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Nel 2007 l'utile netto del gruppo Swatch ha superato per la prima volta il miliardo di franchi svizzeri (+18% rispetto al 2006) e il fatturato ha sfiorato i sei miliardi. Sul 2008 pesano le incognite congiunturali, ma l'azienda (e molti analisti del settore) resta fiduciosa. Questo è un anno importante anche per un altro motivo: il marchio Swatch compie 25 anni e, dice Laura Burdese, country manager per l'Italia del gruppo svizzero, «a volte siamo i primi a stupirci della lunghissima strada che abbiamo percorso in così poco tempo. E poi non sono molte le rivoluzioni che durano un quarto di secolo!»
Archiviato il 2007 con risultati da record, quali sono le prospettive per il 2008?
Tutti gli indicatori di bilancio, dal fatturato lordo a quello netto, dall'utile operativo a quello netto, sono cresciuti a due cifre e per il 2008 prevediamo un andamento molto simile, nonostante la situazione economica mondiale presenti alcune difficoltà. Credo che la nostra forza stia nella diversificazione sia del portafoglio marchi sia di quello dei mercati e nella forza della distribuzione: in quasi tutti i Paesi siamo presenti con filiali nostre e stiamo ampliando anche il retail a gestione diretta, con negozi monomarca e multimarca.
La debolezza del dollaro vi ha penalizzati?
Nel bilancio abbiamo calcolato un "effetto cambio" positivo: l'incidenza valutaria è stata dello 0,3%: questo perché la debolezza del dollaro e dello yen è stata compensata dall'euro. È uno degli effetti positivi della diversificazione del portafoglio mercati di cui parlavo prima.
Il vostro gruppo è nato con il marchio Swatch ma oggi è presente in tutti i segmenti, compresa l'alta e altissima gamma, con marchi come Breguet, Glashütte, Blancplain. Quali sono le fasce di prodotto più colpite da un rallentamento dell'economia?
Si dice spesso, quasi fosse un assioma su cui non si può discutere, che il lusso sia "acongiunturale". Credo che in parte questo sia vero, ma penso anche che negli ultimi anni sia emerso un altro fattore ed è la fiducia nel brand come valore aggiunto, come fattore che fa la differenza nei momenti difficili e che influenza ogni tipo di consumatore, indipendentemente dalla capacità di spesa e dalla congiuntura economica. Quando c'è un rallentamento, se non addirittura una recessione, la cosa più importante è che i clienti abbiamo la sensazione di spendere bene i loro soldi, che siano i 50 euro per uno Swatch o le decine di migliaia per un orologio di lusso.
Lei è entrata in Swatch Group nel 1999. Come viene percepito il mercato italiano dai vertici del gruppo?
L'Italia è strategica per molti motivi, a partire dal fatturato. E poi è un Paese di grandi conoscitori di orologi e, cosa per noi molto importante, di collezionisti. Non a caso, ad esempio, stiamo cercando la location adatta per aprire la prima boutique italiana di Breguet, dopo quella di Parigi, inaugurata nello scorso giugno in Place Vendôme.
Nel 2008 il marchio Swatch compie 25 anni, avete in programma particolari festeggiamenti?
Swatch è stato una piccola grande rivoluzione: è un brand che ha fatto moltissimo per ridare vita all'immagine dell'orologeria svizzera e per ridarle slancio dal punto di vista economico. Ma forse l'aspetto più importante è culturale: ancora oggi ci sono persone che studiano il fenomeno Swatch dal punto di vista sociologico e dei costumi. Credo che il primo a esserne felice sia Nick Hayek senior (l'inventore degli Swatch, attuale chairman del gruppo, ndr). Ha sempre detto che la forza degli Swatch è che sono orologi per tutti. A volte comunque siamo i primi a stupirci di alcuni fenomeni: sappiamo ad esempio che ci sono persone che possiedono esemplari preziosissimi di Omega o Breguet. E che, quando scelgono di non indossarli, come alternativa usano uno Swatch.
Quanti modelli sfornate ogni anno?
Circa 200. Oltre alle due collezioni più importanti, per la primavera-estate e per l'autunno-inverno, abbiamo modelli ad hoc per occasione come la Festa della mamma e le sport collection, pensate per un pubblico più giovane, che pratica sport all'aria aperta. Quest'anno abbiamo inoltre modelli dedicati alle Olimpiadi, anche se a Pechino sarà soprattutto Omega il protagonista, official timekeeper dei Giochi Olimpici a partire da Torino 2006.
giulia.crivelli@ilsole24ore.com
www.swatchgroup.com
Dallo speciale "Orologi&gioielli" del Sole-24Ore del 1 aprile 2008
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