intervista

Loris Capirossi: «Il mio eco-yacht che fa invidia al Principe Alberto»

Incontro con il pilota a Monte Carlo, sul suo Long Range 23 ibrido. Aspettando Valentino

di Irene Saderini


Più di 300 Gran Premi disputati e tre mondiali vinti, il primo sorprendentemente proprio nell'anno del suo esordio, il 1990,l in sella a una Honda classe 125 cc. Oggi Loris Capirossi non è cambiato, è sempre "il traino" dei piloti, soprattutto di quelli più giovani che hanno bisogno di qualche dritta e di una parola di incoraggiamento. Una sola cosa gli invidiano: una moglie bellissima, Ingrid Tence, che tre anni fa gli ha dato un figlio. Nonostante a maggio la Cassazione lo abbia multato per 2 milioni di euro per evasione fiscale, lui sembra più tranquillo che mai e continua a sostenere di risiedere a Monte Carlo per la maggior parte dell'anno. «Vengo in Italia poche volte all'anno. I miei genitori mi vengono a trovare, ci frequentiamo spesso».

Ma non le manca l'Italia?
Se devo essere sincero no. Qui a Monte Carlo ci sono molte più opportunità. I bambini crescono parlando tre lingue, francese, italiano e inglese, un bel vantaggio. Poi molte tematiche, come quella dell'eco-compatibilità, che a me sta molto a cuore, hanno un riscontro reale.
A proposito di eco compatibilità, si è appena regalato uno yacht, vero?
Sì un Long Range 23, ibrido. Sono sempre stato un amante delle navette e da anni seguivo questo progetto rivoluzionario leggendo le riviste di settore, volevo assolutamente provarla. Il fatto che la motorizzazione sia ibrida è stato decisivo per l'acquisto. Il Principe Alberto era entusiasta.
Il Principe?
Non posso dire che siamo amici intimi, ma sicuramente buoni conoscenti. Mi ha manifestato subito la sua approvazione per la mia scelta "green" e proprio per questo ha fatto in modo che avessi un posto barca nel porto di Monte Carlo, cosa non facile da ottenere. Inoltre faccio parte della sua associazione per la salvaguardia dei cetacei nelle zone limitrofe a Monaco, dunque non escludo di prestargli qualche volta lo yacht per una spedizione, se dovesse servire.
Questo però non è il suo primo yacht.
Da giovane ho fatto acquisti un po' eccentrici, badando solo alla velocità che potevo raggiungere e a quanti cavalli avevo nel motore. Ora sono arrivato all'evoluzione, questo è un concetto di navigare rivoluzionario, un esempio per tutti. Senza contare il vantaggio di poter entrare in zone protette e di godersi dei paesaggi magnifici. Sono fiero di aver scelto una barca in grado di navigare senza inquinare, se pur solo per qualche ora. Poi entrano in gioco i motori diesel che hanno comunque dei consumi ridotti e nel frattempo ricaricano i generatori elettrici.
C'è qualche stramberia a bordo, qualche sfizio che si è voluto togliere?
No nessuna stramberia da vip! Le uniche modifiche che ho fatto fare sono degli accorgimenti per mio figlio, come dei cancelletti per impedirgli l'accesso in alcune zone.
Dunque le vacanze si fanno in barca?
Assolutamente. Purtroppo io ho poco tempo da dedicare al relax e avere la barca in una zona così bella è l'ideale. Rimaniamo sempre intorno alla Costa Azzurra, il posto dove preferisco fermarmi è l'isola di Porquerolles oppure le isolette davanti Cannes. Facciamo una bella spesa per la cambusa, in modo da non doverci fermare in porto ma poter rimanere la maggior parte del tempo in rada. L'unica pecca è che non posso spegnere il telefono nemmeno in vacanza.
E gli amici?
Mi raggiungono in barca, quasi sempre dopo qualche giorno che sono riuscito a isolarmi con la famiglia. Ho tanti amici colleghi che vorrebbero salire a bordo, magari ci verrà anche Valentino Rossi: l'ho invitato tante volte da queste parti, ma mi sembra sempre più interessato ai percorsi da trial che ci sono sulle colline.
Quali sono le sue altre passioni oltre alla nautica?
Sono appassionato di macchine vecchie, ho una Ford del 1931 e una del 1934, come dico io "roba da tuning", roba per malati di motori come me. E poi chiaramente qualche moto, soprattutto qualcuna di quelle che ho usato in pista. Mi piace lavorarci e sporcarmi le mani con i motori dentro la mia piccola officina ricavata dal garage sotto casa.
E dopo essersi sporcato le mani le usa sulle strade?
Le macchine assolutamente sì, mi piace "portarle a spasso". La moto invece ho scelto di non usarla mai sulle strade normali. Mi sono reso conto che per me andare a 180 km all'ora è come per una persona che non fa il pilota spostarsi a 70 km orari. Qui a Monte Carlo uso la 500 di mia moglie per andare in giro a fare le commissioni, o magari lo scooter, che va decisamente più piano.
Cosa significa passare la soglia delle 300 gare disputate?
Significa allenarsi sempre di più, perché invecchiando devi convincere il tuo fisico a sostenerti e devo dire che per il momento mi sento fortunato, ma più passa il tempo e più mi devo esercitare. E' un traguardo che fa riflettere.

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