intervista

Grcic: «Il design migliora la vita delle persone»

Il creativo tedesco racconta
la sua ossessione per la luce

di Giovanna Mancini

Rating:
3.6
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Tags: Konstantin Grcic, Mayday



«Noi designer abbiamo un grande privilegio, perché con il nostro lavoro possiamo contribuire concretamente a migliorare la vita delle persone. Per questo mi sembra fondamentale tenere conto di chi userà i miei prodotti e delle loro diverse esigenze».
Il tedesco Konstantin Grcic, 43 anni, non ha dubbi: la fonte migliore di ispirazione, per lui, sono le persone, i loro comportamenti, i loro diversi bisogni, le loro differenze di età e cultura. «Non credo a un design per tutti – dice –. È un'idea vecchia quella di poter creare oggetti o mobili adatti a chiunque. Oggi servono diversi tipi di progetti per ciascun tipo di utente e di utilizzo. Perché anche persone con un profilo simile possono avere gusti molto diversi e sono molto affascinato e incuriosito da queste differenze».
Quindi a chi si rivolge Lunar, il sistema di illuminazione che ha presentato al Salone del Mobile per Flos?
Lunar è un prodotto che in realtà già esisteva: basta andare in un teatro, oppure a un concerto rock, o a un qualsiasi evento di massa e si possono vedere strutture del genere. La mia idea era creare un sistema adatto ai grandi spazi, che hanno bisogno di una luce diversa a seconda delle ore del giorno o del tipo di utilizzo. Penso alle hall dei grandi alberghi, alle conference room o agli ambienti che ospitano sfilate, ma anche a grandi abitazioni private.
Per Flos aveva già realizzato altre lampade, come la Mayday: le piace lavorare con le luci?
La mia passione, in realtà, è progettare mobili: è un lavoro più stimolante, una sfida, perché devo riuscire a coniugare l'estetica di un prodotto con la sua funzionalità. Quando ho disegnato la Mayday pensavo a un oggetto molto personale, semplice, in risposta alle esigenze della vita di ogni giorno: abbiamo bisogno di luce per molte nostre attività e mi sembrava utile una fonte di illuminazione mobile, trasportabile, adatta alla nostra vita che è sempre meno stabile. È un prodotto che ha avuto molto successo e dopo per me è stato difficile trovare un'idea davvero nuova o utile in questo ambito.
Qual è l'oggetto di design che ama di più realizzare o avere per sé?
Sono un indeciso, cambio idea spesso, anche sulla posizione in cui collocare un pezzo di arredamento. E poi non amo collezionare oggetti. Certo mi piacciono le cose belle, ma devono soprattutto essere importanti, come i tavoli. Un tavolo è un pezzo fondamentale, sia in casa, sia al lavoro, perché sopra si dispongono le proprie cose, si organizza la propria giornata. E poi attorno a un tavolo ci si siede per mangiare o conversare. È una vera e propria architettura autonoma, che insieme crea e organizza lo spazio.
I suoi prodotti sono semplici, caratterizzati da rigore formale e funzionalità, eppure sono anche originali, allegri, ironici. Come nasce l'idea per progetti che riescano a coniugare questi aspetti?
Credo che gli stimoli nuovi possano venire da qualunque oggetto o situazione, se uno davvero vuole essere ispirato. I miei lavori nascono da un costante confronto con gli altri, con persone e culture diverse. Amo viaggiare, sia come turista, sia per lavoro, e in particolare mi affascinano i Paesi dell'Est e del Medio Oriente, ma trovo banale, superficiale, viaggiare in cerca di ispirazione.
Lei ha lavorato in Gran Bretagna e dal 1991 ha il suo studio a Monaco di Baviera, in Germania. Quali differenze le sembra di cogliere tra il design nordico e quello italiano?
È difficile dirlo, perché qualunque risposta sarebbe insufficiente....mi sembra però che la diversità sia non tanto nel design quanto nella cultura del design. Nelle aziende italiane c'è più flessibilità, più apertura alle idee nuove e alla creatività.

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