Venerdì 16 nella sede del Sole 24 Ore si discute di sostenibilità nell'evento organizzato da "Ventiquattro"
Tags: ambiente, Boston, Carlo Ratti, Copenaghen, design, Londra, Martí Guixé, Moma, New York, Paola Antonelli, sostenibilità, Torino

Se c'è una cosa buona della crisi – parola che ormai si cita malvolentieri: che stia diventando normalità, il nostro prossimo modus vivendi? – è che obbliga a mettere in discussione per intero il senso e il modo del proprio lavoro. Abbiamo investito sugli obiettivi giusti? Abbiamo dispiegato mezzi non solo consoni a tali obiettivi, ma anche in sé accettabili, nei quali possiamo dire di continuare a riconoscerci? Sta a ciascun individuo tirare le somme ed eventualmente cambiare rotta. Ma la somma delle somme individuali può spostare equilibri, far emergere nuovi valori condivisi, nuove priorità.
È quanto sta forse accadendo oggi, investendo in particolar modo chi del disegno degli oggetti abbia fatto la propria vocazione professionale: snodo sensibilissimo al cambiamento, in cui si incrociano gusti, valori, abitudini, disponibilità al cambiamento, capacità economica, visione imprenditoriale.
Ecologia, è la nuova parola d'ordine. Anche se il superamento di un'attenzione superficiale per l'ambiente, all'insegna del green washing e di un verde di sola facciata, e l'approdo verso una nuova sensibilità nella quale le istanze di compatibilità ecologica e sociale siano prassi quotidiana e addirittura scontata, è ancora ben lontano dal compiersi. Ne sono interpreti lungimiranti ancora in pochi, persone dai profili anche molto diversi.
Ad esempio lo spagnolo Martí Guixé, che non esita a definirsi un "ex designer" per sottolineare il ruolo critico, prima che produttivo, che attribuisce a se stesso. Guixé usa il design come una piattaforma per ripensare i processi con cui le "cose" (qualunque cosa: cibo compreso) di cui ci circondiamo vengono prodotte, distribuite, smaltite, riciclate.
O come Paola Antonelli, curatrice al Moma di New York del dipartimento di Architettura e design, cui si deve una serie di mostre che negli ultimi dieci anni ha provato a sondare i limiti del design: dall'autorialità (con l'esposizione dedicata al cosiddetto design anonimo, ovvero alle icone funzionali ed esteticamente impeccabili della nostra quotidianità come le clip per i fogli di carta al nastro adesivo) all'utilità (con la mostra «Safe», sul design nelle emergenze). O ancora, su tutt'altro fronte, come Carlo Ratti, infaticabile architetto e ingegnere che si divide tra Boston (dove c'è il Mit Senseable City Lab da lui diretto) e Torino (dove'è partner con Walter Nicolino dello studio di architettura carloratti associati). Ratti usa le tecnologie digitali più avanzate per creare strutture duttili, visionarie, che si interfacciano con l'ambiente: si tratti di architetture (il Digital Water Pavilion realizzato per l'Expo di Saragozza o il visionario The Cloud, progettato per Londra) o di mezzi di trasporto, come la super bicicletta realizzata con Ducati e presentata – non a caso – lo scorso anno in concomitanza con la conferenza sul clima di Copenaghen.
Tre approcci diversi, quelli di Paola Antonelli, Martí Guixé e Carlo Ratti, che concorrono a promuovere un modo non rinunciatario ma innovativo e moderno di far fronte alle istanze della sostenibilità.
Venerdì 16 aprile alle 18 - presso l'auditorium del Sole 24 Ore in via Monte Rosa 91 a Milano - Paola Antonelli, Martí Guixé e Carlo Ratti interverranno sul tema: "Evergreen: la sostenibilità da moda effimera a scelta quotidiana". Modererà Fernanda Roggero, responsabile di Ventiquattro magazine. Venerdì 16 esce anche il nuovo numero di Ventiquattro, interamente dedicato alla sostenibilità. Sarà un numero a impatto zero: la CO2 prodotta verrà infatti compensata con un progetto di riforestazione din Madagascar e nel Parco del Ticino, a cura di Lifegate.
pagina 1 di 1
|
||
| gallery | blog | |
| archivio notizie | archivio speciali | |
| titoli | tags | |
|
||
| Yoox | MyPrestigium | |
