la nuova generazione


Geometrie nordiche
per Philippe Bestenheider

Il giovane designer svizzero trapiantato in Italia progetta mobili a forma di fiocco di neve

di Giovanna Mancini


La sua ossessione sono le forme geometriche, i sistemi regolari che definiscono lo spazio e il rapporto tra gli oggetti all'interno di questo spazio. Forme che ricordano, ad esempio, la sagoma cristallina dei fiocchi di neve che lui, svizzero di origini e italiano di adozione, conosce bene. «Nel mio lavoro convivono due anime: il mondo freddo della geometria e il mondo caldo dell'espressione, racconta Philippe Bestenheider, 36 anni, che dice di aver trovato qui, a Milano e nel Nord Italia, il luogo in cui queste due anime possono entrambe esprimersi. Dopo una laurea in architettura al Politecnico di Zurigo, un master alla Domus Academy di Milano e cinque anni come collaboratore di Patricia Urquiola, Philippe ha deciso circa un anno fa di mettersi in proprio e aprire uno studio di design per conto suo a Crans-Montana, dove è nato, nel cantone Vallese.
Da allora fa su e giù tra i monti della Svizzera e Milano, per seguire i suoi progetti per aziende come Moroso, o per la Galleria Nilufar di via della Spiga, dove durante il Salone del Mobile è stata esposta la sua nuova poltroncina, Alice, prodotta in serie limitata (circa 15 pezzi) in alluminio anodizzato argento e oro. Per Moroso ha presentato invece al Salone la collezione di sedute Nanook, che prende il nome dal protagonista di un documentario sugli eschimesi del 1921 (uno tra i primi nella storia del cinema), dato che la forma dei mobili richiama ancora una volta il fiocco di neve, ma anche agli abiti delle popolazioni del Polo Nord. Alla base di tutto è però il progetto per la poltroncina disegnata per Nilufar: «Alice per me rappresenta davvero un catalogo formale – dice Philippe -. È stato come un esercizio di pensiero, l'idea di fondo da cui poi è nata, per un'evoluzione naturale, Nanook, pensata per una destinazione industriale» L'intuizione iniziale, spiega il giovane designer, arriva dalla natura, ma l'elaborazione è tutta razionale: «Pensavo all'effetto che fa sedersi sul ramo di un albero e sui suoi ramoscelli – racconta – elementi rigidi e insieme flessibili. Poi ho diviso un ripiano in tante parti che ho collegato a tre a tre». L'ispirazione, per Philippe, è data da qualunque cosa: «Adoro curiosare nei mercatini, in particolare quelli che si incontrano nei Paesi dell'Asia e dell'Africa, dove ho trovato oggetti di forme strane realizzati spesso con materiali poveri». Programmi per il futuro? Un viaggio a Tokyo («è il mio sogno») e la sfida su oggetti più piccoli, come componenti per la tavola, orologi o caffettiere.

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