L'Ad Mario Peserico presenta il nuovo modello: «Il segreto è fare prodotti unici»
Tags: Baselworld, Cina, Eberhard, Hong Kong, orologi, Stati Uniti

Una crescita sana e moderata e la difesa della propria indipendenza sono gli obiettivi perseguiti da Eberhard & Co., azienda specializzata nella produzione di orologi ad alto contenuto tecnico, che vanta una storia di 122 anni. L'unicità dei prodotti e lo stretto legame con la clientela e con i concessionari sono gli ingredienti della ricetta che ha consentito alla società non solamente di registrare rialzi del fatturato negli anni passati, ma di vantare una performance migliore del mercato nell'esercizio in corso. A spiegarlo è l'amministratore delegato di Eberhard, Mario Peserico, tra l'altro anche presidente di Assorologi. La società, nata nel 1887 nel Jura svizzero, è controllata da alcune famiglie elvetiche e dalla famiglia italiana Monti. L'azienda produce circa 15 mila orologi all'anno, che commercializza in una fascia di prezzo tra i 1.500 e i 5 mila euro per gli orologi in acciaio.
Come spiega il successo di Eberhard?
Il segreto è quello di fare prodotti unici e di evitare il rischio di proporre orologi simili a quelli dei competitor. Non avessimo sposato questa scelta, forse, saremmo stati fagocitati anni fa da un grande gruppo alla ricerca di marchi. Siamo inoltre molto attenti alla politica dei servizi forniti sia ai concessionari che ai privati. Mi spiego meglio: mentre il grande gruppo porta avanti regole uguali per tutti, noi siamo più flessibili e attenti alle esigenze delle nostre controparti. In questo momento di difficoltà economica, cerchiamo di essere più comprensivi anche nella richiesta della puntualità dei pagamenti da parte dei concessionari.
Dove siete presenti? Qual è il mercato più importante?
Siamo presenti in numerosi stati europei, in Middle Est e nel Far East. L'Italia, ad ogni modo, rimane il nostro paese di riferimento, dove realizziamo circa la metà del fatturato. In Europa i nostri mercati di punta sono la Germania e la Spagna. E quest'ultima ci ha dato soddisfazioni, nonostante sia tra le aree geografiche più colpite dalla crisi.
State studiando l'ingresso in nuovi mercati?
Stiamo valutando l'apertura di una filiale diretta negli Stati Uniti. Per adesso è solamente un'idea, ma chissà che non si realizzi nel 2010. Stiamo inoltre studiando partnership con partner locali in Cina e a Hong Kong.
Previsioni per i conti 2009?
Contiamo di chiudere il 2009 con un fatturato Italia in linea con quello del 2008, quando il giro d'affari si era attestato a 14 milioni di euro. D'altra parte mai come in questo momento si naviga a vista: gli ordini vengono fatti mese dopo mese, a secondo della performance della rete vendita. Per altro abbiamo dinnanzi a noi un periodo cruciale, quello che ci separa dalla fine dell'anno.
Avete risentito della crisi?
Nel 2009 l'impatto della crisi sui nostri conti non sarà pesante come per il mercato globale. Per sfidare il momento di congiuntura abbiamo proposto modelli di fascia media alta a prezzi un po' più contenuti rispetto ai nostri standard. Abbiamo preso tale decisione nel giugno 2008, non appena abbiamo assistito a un calo del sell out. Lo scorso settembre, ad esempio, abbiamo lanciato la Tazio Nuvolari Grand Prix Edition Limité a 2.800 euro a pezzo. Cerchiamo inoltre di tenere sotto controllo i costi, ma senza risparmiare sulla qualità del prodotto.
Progetti per il futuro?
Siamo molto attenti alla collezione: alla fiera Baselworld 2010 (che si terrà nel prossimo aprile, ndr) presenteremo nuovi prodotti, ma si tratterà di rivisitazioni di quelli esistenti, visto che per adesso non intendiamo ampliare la gamma. Abbiamo inoltre di recente lanciato la linea donna, che sarà in vendita tra fine novembre e inizio dicembre. Anche in tal caso abbiamo puntato a realizzare orologi che vantano una evoluzione tecnica sostanziale ed elementi di unicità. I prezzi oscillano dai 2mila ai 6mila euro.
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