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Test driveSulla Bmw X6M al Road AtlantaUn circuito breve ma vario che mostra al meglio le caratteristiche della nuova suv coupé di Paolo Matteo Cozzi |
Tags: Stati Uniti, Georgia, Bmw, iPhone
Negli Stati Uniti 555 è il mitico prefisso (ab)usato del cinema e della televisione: lì, tutti i numeri telefonici cominciano per 555. È un po' come la società tuttofare Acme dei cartoons. Qualche giorno fa negli Stati Uniti del sud, ad Atlanta in Georgia, 555 era piuttosto la straordinaria potenza (espressa in cavalli) della nuova Bmw X6 M, dove M abbrevia Motorsport: il dipartimento meccaniche veloci della casa bavarese.
Il debutto a stelle e strisce del colosso X6 M, ben oltre due tonnellate di peso per la suv-coupé oggi (ancor) più da corsa, è dovuto alla fabbricazione dei modelli X, i tre modelli Suv Bmw, recentemente indirizzata agli stabilimenti del South Carolina di Spartamburg. Il sito produttivo dove si produceva l'iconica Z3, poi Z4. È poca la strada, ovviamente in miglia, che separa i due Stati: fra Atlanta e Greenville o Charlotte, cittadine di riferimento di North e South Carolina. Inoltre, nelle campagne limitrofe la capitale georgiana c'è Road Atlanta: un magnifico circuito abitualmente impiegato per formule prototipi e Petit Le Mans, francesismo che indica il clone della Le Mans intesa come 24ore. Il circuito è adorno di saliscendi improvvisi, di curvoni velocissimi dove osare perché l'orizzonte è anticipato dagli scollino che celano il resto della pista come i riferimenti di curva, di rettifili in salita e staccate in discesa. Veloce. Velocissimo.
Con la X6 e i 555 cavalli del nuovo motore V8 di 4.4 litri Twin Power-Turbo tocca i 230 chilometri orari sul rettilineo infilato nella sezione opposta a quello dei box, poco prima dell'ultima staccata verso destra, una curva dove il punto d'attacco della corda s'individua "a sensazione" per via di uno scollino, e la traiettoria porta a una picchiata in discesa. Curva che, fra l'altro, separa anche la sabbia e i vicini muretti di cemento a corollario dell'esterno, dall'ingresso della corsia box. Geniale: il rettifilo principale è quindi compreso tra una curva veloce in discesa e una altrettanto ripida e veloce (si entra in accelerazione a pieni giri) interrotta da due chicane consecutive che, al limite, spezzano un po' il ritmo ma si percorrono, come tutte le curve della parte in salita, in pieno. È allora che si percepisce quanto importante sia il lavoro svolto sull'handling: intendiamoci, l'auto era già ottima in configurazione tradizionale ma ora la tenuta, grazie alla trazione integrale Dynamic Performance Control, è diventata addirittura ottima. L'auto si dimostra sorprendentemente agile e non fa percepire la stazza; lo sterzo è leggero e fluido. Sottosterzi, appena accennati, sovrasterzi assenti anche in regime d'esclusione dei controlli di trazione: inevitabile conseguenza della scelta di performance dettata dall'assetto M (un comando elettronico già presente sugli altri modelli M) che implementa la resa di cambio e motore, e inibisce i controlli elettronici.
Se l'auto in pista dimostra tutto il carattere, nonché indiscutibili doti tematiche di sportività estrema, si tratta pur sempre di una Bmw: interni accoglienti e lussuosi, a tratti perversi nella ricerca dell'effetto. Il carbonio delle finiture sulla plancia è impercettibilmente sostituito da rivestimenti in pelle effetto carbonio, il piglio aeronautico è compiaciuto dallo Head Up Display (la proiezione delle informazioni fondamentali sul parabrezza) ma basta un paio d'occhiali con lenti polarizzate per inibirlo alla vista, l'iPhone è il nuovo standard musicale (ora come l'iPod si comanda direttamente dalla plancia), gli interni sono accoglienti e sfiziosi anche perché la molta elettronica non appare fra interruttori e led. Sceglie piuttosto un display semplice, intuitivo, minimal. Si può dire di X6 M che è una specie di rivisitazione di Dr Jekyll e Mr. Hyde: è potente, straripante, eccessiva nel look, ma sa anche discretamente ovattare qualsiasi spostamento reagendo con logiche di comfort assoluto e incedere certo. C'è da giurare che, per via dell'estetica e dei cavalli, alcune località come Milano Marittima ne saranno invase prima di altre: X6 M infatti si candida a conquistare sia un pubblico abituato a dividere il tempo libero, velocemente, fra mare e montagna, sia (soprattutto) di calciatori.
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