Le montres à secret sono così preziose che le maison spesso ne tengono nascosto anche il prezzo
Tags: Cartier, Chanel, diamanti, Harry Winston, oro, Piaget, platino, Svizzera, Vacheron Constantin, Van Cleef & Arpels, Zannetti

Sembrano semplicemente dei bracciali sontuosi, tempestati di pietre preziose. In realtà sono orologi-gioiello: basta una piccola pressione su un punto particolare della cassa, per far scattare il meccanismo di apertura e mostrare le lancette. E proprio perché nascondono agli sguardi la loro vera funzione, si chiamano "montres à secret" (orologi "a segreto").
Si dice siano stati inventati per una questione di bon ton, quando il galateo imponeva alle signore in abito da sera di non indossare orologi, che venivano perciò camuffati in gioielli. Ma se è vero che erano in voga soprattutto fra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento, è altrettanto vero che hanno origini antiche. È di questo tipo infatti uno dei primi esemplari da polso conosciuti – datato 1813 ed esposto in Svizzera, al Museo dell'orologeria di Le Locle: in oro e smalti, ha le maglie del bracciale formate da serpenti e il quadrante chiuso da un coperchio (il che conferma da un lato che i modelli da polso sono nati per le donne, dall'altro l'importanza dell'aspetto ornamentale nella storia dell'orologeria femminile).
Pur con una produzione circoscritta ed élitaria, le montres à secret sono insomma un classico: un must con cui tuttora si cimentano le Case più blasonate, soprattutto quelle con una più marcata vocazione alla gioielleria, per dar prova di creatività e savoir-faire. Realizzati esclusivamente in oro o in platino, incastonati con alte carature di diamanti e gemme di colore, gli esemplari contemporanei hanno in genere forme insolite e originali. Spesso d'impostazione naturalistica: fiori e animali sono i soggetti più diffusi, e si possono intendere come romantico, ironico o stravagante omaggio alla femminilità. Emblematico il modello Makis di Van Cleef & Arpels, in cui alcuni lemuri si arrampicano attorno una vistosa corolla; o lo Cheval di Cartier, onirica riproduzione in 3D di una testa equina. Altre volte si richiamano al passato o alle icone della maison: come nel caso di un altro orologio-gioiello di Cartier, il Plume, con evidenti suggestioni dall'India; del Camélia Brodé di Chanel, che rielabora in un ricamo il fiore prediletto da Mademoiselle Coco; o ancora del Rana Scrigno di Zannetti, che riprende uno dei temi più cari al designer romano. E si rifanno di frequente anche alle tradizioni tipiche della gioielleria, come la trasformabilità o la dedica: il Rosebud di Harry Winston, per esempio, si sgancia dal cinturino per diventare il ciondolo di una collana, mentre il Love Letter di Piaget permette di incidere sul battente interno della busta un messaggio personalizzato.
Riguardo alla meccanica, tuttavia, va sottolineato che la cassa di solito ha dimensioni talmente ridotte da consentire solo l'adozione di un movimento al quarzo. Con le debite eccezioni, da parte di manifatture orologiere doc: come Vacheron Constantin, che inserisce un piccolo e sottile movimento a carica manuale nel Kalla Haute Couture à Pampilles, caratterizzato dall'esclusivo taglio a fiamma dei diamanti. Una scelta che ne aumenta il valore, non solo in senso economico: un orologio meccanico si può tramandare per generazioni, un quarzo no.
A proposito di valore, è ovvio che le montres à secret sono destinate a poche fortunate: pezzi unici, tutt'al più replicati in edizioni limitatissime, a volte raggiungono cifre da capogiro (per questo le maison produttrici non ne comunicano il prezzo). Creazioni così preziose, per noi comuni mortali restano un sogno. Abbiamo solo la possibilità di guardarle: lustrarsi gli occhi, tanto, non costa nulla.
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