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Qualsiasi genitore sa che i bambini amano sentir leggere le favole con un ritmo dolce e sinuoso. Io però solitamente ero troppo veloce, troppo frenetico, troppo affannato per rallentare quando mi trovavo alle prese con Esopo o Hans Christian Andersen. Sfrecciavo sulla Sirenetta, saltando qua una riga, là un paragrafo, certe volte una pagina intera. Quando leggevo Biancaneve, a volte nella fiaba rimanevano solo tre nani. «Che fine ha fatto Brontolo?», piagnucolava mio figlio. Andavo talmente di fretta che a un certo punto avevo pensato di acquistare un libro intitolato «Favole della buonanotte in un minuto»: Biancaneve in 60 secondi. È stato a quel punto che è suonato il campanello di allarme. Grazie al cielo, non ho mai comprato le favole da un minuto. Anzi, ho cominciato a studiare la possibilità di rallentare la corsa in un mondo drogato di velocità. E ho scoperto che proprio dall'altra parte del pianeta ci sono persone che stanno cercando modi per tirare il freno senza dover mollare la carriera ed entrare in una comune. Abbiamo bisogno più che mai di una rivoluzione «slow». Di questi tempi, molti di noi sono prigionieri della velocità. Lavoriamo velocemente, parliamo velocemente, pensiamo velocemente, mangiamo velocemente, giochiamo velocemente. Facciamo addirittura l'amore di corsa. Una rivista maschile britannica recentemente sfoggiava questo titolo: «Portarla all'orgasmo in 30 secondi!». Ma vivere a cento all'ora comporta un prezzo. Dormiamo per notte 90 minuti in meno di quanto dormivamo un secolo fa, e i malanni legati allo stress sono in crescita vertiginosa. La gente va in tilt a età sempre più giovani. Al lavoro spesso facciamo le cose rapidamente invece di farle bene. E chi ha più tempo per la famiglia e gli amici? Nella nostra fretta, fatichiamo a rilassarci, a ricavare piacere dalle cose, a goderci l'attimo. La soluzione è semplice: rallentare un po'.
Si pensi al lavoro. In gran parte d'Europa, la riduzione dell'orario di lavoro ha creato una qualità di vita che gli americani affamati di vacanze possono solo sognarsela. Perfino nel Giappone dei workaholic, il governo ora esorta le aziende a garantire al personale più tempo libero. Le iscrizioni allo Sloth Club, che gestisce un locale di relax a Tokyo, sono in forte aumento. Lavorare meno può significare anche lavorare in modo più efficiente. Spesso irrisi alla stregua di indolenti fannulloni drogati di vacanze, i francesi hanno una produttività oraria fra le più alte del mondo. Norvegia, Finlandia, Danimarca e Svezia hanno tutte quante orari di lavoro relativamente brevi, e nonostante questo le loro economie sono estremamente competitive. Aziende importanti hanno fiutato il vento. La Sas, un colosso del software americano, combina una settimana lavorativa alla francese, di 35 ore, con generosi benefit dal punto di vista delle ferie. Il risultato: profitti solidi e un posto regolare nella top ten di Fortune sulle migliori società per cui lavorare. Per incoraggiare i dipendenti a prendersi una vacanza, la PriceWaterhouseCoopers, la società di revisione, ora chiude i suoi uffici in America per tre settimane all'anno. Rallentare sul lavoro può rivelarsi anche redditizio. Le ricerche dimostrano che pause regolari durante la giornata lavorativa rendono i dipendenti più vivaci e creativi. Il rilassamento aiuta il cervello a passare a una modalità di pensiero più prolifica e ricca di sfumature. È per questo che le idee migliori di solito non ci vengono in mezzo a una riunione frenetica, o nello sprint finale per riuscire a rispettare una scadenza; ci vengono quando stacchiamo la spina, sdraiati a prendere il sole in spiaggia, immersi nella vasca da bagno, a passeggio nel parco mangiando un panino. Gli psicologi lo chiamano «pensiero lento».
Per mettere in moto i fluidi creativi, sempre più società stanno mettendo a disposizione dei dipendenti posti tranquilli dove rilassarsi, praticare lo yoga o perfino schiacciare un sonnellino. Altre aziende stanno introducendo i limiti di velocità sull'autostrada dell'informazione. La Veritas, un peso massimo dell'industria del software in California, ha introdotto le giornate senza posta elettronica. Un alto dirigente della Ibm ora firma ogni mail con questo slogan: «Leggete la mail solo due volte al giorno. Riprendetevi il tempo per vivere, ricominciate a sognare. Entrate nel movimento slow email!». E stiamo parlando dell'Ibm, non di una cooperativa di aromaterapia. Anche in ambiti diversi dal luogo di lavoro, c'è molta gente che sta adottando un approccio più lento al cibo, e il risultato è che si mangia meglio. Si pensi all'ascesa dei «mercati contadini» e delle lezioni di cucina, o alla rinascita di pane, formaggio e birra fatti in casa. Il movimento Slow Food, nato in Italia in contrapposizione a tutto ciò che è il fast food rappresenta, ora conta 80mila soci in 50 Paesi diversi. Rallentare può fare meraviglie anche sotto le lenzuola. Ridevamo tutti quando Sting vaneggiava dei suoi amoreggiamenti tantrici prolungantisi per ore, ma adesso coppie di tutto il mondo accorrono ai seminari dove si insegna l'arte del sesso senza fretta. L'Italia vanta anche un movimento Slow Sex.
Altri milioni di individui sintonizzano corpo e mente con esercizi fisici più lenti (pensiamo allo yoga, al tai chi e al sollevamento pesi SuperSlow) e a forme più lente di medicina (pensiamo al Reiki, all'agopuntura e all'erboristeria). Si assiste a un crescente rigetto anche verso la tendenza a sovraccaricare i bambini. I bambini hanno bisogno di tempo libero non programmato per ricaricare le batterie, per imparare a pensare in modo creativo e a socializzare. In tutto il Nordamerica ora ci sono città che organizzano giorni ufficiali di rallentamento, in cui sono annullate tutte le attività extrascolastiche e i compiti a casa per dare ai bambini un po' di tempo per rilassarsi, giocare, ciondolare: per essere bambini, insomma. La Cargilfield, una scuola privata scozzese, ha migliorato il rendimento degli alunni agli esami vietando i compiti a casa per i bambini fino ai 13 anni. Per inviare il messaggio che fare meno vuol dire fare di più, il Massachusetts Institute of Technology ha ridotto la sezione dedicata alle attività extrascolastiche nel suo modulo per la domanda di iscrizione. L'università ha detto ai genitori che oziare e fantasticare poteva essere proficuo per i loro figli. Sulla stessa linea di tendenza, Harvard ha cominciato a inviare a tutti gli iscritti del primo anno una lettera in cui si decantano le virtù del faticare meno e rilassarsi di più. Il titolo della lettera è: «Rallenta».
Certo, questa storia della decelerazione rischia anche di spingersi troppo in là. Non sempre più piano vuol dire più bello. Troppa lentezza può essere negativa quanto la troppa velocità. Quello che ci serve davvero è equilibrio, e questo significa capire che a volte è un bene andare veloci, ma a volte è un bene anche andare lenti. Che il modo migliore di impiegare il tempo non è attraversarlo all'impazzata, infilando sempre più cose in ogni ora, minuto e secondo, ma fare meno cose e quindi farle meglio e godersele di più. Essere slow significa anteporre la qualità alla quantità in tutto quello che facciamo. Entrare in contatto con la tartaruga dentro di me mi ha fatto diventare più rilassato, più dinamico e più creativo. Mi sento anche più vicino ai miei amici e ai miei familiari, e meglio in grado di godermi ogni momento della giornata. Le favole della buonanotte sono sicuramente molto più divertenti quando non le leggi a tutta birra.
* Carl Honoré è un giornalista canadese. Collaboratore dell'Economist e di altri quotidiani statunitensi e britannici, è autore del best seller "In Praise of Slow", pubblicato in Italia con il titolo "... E vinse la tartaruga. Elogio della lentezza: rallentare per vivere meglio" (Sonzogno). Il suo nuovo libro "Under Pressure", è un'analisi sull'infanzia iper-velocizzata di oggi. Honoré vive e lavora a Londra con sua moglie e i loro due bambini.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
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