No a cronografi o complicazioni, sì a metalli preziosi e pezzi vintage: in nome del "less is more"
Tags: oro, orologio, Piaget, Vacheron Constantin

Che sia una cena di gala o il veglione di San Silvestro poco importa. Se l'invito specifica "back tie", è d'obbligo lo smoking (o tuxedo, come dicono gli americani). Un look da curare nei minimi particolari, accessori compresi, senza fare errori – perché il più piccolo abbinamento sbagliato equivale a una caduta di stile.
A cominciare dall'orologio. In passato, nel dress code formale non era proprio previsto: guardare l'ora veniva inteso come un gesto di impazienza o di noia, e indossarlo era una mancanza di rispetto verso l'ospite. Mentre oggi è accettato anche dal più rigido arbiter elegantiarum: certo, nel caso l'abito comprenda il gilet, i tradizionalisti prediligono ancora un esemplare da tasca; ma quando si porta la fascia in vita, è inevitabile ricorrere a un modello da polso, purché abbia caratteristiche ben precise. Da dimenticare gli sportivi, anche se firmati dalle maison più blasonate: niente cronografi (più adatti a una corsa in auto che a una serata in società), né subacquei (nemmeno se si va a un pool party). E da evitare sono pure i complicati: troppo tecnici, catalizzano l'attenzione e sono fisicamente ingombranti (le tante funzioni incidono sullo spessore del movimento, e quindi della cassa).
Mai come in questo caso vale la regola del "less is more": l'orologio per lo smoking deve essere essenziale, discreto, e ovviamente elegante. In una parola: classico. L'ideale è un ultrapiatto, che si nasconde sotto il polsino della camicia senza far difetto, allude alla propria cultura orologiera ed è molto, molto chic. Proprio perché deve avere dimensioni sottilissime, non può che essere un "solo tempo", riportare cioè le sole indicazioni di ore e minuti (la presenza dei piccoli secondi non è un elemento di disturbo, ma fa arricciare il naso ai Lord Brummel dei nostri giorni). Di rigore il bianco e il nero, con l'unica eccezione del blu midnight, purché si osi questa cromia anche per lo smoking. Per la cassa sono quindi d'obbligo i metalli più algidi, coordinati agli indispensabili gemelli: esclusivamente oro bianco e platino – niente acciaio perché troppo comune, né oro giallo o rosa, troppo vistosi (l'attuale tendenza di privilegiare l'oro rosa o rosso per gli ultrapiatti, seguita da molte case, purtroppo fa escludere a priori esemplari altrimenti perfetti…). Vietati in assoluto i bracciali: sono ammessi solo i cinturini nei pellami più pregiati, coccodrillo e alligatore soprattutto, ovviamente neri o al limite blu.
Sono orologi, insomma, dall'estetica senza tempo. Molto simili agli esemplari anni Cinquanta o Sessanta, epoca d'oro per gli ultrapiatti: del resto, l'occasione si presta per sfoggiare un pezzo vintage, ereditato magari dal padre o dal nonno (a patto di averlo prima portato a fare una completa revisione). Se invece non si ha la fortuna di averlo in casa, non resta che acquistarne uno di produzione contemporanea (oltretutto più affidabile). Consapevoli, tuttavia, che la scelta non è poi molto vasta: soltanto le manifatture più prestigiose presentano gli ultrasottili in catalogo. La costruzione di calibri extrapiatti implica infatti una miniaturizzazione dei componenti spinta agli estremi, e la difficoltà di realizzazione li rende a tutti gli effetti paragonabili ai complicati: che si tratti di movimenti meccanici a carica manuale oppure automatica, in genere hanno uno spessore di 2 millimetri, 2 millimetri e mezzo. A volte sono movimenti nati decenni fa, ma perfezionati di continuo alla luce dei progressi di tecnologie e materiali, e sono sempre minuziosamente rifiniti e decorati, anche quando restano celati agli sguardi. Due maison, in particolare, nel tempo si sono specializzate nella loro creazione: Vacheron Constantin e Piaget. Con modelli che, tuttora, ne riflettono l'archetipo.
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