Nautica

L'arte galleggia in mare aperto

Jeff Koons ha ideato "Guilty" per un collezionista greco

di Matteo Zaccagnino



Una volta si diceva: prendi l'arte e mettila da parte. I tempi sono cambiati. Oggi sarebbe più corretto dire: prendi l'arte e mettila a bordo. L'ultima tendenza nella nautica è quella di concepire le barche come gallerie d'arte se non in vere e proprie opere. Eclatante, in questo caso, l'esempio di Guilty, un 37 metri nato dall'incontro tra uno dei più famosi collezionisti d'arte contemporanea, un imprenditore greco con la passione delle barche, e Ivana Porfiri, che ne ha curato il progetto. «L'armatore racconta la Porfiri, voleva portare l'arte nelle ossa dello yacht, voleva che l'arte fosse l'elemento generativo del progetto e il codice vitale dell'oggetto che saremmo andati a costruire partendo dal nulla». Detto, fatto. Guilty appare come un punto di rottura con quanto finora concepito. E' stato rivoluzionato il concetto di barca che si trasforma in opera d'arte. Come? Partendo dalle linee esterne e coinvolgendo nel progetto un artista del calibro di Jeff Koons. «L'idea mi è venuta quando ho tagliato il naso alla prua e ho cominciato a lavorare sulle geometrie delle cubie per l'alloggio delle ancore. Muovendo questi poligoni, orientandoli di qua e di là mi sono venuti in mente i disegni mimetici delle vecchie navi da guerra» prosegue la Porfiri. Una linea di pensiero condivisa in pieno da Koons che, ha trasformato le superfici esterne di Guilty, in una sorta di tela sulla quale ha dato libero sfogo alla sua creatività. «Koons ha lavorato in 3D al computer, ha disegnato i motivi geometrici e ha scelto la verniciatura in cinque colori. Passato lo shock iniziale lo spettatore inizia a capire. Poco alla volta tutto va a posto. Le geometrie del disegno moltiplicano quelle dell'imbarcazione» prosegue la designer milanese. Dalle linee esterne agli interni il passo è breve e sempre all'insegna dell'arte. Gli ambienti sono stati concepiti senza punti di riferimento precisi.
La vera sfida del progetto è stata mettere in primo piano, valorizzandole, le opere e gli oggetti di design che fanno parte della collezione dell'armatore con l'idea che potesse cambiarne la disposizione a suo piacimento creando così scenari nuovi di volta in volta. L'opera d'arte al centro di tutto dunque. Ed ecco che nel salone spicca una creazione di Anish Kapoor, un disco composto da piastrelline esagonali a specchio che rovescia l'immagine circostante. Anche i pochi complementi d'arredo sembrano mettere l'accento sul tema dell'arte. Prova n'è il tavolo dei Fratelli Campana in plastica vetrosa che restituisce alla vista l'immagine di un vetro rotto; oppure il divano Boa Tema centrale della cabina vip è Guilty, l'opera concepita da Sarah Morris e che ha ispirato l'armatore nel dare il nome alla sua barca. Nella stanza, o sarebbe meglio dire nell'appartamento dell'armatore, spicca Feelings una creazione di Martin Creed. Originale, e non poteva essere altrimenti, la soluzione adottata per le cabine degli ospiti. In questo caso la scelta dell'armatore è ricaduta su David Shringley che ha firmato le pareti di questi ambienti trasformate per l'occasione in murales. L'opera, per la cronaca, si chiama WoW e raffigura persone intente a osservare dei cerchi concentrici. Guilty non è l'unico esempio di come l'arte riesca a fondersi con l'elemento barca.
Un tema questo che sta a cuore all'armatore di Sea Force One, l'Admiral di 54 metri varato di recente dal cantiere Amy e concepito dal designer Luca Dini. Anche in questo caso la barca si trasforma in uno scrigno che cela opere d'arte di grande pregio e che danno vita a un mix di stili che si scompongono e ricompongo nei diversi ambienti. L'arte che diventa arredo, e l'arredo che diventa arte. Non è un gioco di parole. Nel soggiorno del ponte principale domina un tavolo che racchiude l'opera Untitled (Bones) realizzata da Kiki Smith. Il mare poi è un tema che ricorre in tutti gli ambienti della barca. A iniziare da quello virtuale situato nel soggiorno. E' il nome dell'opera di Fabrizio Plessi che ha dato vita a una videoscultura a parete composta da dodici secchi rovesciati che, al posto del fondo, hanno un video. Ancora mare. La Piratessa è una scultura firmata da Carlo Lombardi e Roberto Vannucci che abbellisce la sala Tv sul ponte superiore. Entrambi gli artisti hanno firmato la testiera del letto che raffigura un fondale marino e per la cui realizzazione sono stati utilizzati gli stessi materiali impiegati per i carri allegorici del Carnevale di Viareggio. Insomma Sea Force One sembrerebbe avere tutti i requisiti per coronare i sogni del suo armatore, di vederla essere esposta alla Biennale di Venezia.
Dal Sole24ore del 4 Febbraio 2009

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