Parla Juan-Carlos Torres, il Ceo della maison svizzera: «In futuro ampi margini di crescita sul mercato asiatico»
Tags: Cina, Hong Kong, Milano, Shanghai, Vacheron Constantin

«La crisi c'è, non è possibile nasconderla. Però due settimane fa un nostro affezionato cliente russo, un immobiliarista, ci ha ordinato un pezzo unico in platino, senza diamanti, che gli costerà un milione e 800mila euro. Da usare nelle grandi occasioni, ovviamente: tutti i giorni mette al polso il nostro Patrimony in platino, un'icona da 10mila euro».
Juan-Carlos Torres , 53 anni, è l'amministratore delegato della Vacheron Constantin. Nato a Barcellona, capelli neri, carnagione olivastra, poliglotta, appassionato pilota di quattro Porsche d'epoca, la sua storia professionale è da manuale della "gavetta": ha debuttato nel l'azienda della "croce di Malta" 29 anni fa come assistente contabile e ha scalato svariate posizioni intermedie, fino a essere nominato Ceo nel 2005. Anche la sua storia personale è straordinaria: quando aveva solo tre anni, è entrato da clandestino nella Confederazione elvetica al seguito del padre Carlos, falegname perseguitato dal regime franchista, e della madre Olga. Tempi bui, fortunatamente alle spalle. A Milano per l'inaugurazione della boutique Vacheron Constantin di via Verri, all'interno del flagship store Pisa, Torres ha raccontato al Sole 24 Ore il presente e il futuro dell'azienda.
Signor Torres, partiamo dalla crisi...
Dipende tutto dai mercati: per noi sono molto buoni Cina, dove siamo il marchio numero uno per notorietà nel l'alta orologeria, e Hong Kong. L'Asia pesa ormai per il 40% del fatturato.
E l'America?
Ha grossi problemi, così come il Medio Oriente, mentre i mercati europei tradizionali come Italia, Svizzera, Germania e Francia sostanzialmente tengono.
A breve termine che cosa vi attendete?
Un buon riscontro dalle vendite natalizie, che per il settore orologi sono sempre importanti. Ma da gennaio pensiamo che sarà di nuovo dura per tutti. La crisi mondiale è passata prima dalla finanza all'economia e ora dall'economia va verso il sociale. Non si sa quando finirà davvero.
Quali sono le vostre strategie in questo contesto?
Il marchio ha superato con successo la rivoluzione francese e quella industriale, la prima guerra mondiale e la crisi del '29, la seconda guerra mondiale e la crisi petrolifera. Ora il crack Lehman... Siamo focalizzati su un prodotto classico elegante, non abbiamo abbassato i prezzi e non abbiamo neppure realizzato prodotti ad hoc per la crisi, così come non avevamo fatto pezzi "pazzi" nel periodo di boom. Tutta la collezione ha un listino corretto, dal Patrimonie al pezzo unico che richiede mesi di lavorazione, anche se il core business è nella fascia tra 20mila e 50mila euro.
Avete aperto nuovi punti vendita?
Abbiamo 24 negozi nel mondo: abbiamo appena inaugurato questo spazio a Milano, che ha seguito Mosca e Hong Kong, dove siamo in una location suggestiva, la vecchia dogana del porto. Da quelle parti non abbiamo concorrenza nella nostra fascia di prezzo: i cinesi di Mainland entrano nel negozio di Hong Kong, dove ogni giorno si vendono 5-6 pezzi, un numero straordinario, scelgono tre orologi ciascuno e pagano cash.
Secondo Vontobel Equity Research, nell'esercizio 2008- 2009 il fatturato di Vacheron Constantin è di 210 milioni di euro: qual è la previsione per quello successivo?
Non confermo il dato dei ricavi, ma posso anticipare che, per la prima volta in 28 anni, ci sarà una piccola diminuzione a cifra singola. L'Asia sta crescendo a doppia cifra, ma alla stessa velocità sta purtroppo calando l'America. L'Europa è stabile e il Medio Oriente in discesa.
L'Asia quanto incide sul totale?
Siamo al 40% circa e potremmo fare di più, ma non abbiamo sufficiente capacità produttiva: dovremmo assumere altro personale oltre gli attuali 550 addetti e formarlo. Non va dimenticato che meno del 6% di ogni orologio è automatizzato, tutto il resto è spettacolare know how delle persone.
Come coccolate i clienti asiatici?
Attraverso cene private per una dozzina di invitati, spesso solo uomini, ad esempio nelle Twin Villas di Shanghai, in cui i nostri specialisti arrivano da Ginevra per raccontare tutti i segreti della storia del marchio e dei prodotti. Purtroppo non riusciamo ad accontentare tutti...
Perché?
Appunto perché non produciamo più di 17mila pezzi all'anno: pochi. Infatti in Cina abbiamo lunghe liste d'attesa.
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