letteratura

Sfogliando le pagine che custodiscono il tempo

Dalla "Recerche" di Proust a "Caos Calmo": gli scrittori a confronto con le lancette che girano

di Giovanna Mancini

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4.2
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Si potrebbe dire, per paradosso, che quasi ogni romanzo, ogni libro, parla del tempo. Perché ciascuna storia si snoda in un tempo, compresso o dilatato all'infinito. Dai Cento anni di solitudine che Gabriel García Márquez descrive nel suo più celebre e magico libro, alla lunghissima giornata che in 200 pagine mina le certezze borghesi della Signora Dalloway (Virginia Woolf). Fino alla celeberrima Ricerca del tempo perduto (e poi ritrovato) di Marcel Proust, forse uno dei libri più citati e meno letti della storia della letteratura mondiale.
Il tempo, per gli scrittori, è un'ossessione, tanto come categoria narrativa, quanto come categoria esistenziale. Ovvero quel tempo lineare che nell'immaginario collettivo trascorre inesorabile e consuma ogni cosa, la giovinezza, le passioni, la voglia di cambiare il mondo.
Guarda caso, sono pochi gli autori che ci hanno allietati con storie serene di anziani resi saggi e felici dagli anni o di sogni che si realizzano dopo una lunga attesa. Uno per tutti, citiamo ancora il colombiano Marquez, che nell'Amore ai tempi del colera ci concede una storia che per il lieto fine ha dovuto attendere 51 anni, nove mesi e quattro giorni.
Molta più linfa alla letteratura è arrivata però dal tormento per il tempo che passa e sfugge. Chi più angosciato del giovane Dorian Gray, nato dalla penna di Oscar Wilde, che pur di fermare il tempo e la bellezza sul proprio corpo arriva a patti con il diavolo?
Talvolta invece il tempo si ferma e ci sorprende in un momento della tua vita, segnando un punto di svolta e rottura con il passato. Accade al protagonista di Caos calmo, il libro di Sandro Veronesi da cui è tratto l'omonimo film di Antonello Grimaldi, interpretato da Nanni Moretti. Un uomo di 50 anni, all'apice della carriera, dopo la morte della moglie decide improvvisamente di fermarsi – letteralmente - e sedersi ogni giorno su una panchina di fronte alla scuola della figlia, aspettandola all'uscita.
La svolta di cui parliamo arriva spesso attorno ai 40 anni, come succede alle quattro donne che compongono il celebre Atlante di geografia umana della spagnola Almudena Grandes. Rosa, una di loro, si chiede in continuazione dove siano finiti gli ultimi dieci anni...si volta a cercarli e non li trova.

Ma il tempo è anche il tempo della finzione narrativa, che da Aristotele in poi ha tolto il sonno a intere generazioni di autori (non solo teatrali) e che ha dato alla storia della letteratura mondiale alcuni tra i suoi capolavori più grandi. A cominciare proprio dalla celeberrima Recherche di Proust, in cui la parola "tempo" compare non solo nel titolo, ma anche nell'incipit e nella chiusa dell'opera ("Longtemps"... "dans le temps"), segnando una sorta di percorso circolare in cui inizio e fine coincidono.
E un circolo chiuso è anche quello ideato dall'inglese Jonathan Coe nel libro omonimo che riprende e conclude, a tre anni di distanza, uno dei suoi romanzi più famosi, La banda dei brocchi: quest'ultimo si apre con una scena ambientata a Berlino nel 2003, esattamente dove e quando si conclude l'altro libro. In mezzo, trent'anni di storia inglese vissuti dai quattro protagonisti che, da ragazzini, diventano adulti.
Il Novecento ha segnato del resto, in letteratura, la rottura con la visione lineare del tempo: da Virginia Woolf a James Joyce, da Proust a Svevo, molti scrittori hanno scoperto e raccontato un tempo interiore, soggettivo, che non segue quello cronologico. In anni più recenti, un esperimento interessante è quello realizzato dalla tedesca Christa Wolf in Trama d'infanzia, dove si intrecciano tre piani temporali diversi, quello contemporaneo della narrazione, quello lontano dell'infanzia, e quello intermedio, che è tanto ricordo quanto recupero di una memoria ancora più indietro nel tempo. Un simile approccio è quello di John Banville ne Il mare dove presente, passato prossimo e passato remoto si confondono continuamente nella narrazione. Infine, almeno un cenno facciamo al Signor Mani, dell'israeliano Abraham B. Yehoshua, che al tempo progressivo oppone un tempo regressivo, raccontando la storia di una famiglia e della popolazione ebraica a ritroso nel tempo, dal 1982 al 1848.

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