Fra ecologia e ricerca, la luce diventa un arredo che si integra nell'ambiente
«Da quando è stato illuminato con 3.650 Led ad alto rendimento, il consumo del ponte sul Bosforo, a Istanbul, si è dimezzato: da 182 a 90 kilowatt all'ora». Rodrigo Rodriquez, vicepresidente di Flos e organizzatore del convegno "Designing Designers" (grazie al quale da dieci anni si riflette sul rapporto fra creatività e industria della luce e si discute dei nuovi trend del settore), è convinto che si stia aprendo l'era dei Light emitting diode. «Sono ecocompatibili – aggiunge – e migliorano il benessere delle persone».
Certo, il loro uso è ancora poco diffuso, anche a causa del costo piuttosto alto rispetto alle lampadine tradizionali. Ma entro pochi anni, con tutta probabilità, case, uffici e spazi pubblici saranno illuminati da questo speciale tipo di diodo che regala una luce simile a quella naturale. Anche perché ormai le luci dall'aura artificiale sono del tutto fuori moda.
A confermarlo è Luisa Collina, docente di Disegno industriale al Politecnico di Milano: «La luce deve integrarsi con l'ambiente, non esserne la protagonista assoluta. I sistemi per l'illuminazione saranno sempre meno scenografici e più emozionali». Forse anche per questo nel design si ritrovano sempre più spesso le forme liquide, come nella nuova collezione di lampade di Andromeda o in quelle firmate dal giapponese Kouichi Okamoto, che sembrano sciogliersi nell'ambiente; ancora, nella Topkapi di Barovier&Toso, che s'ispira alle meduse, o la nuova Artemide firmata Ross Lovegrove, che pure "richiama" uno sfuggente pesce tropicale.
«La luce – continua Collina – interagirà sempre di più con gli individui. Oggi esistono addirittura degli ambienti "reattivi" dove la luce cambia secondo il numero delle persone presenti, la loro attività, la temperatura che sviluppano: per ora solo nell'intrattenimento e nell'arte, ma chissà che presto non si possano realizzare anche in casa propria». Quindi luce che cambia, che non sarà la stessa per tutto il giorno e della quale di potrà cambiare anche il colore: «Ecco – dice ancora Collina – un altro trend per il futuro: cambiare tonalità dell'illuminazione secondo l'ora, le attività che si fanno in quella stanza, il clima interiore ed esteriore».
Ma attenzione a non tradire la fondamentale ricerca della naturalezza: «Il colore va usato con sensibilità – suggerisce Cinzia Ferrara, presidente di Apil – altrimenti si rischia di peggiorare un ambiente». La luce sarà anche l'arredo del futuro, «perché se un divano non si può cambiare tutti i giorni, l'illuminazione di una stanza sì».
Finirà in soffitta, dunque, il lampadario della sala da pranzo, totem del pasto domenicale? «No, si reinventerà con ironia – dice Ferrara – e comunque la tendenza è verso la distribuzione di più punti luce, che permettano una molteplicità di effetti, invece che di una sola fonte luminosa». Insomma, spazio al confort e alla naturalezza, meglio se con il patentino verde che mette a posto la coscienza ecologica dei consumatori. Ecco un altro macro trend discusso a "Designing designers", sulla scia del recente decreto Ue che ha stabilito come le "vecchie" lampadine a incandescenza dal 1° settembre di quest'anno dovranno progressivamente essere sostituite da quelle a fluorescenza. Scelta che garantirà, dicono da Bruxelles, un importante risparmio energetico. Ma non tutti ne sono convinti, anche perché le lampade a fluorescenza contengono una quantità di mercurio che, sebbene molto ridotta, ne rende difficile il corretto smaltimento.
«Ma si tratta di un momento di transizione – conclude Ferrara – fra qualche tempo tutti useranno i Led». Per questo le aziende stanno ripensando la propria produzione, concentrandola più sul servizio che sul prodotto, e specializzandosi più nella ricerca illuminotecnica che in quella del puro design.
Dal Sole-24Ore del 21 aprile 2009
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