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Filippo Ghezzani: «Nel design il meno è più»

Il giovane designer livornese parla delle sue grandi passioni: l'architettura, gli Stati Uniti e la semplicità

di Marta Casadei

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4.4
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Tags: Filippo Ghezzani, designer, Francia, New York


Voleva fare l'architetto e costruire grattacieli a Manhattan, ora si dedica al design senza però abbandonare il suo primo amore. Perché, secondo lui, architettura e design sono due facce della stessa medaglia. Filippo Ghezzani ha 27 anni e un accento che lo lega inconfondibilmente alla sua città, Livorno. E' uno dei designer più giovani sulla piazza, nazionale e non, ma sembra affatto spaventato né dalla concorrenza né dalla competizione creativa. Art Director dello studio livornese che si chiama The Home Key – in onore delle sue chiavi di casa - su ciò che fa e dove vuole arrivare ha le idee chiare. E rischia di apparire un po' controcorrente rispetto al resto dei giovani che rappresentano la nuova generazione. Perché, secondo lui, il design meno è strano, meglio è.
Il confine tra architettura e design è sempre più sottile. In quale di questi due ambiti ti piace di più sperimentare e misurarti?
Ho iniziato volendo fare l'architetto, prima di interni poi di esterni. Personalmente, credo che architettura e design siano la stessa cosa. Una bellissima architettura, se non è corredata da un design di livello, viene sminuita. E viceversa.
Sei un designer giovane e allo stesso tempo affermato. Il mondo del design riesce a valorizzare le nuove leve?
Non è un ambito in cui c'è spazio per i giovani. Mi riferisco all'Italia, in particolare. Noi italiani siamo molto legati alle tradizioni e tutto ciò che è nuovo di solito ci spaventa. Il fatto di essere dei pesci piccoli in un mare di grande aziende non è del tutto negativo: da loro si possono prendere spunti positivi.
Preferiresti lavorare all'estero?
Considero l'America un vero e proprio mito, lavorerò in Francia, ma amo l'Italia. In un certo senso sono molto patriottico. Certo, andando oltre i nostri confini, la differenza si nota: la mentalità all'estero è decisamente più aperta. Si è più propensi a guardare al futuro.
I giovani designer possono davvero immettere nuova linfa nel settore creativo? In che modo?
Mi è capitato recentemente di andare a vedere una mostra di giovani artisti. Ho trovato un design esagerato, addirittura troppo spinto. Si scelgono particolari forme e materiali per un unico scopo: colpiscono e "far parlare". Un oggetto di design non deve essere una cosa strana.
Eppure spesso è l'opinione comune. Per te che cosa deve essere un oggetto di design?
E' un complemento che influenza l'architettura e deve avere un'idea di base forte. Progetto i pezzi della mia linea come se progettassi un grattacielo: all' inizio ci deve essere un progetto. Ho letto che anche Renzo Piano, quando gli è stata commissionata la nuova sede del New York Times, si è seduto alla scrivania riflettere su New York. Da lì è nata l'idea.
Da che cosa trai l' ispirazione?
Ho preso spunto dal movimento moderno anche se la mia linea non vuole esserne un continuum. Il concetto di base della H line riprende le travi a vista inserite nelle murature. Adattando questo elemento all'arredamento.
La linea, che ha avuto grande successo, è realizzata con materiali basici. Come mai?
Ho preferito utilizzare acciaio e legno laccato. Che, in fondo, sono i materiali originari con cui si realizzano le travi. Personalmente non amo ricercare la novità a tutti i costi.
Un'idea piuttosto controcorrente..
Lo so, ma credo che, in fin dei conti, la stravaganza non sia così importante. Quello che conta sono le linee, le forme e i materiali. A Mies Van der Rohe, uno dei grandi maestri cui mi ispiro, è stata attribuita la frase "Less is more". E' questo il concetto che esprime al meglio la mia filosofia.

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