intervista

Vittorio Missoni: «Sul Magellano ho trovato l'ispirazione per Missoni Home»

La passione per il mare a bordo del nuovo yacht Azimut

di Irene Saderini


Non si tratta di amore per il mare nel caso di Vittorio Missoni, ma del fatto che il mare gli scorre proprio nelle vene. Fiero di avere radici dalmate, di avere cioè origini in una terra che, ci tiene a sottolineare, «una volta era Italia» e da dove per tradizione vengono tutti i grandi comandanti marittimi. Come il nonno, comandante di navi da guerra per la Marina Imperiale Austriaca durante il primo conflitto mondiale, poi per la Marina Italiana durante la seconda guerra per poi finire al comando di grandi petroliere negli anni '60. Anche il papà è nato a Ragusa, con la fortuna di passare l'estate tra le isole di Lussino e Lussinpiccolo, quelle delle sua infanzia. L'ultimo viaggio in mare è recente: si è imbarcato sul nuovo yacht del cantiere Azimut, il Magellano 74.

Signor Missoni, come mai a bordo del Magellano?
Abbiamo preso parte al viaggio inaugurale in Tunisia, a dicembre e per me è stato un po' una sorta di collaudo delle proposte sugli interni. Mi ha seguito mia mamma che ha molto a cuore la linea Missoni home, quella che abbiamo pensato in particolare per gli interni del Magellano ha fatto da filo conduttore per la prossima collezione.
Dunque la collezione Missoni Home strizza l'occhio alla nautica?
Tutto è iniziato per gioco, come spesso accade un armatore o come in questo caso un cantiere, ci chiede di personalizzare gli interni dello yacht con il nostro inconfondibile touch of colour. Poi però ci siamo appassionati e abbiamo deciso di fare quella breve crociera in Tunisia, durante la quale ho pensato a un progetto che non si fermasse ai rivestimenti tessili e alle spugne da bagno. Così ho lavorato su quali potessero essere altri materiali specifici e speciali contemporaneamente che avrei potuto usare per la nautica, ed ecco che la prossima collezione avrà delle stampe con la stella marina o i pesci per esempio, che richiamino volutamente il mondo nautico. La sfida poi è stata quella di riuscire a pensare un prodotto che potesse adattarsi anche alla terrazza di una casa al mare, o comunque di un esterno.
Dunque non un viaggio di piacere ma piuttosto di lavoro?
In realtà è stato soprattutto piacere, già solo per il fatto di essere in barca, ma anche perché a bordo ho ritrovato Dag Pike, con il quale avevo corso in Offshore negli anni '80.
Ha vinto anche una Pavia-Venezia, giusto?
Quella era proprio una passione ed era un bel momento per lo sport, perché non c'era un professionismo esasperato. Eravamo una bella carovana con Tullio e Bruno Abbate. Quanti pomeriggi ho passato su e giù per il lago di Como a provare nuove carene, nuovi motori. Abbiamo proprio girato il mondo: Inghilterra, Emirati Arabi, sia con i monocarena che con i catamarani. Mi ricordo che andavamo fino negli Usa a recuperare gli scafi che ci interessavano e poi il lago diventava il nostro banco di prova.
Come mai ha smesso?
Per una serie di eventi, un po perché con l'avvento delle sponsorizzazioni e degli Arabi le cifre necessarie a portare avanti un team erano diventate assurde, in sostanza il professionismo ci toglieva la passione. Poi qualche episodio che ricordo con grande tristezza, come la morte di Casiraghi che ho purtroppo vissuto in diretta, ho cominciato a pensare che questo sport poteva essere davvero pericoloso. Tutte le "infilate" pericolose che facevamo in gara non mi avevano mai messo di fronte a una realtà così violenta, nemmeno quella volta che durante una gara sono ho distrutto la barca sullo scoglio del Mortoriotto in Sardegna.
Per questo ora preferisce navigare con calma?
Adesso sono cambiate tante cose. Per me la barca è diventato un momento per stare con i miei figli e con la mia compagna, per raggruppare la famiglia. Navigare a 7 o 8 nodi ti permette di apprezzare il viaggio e magari nel frattempo di cucinare.
Lei cucina?
Non sono uno chef, ma posso ben dire che si mangia bene a casa o in barca quando cucino. Pesco anche quindi cucinare è d'obbligo in barca! Devo anche ammettere che non amo i cliché di dover avere sempre un equipaggio a bordo a disposizione, per cui in barca da me si lavora tutti, ognuno ha il proprio compito, anche perché altrimenti non ci si può spostare.
Dove va quando è in vacanza?
Spesso in Sardegna, avendo una barca attrezzata per la pesca professionale in Liguria e una casa in Sardegna, il massimo è pescare durante il trasferimento e poi cucinare il pesce a casa, dove c'è sempre una piccola sfida di cucina con qualche amico che ha la casa vicina alla mia. Fortunatamente poi c'è anche la barca di famiglia, un burchio di legno che sta a Chioggia con cui torno dalle mie parti, tra le Isole della Dalmazia. Come per esempio l'isoletta di Lissa dove andavo da ragazzo in gommone, quando avevamo una casa a San Clemente sulla vicina isola di Hvar.
Da cuoco ci deve dire quale è il suo piatto forte...
Dipende. In Sardegna quando pesco il dentice lo faccio al sale o all'acqua pazza, oppure una bella zuppa di pesce, così se avanza recupero il sugo e il giorno dopo si fa il risotto. Mentre in Adriatico mi immergo per la pesca subacquea e vado a cercare le briccole abbandonate in laguna per prendere cozze e ostriche, o quando ho tempo vado sulla spiaggia di Sottomarina a Chioggia a cercare le vongole. Oppure un piatto sempre gradito sono gli scampi alla Busera: la busera altri non è che la pentolaccia rintracciabile sempre a bordo delle navi, dunque dei semplici scampi in padella!
Ma quando non cucina, ce l'ha un ristorante dove si ferma volentieri durante i suoi viaggi?
Visto che facciamo spesso una tappa obbligata in Corsica, allora scelgo i ristorantini di Centuri, in particolare potrei dire La Voile D'Or, nel centro storico.

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