Due ruote

Tutto metallo e niente fronzoli per le moto Borile

Modelli leggerissimi e artigianali, e una linea di abbigliamento per centauri, segnano il nuovo corso dell'azienda veneta

di Irene Saderini

Rating:
3.7
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Tags: moto, Padova, Borile, Suzuki


«La moto mi è entrata subito nel cuore. Una moto tutta metallo e niente fronzoli. Voglio provare a realizzare un'emozione, che rimanga nel cuore quando la guardo e la sento in moto e quando la gente la sentirà passare, sarà costretta a girarsi per guardarla brillare stupita», dice Umberto Borile, guidato dalla passione e dall'estro, uno degli ultimi artisti della moto "pura" come la intende lui, ovvero nuda, leggerissima e costruita a mano.
Le moto Borile vengono plasmate partendo da lastre di alluminio insieme a leghe leggere, come il Carpental del forcellone posteriore (rigido dal peso piuma) e chiaramente si rivolgono a una ristrettissimo club di facoltosi appassionati. È alluminio, ma quando vedi una Borile non riesci a distinguere cosa sia e di cosa sia fatta quella due ruote che luccica sotto il sole, o spesso, sotto i riflettori. Sapore d'antan che piace a tutte le generazioni e bramato anche dagli Sceicchi che in moto non ci sanno nemmeno andare.

Borile Motorcycles è una realtà che esiste dal 1987, oggi diventata Umberto Borile&Co. ma sempre con sede a Vò Euganeo alle porte di Padova, nonostante le vicissitudini societarie degli ultimi anni dovute alla perdita del figlio Riccardo. Proprio la prima moto della "nuova" produzione è la scrambler B500Ricky, una fuoristrada instile vintage prodota in 20 esemplari da 17.500 euro l'uno. Venti come gli anni di Riccardo. Come alcune di quelle che l'hanno preceduta, anche su questa moto verrà montato il motore GM, celebre nello Speedway, costruito dall'ex pilota degli anni Ottanta Giuseppe Marzotto. Una nuova epoca per Borile, che significa anche concludere il capitolo della Multiuso, moto monocilindrica interessante, con cambio a 5 marce per un peso di soli 80 chili. È agile e in sostanza ci si può fare tutto, come suggerisce il nome, si districa nel traffico cittadino e si inerpica in montagna. È stata pensata con tre portapacchi tubolari, uno davanti e due ai lati, e addirittura per poter trainare un carrellino. Strano? Fin dal primo progetto Borile è uscito dagli schemi, con la Piuma 520 del 1988, un enduro estroso che all'epoca aveva il peso incredibile di 101 kg. Alla Piuma seguì la B54T in stile inglesina anni Sessanta, poi la B500CR, la Café Racer con 40 cavalli poi potenziata a 56 e diventata un motard. Bella, bellissima, è la 651 Scrambler dei primi anni 2000, una linea pura e minimale spinta da motore Suzuki. I progetti della nuova epoca Borile sono tanti, alcuni già realizzati come la linea di abbigliamento pensata per motociclisti, e non solo, fatta di capi in pelle e gilet in nappa. Poi c'è la sigla dell'accordo con i francesi di Paradise Motorcycles, vera mecca sugli Champs- Elysées per gli appassionati di moto europee di carattere. La richiesta da parte dei francesi delle moto artigianali, costruite a mano pezzo dopo pezzo da Umberto Borile è forte, per questo nel 2012 l'accordo porta all'apertura di altri quattro punti vendita sul territorio d'Oltralpe.

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