e sughi con la ricetta della nonna all'ultimo piano della Rinascente Duomo. Quattro pakistani arrivano con le shopping bag dal logo Ferrari, mentre cinque ragazze argentine sono talmente cariche di sacchetti di Gucci, Dior e Chanel, ma anche Gap e Yamamay, da ingombrare il passaggio. In Galleria i ristoranti con la boiserie e il sottofondo di "Anonimo veneziano" servono ancora ai tavoli lasagne e cotoletta. Tutti si scattano foto ricordo e poi partono all'assalto dei taxi o, con i piedi doloranti per la giornata trascorsa nell'enorme Fiera di Rho-Pero, si dirigono camminando verso gli hotel che hanno approfittato per alzare troppo le tariffe. Anche quest'anno il Salone del mobile – dove nessun ministro ha messo piede in veste ufficiale – ha trasformato Milano nella capitale del mondo.
Durante la Milano Design Week – come la chiamano gli stranieri – non è esagerato sostenere che la città diventi il faro internazionale dell'industria, della creatività, della cultura, dell'intrattenimento. E dello shopping, leva aggiuntiva di proporzioni gigantesche: tutte le sere la lobby del Four Seasons Hotel, dove i fattorini delle prestigiose boutique scaricano gli acquisti degli ospiti che poi vengono consegnati nelle suite, sembra il deposito di Babbo Natale la notte della vigilia.
Salone del mobile, dunque, e sfilate di moda quattro volte all'anno sono gli ingredienti che fanno del capoluogo lombardo una potente calamita nei settori di competenza ma anche nell'indotto: basti pensare alle migliaia di persone in più che hanno lavorato per l'intera settimana come camerieri (a volte maldestri in quanto inesperti, ma va bene lo stesso) nei bar e nei catering degli eventi, come inservienti, trasportatori, allestitori, installatori, fioristi, addetti ai guardaroba, interpreti e traduttori, hostess.
Possiamo accontentarci di queste cinque settimane su 52 di economia che gira a vortice, come se fossimo una nazione dal Pil in ascesa stellare anziché mollemente adagiata da troppo tempo sulla crescita zero? Non possiamo e non dobbiamo. In attesa dell'Expo 2015 – e incrociando le dita che tutto fili a dovere – lo sforzo dell'intero Paese deve essere massiccio per identificare nuovi progetti sui quali clonare le esperienze positive del design e della moda. Legati al Teatro alla Scala, forse l'eccellenza assoluta della città, al Cenacolo, al nuovo Museo del Novecento. Al calcio e all'eventuale ritorno di Mourinho all'Inter. A un megaevento sul vino italiano, che tanto piace agli stranieri. Si attendono idee, please. Non c'è tempo da perdere.
pagina 1 di 1
|
||
| gallery | blog | |
| archivio notizie | archivio speciali | |
| titoli | tags | |
|
||
| Yoox | MyPrestigium | |
