intervista

Rodolfo Dordoni: «Il mio lusso sobrio e insolito»

Che siano grandi magazzini o brasserie, il designer milanese ama i luoghi «dall'eleganza spontanea»

di Giovanna Mancini

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2.7
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Tags: Rodolfo Dordoni, designer, Londra, Milano, Parigi, New York



«Quello che aiuta, nel nostro lavoro, è una lettura singolare degli oggetti. Per me un oggetto di lusso, esclusivo, deve essere sobrio e solido, senza fronzoli né orpelli. Come un Rolex o una Porsche, anche se non sono appassionato di auto né di orologi, se non come oggetti di design».
Non ama lo sfarzo, Rodolfo Dordoni, 53 anni, né i luoghi o gli oggetti alla moda. Architetto e designer milanese, creatore di collezioni eleganti ed essenziali per marchi dell'arredamento tra i più noti del made in Italy, preferisce i prodotti inconsueti, che stimolino la sua creatività.

Dove va per scovare regali originali oppure acquistare qualcosa per sé?
Mi piacciono i posti dove posso trovare oggetti della quotidianità di cui da solo non avrei colto la bellezza o il valore, ma che qualcuno ha selezionato per me: in questi casi i proprietari sono collezionisti prima ancora che negozianti. Penso a Trumper, a Londra, che vende prodotti di cosmetica da uomo, oppure Lorenzi, a Milano, che propone oggetti insoliti e curiosi per la casa.

E in quali Paesi riesce a trovare più spesso proposte di questo tipo?
A Parigi soprattutto. Qui il lusso non si deve cercare, ma si scopre inaspettatamente. Non è tanto il livello dell'offerta a essere esclusivo, quanto la cura e l'attenzione dei parigini nel mettere assieme le cose. È come se avessero un'eleganza spontanea, invidiabile e affascinante.

C'è qualche albergo o ristorante che preferisce, a Parigi?
Di solito sono ospite in casa di amici, perché sono saturo di "design-hotel" o "boutique-hotel"...tutti luoghi riconoscibili, scenografici, esuberanti che finiscono per sembrare costruiti. Mi piace di più vivere la città nella sua dimensione quotidiana, girare per i quartieri. E lo stesso vale per il cibo: la mia meta preferita è la Grande Epicerie, un grande magazzino alimentare con prodotti di altissimo livello ma a prezzi accessibili.

Anche in fatto di cibo preferisce la sobrietà?
Vado nei luoghi che mi danno serenità, non dove si va per farsi vedere ed essere alla moda. Mi attira l'originalità, quella delle piccole brasserie, di Chez Omar, dove fanno un cous cous meraviglioso, oppure di Chez Paul, nel Marais, dove fanno il migliore foie gras di Parigi.

E per l'abbigliamento o gli accessori?
Chi mi conosce mi prende in giro perché indosso sempre T-shirt. Quando sono a New York il mio negozio di riferimento è Old Navy, che ha le mie magliette preferite. Per le scarpe, invece, mi piace Lobb, a Londra.

Ma c'è qualcosa che le piace comperare per il puro gusto di acquistarla?
Adoro curiosare nelle gallerie d'arte, soprattutto contemporanea. Credo che Chelsea, a New York, sia il posto oggi più interessante. Parigi ha una proposta più selettiva, più storica, non ha il fermento di Chelsea, dove magari si trovano anche cianfrusaglie, ma è più facile scovare nuove tendenze, segnali e persino qualcosa di unico, di artisti giovani oppure già famosi.

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