intervista

James Spithill: «Amo le gare difficili. Se no che gusto c'è?»

Il timoniere di Oracle Team Usa, alle prese con le AC45 World Series della Coppa America a Venezia, si racconta. Tra l'amore per le sfide e la passione per il Lago di Garda

di Marta Casadei

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Tags: James Spithill, Oracle, Australia, Coppa America, Venezia, sport


Sessantasette: la misura dell'abilità di James Spithill, 33 anni, skipper di una delle imbarcazioni Oracle che gareggiano in questi giorni nelle AC45 World Series della Coppa America, è data dai punti con cui l'australiano e il suo team al momento guidano la classifica.
La forza di Jimmy, così lo chiamano fan e amici, sta però nella grande passione che nutre per uno sport, la vela, che è parte integrante della sua vita: la sua storia parte dall'Australia, da un amore per la boxe – il primo sport che l'ha appassionato – e da una barca utilizzata per muoversi liberamente da un posto all'altro, anche per raggiungere gli allenamenti di pugilato. Il resto, sono più che altro record: Jimmy è il più giovane timoniere a gareggiare in Coppa America – era il 2000 e lui guidava il team Young Australia -, ma anche il più giovane vincitore della stessa competizione, dieci anni dopo, con BMW Oracle Racing, oggi Oracle Team Usa.
A Venezia, che ospita fino a domenica la penultima tappa del circuito World Series 2011/12, Spithill, soprannominato anche "James the Pitbull" per la sua tecnica aggressiva in mare, è una vera e propria star, con tanto di t-shirt – nata da uno scherzo – che recita "I love Jimmy". Lui, però, mette subito in chiaro le cose: nella vela ciò che conta non è il singolo.

Mr Spithill, quali sono le caratteristiche che non possono mancare a uno skipper?
Le persone che gli stanno accanto, non ho dubbi. Il team è fondamentale: è decisiva la sinergia con la squadra a bordo – per i catamarani che gareggiano a Venezia l'equipaggio è di cinque persone, ndr -, ma anche quella con i tecnici. Io da questo punto di vista sono davvero molto fortunato. Mi lasci dire una cosa, però: è un peccato che il riconoscimento vada solo agli skipper.
Nel 2010 è stato il più giovane timoniere a vincere l'America's Cup, oggi è in testa alla classifica del circuito 2011/12: sembra essere cambiato poco...
In realtà la barca diversa, tecnologicamente molto avanzata e anche molto veloce. I team in gara sono molto preparati: Emirates Team New Zealand, ma anche Luna Rossa. Questi ultimi si stanno allenando molto duramente.
Venezia è una tappa difficile?
Sì, è una delle più insidiose. C'è molto vento, tanto per iniziare. Io non mi faccio intimidire però: mi piace farmi spingere a fare qualcosa di complicato e amo motivare la mia squadra, quando possibile, portandola a superarsi. Se le gare fossero facili, che gusto ci sarebbe?
Di lei dicono che sia un impavido. Allora è vero.
Diciamo che amo molto le sfide: sono il sale della competizione, ma anche una parte importante della mia vita. Personalmente sto vivendo il sogno che avevo da bambino: adoro svegliarmi la mattina e andare a navigare, gareggiare.
La vela è rimasta una sua passione o è diventata più che altro una professione?
Rimane una fortissima passione. Posso prendermi un giorno libero dal lavoro, certo, ma questo non significa quasi mai prendermi un giorno libero dalla vela.
Qual è il suo luogo preferito per una giornata di relax, in barca a vela, ovviamente?
Adoro il Lago di Garda: è un posto tranquillo dove si può uscire in barca la mattina, poi concedersi un bel pranzo, mangiando delle pietanze davvero ottime. Nel pomeriggio, poi, si può fare una nuotata. O uscire di nuovo in barca. L'Italia mi piace tantissimo: è uno dei posti in cui mi sono sempre sentito a mio agio, sia in vacanza sia per lavoro. Per me è come una seconda casa.
Lo sponsor del suo team – e della Coppa America - è Puma: quali valori pensa di avere in comune con questo brand?
Puma è un marchio che apprezzo molto: i prodotti sono davvero cool, mi piace indossarli. Quello che ci accomuna, insieme alla volontà di puntare sempre più in alto, è secondo me l'innovazione: fondamentale sia nell'abbigliamento sportivo, sia in una disciplina come la vela.
E se non avesse fatto il velista, quale sport avrebbe scelto?
Faccio un sacco di sport: mi piacciono il tennis, il rugby. Senza dubbio avrei scelto un altro sport di squadra: da solo non sei niente, il supporto che ti viene dato dagli altri è la tua forza.

(photo credit: Oracle Team Usa)

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