Dopo un anno metaforicamente grigio un'esplosione cacofonica di colori può essere molto efficace. Da scongiurare, però, l'effetto wannabe
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Ecco, è arrivata: la fine esatta dell'anno, il momento di darsi alla pazza gioia, di eccedere, di tirare un calcio a tutto il marcio e far due somme, per riderci sopra. Facciamolo, in libertà assoluta, senza schemi e senza regole, senza però diventare gli zimbelli della serata; o magari diventiamolo pure, ma con consapevolezza – la differenza è tutta lì, perché l'errore deliberato non è mai tale, piuttosto è segno infingardo di stile. Il tono del vestimento, naturalmente, dipende dal tipo di festa, dal gusto personale e da quanta speranza si ripone nello scoccare della mezzanotte: dopo un anno metaforicamente grigio, per esempio, un'esplosione cacofonica di colori può essere più efficace di una tabula rasa, o di una sbronza.
L'importante è evitare l'effetto wannabe, o il carnevale; se tuxedo deve essere, che sia impeccabile; se è serata in lungo, che sia solenne, non genere telenovela; se l'oro è il nuovo nero, così sia, ballando il charleston fino all'alba. Per gli uomini, invece, un salutare giro di vite. Il diktat, perdonateci, è marziale: che l'abito sia nero, la camicia bianca e la cravatta nera. Punto e basta. Ottima la giacca di velluto. Lo smoking solo se richiesto e il rosso, per chi proprio è scaramantico, lontano dagli occhi. Voilà.
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