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yachtTribù, filosofia ecologista per fare il giro del mondoLe tecnologie della barca bespoke di Luciano Benetton riducono al minimo l'inquinamento di Alex D'Agosta |
Ci sono yacht che si usano solo due settimane all'anno, mentre altri sono fatti per navigare intere stagioni: per i primi è importante soprattutto l'effetto estetico in banchina, per i secondi indubbiamente la funzionalità, l'economia di gestione e, di recente, anche l'ecocompatibilità.
E quando dietro alla scelta di uno yacht c'è il progetto di accontentare un'intera famiglia e realizzare il sogno di fare il giro del mondo, lavorando distante dal caos delle città per diversi mesi ogni anno, bisogna rivolgersi a cantieri esperti come Mondomarine. Il cantiere di Savona, abituato alla realizzazione di navi da diporto raffinate e tagliate sulle esigenze del cliente, ha infatti accettato la sfida di un cliente d'eccezione, Luciano Benetton, che ha voluto realizzare per sé uno yacht comodo, efficiente e razionale, dando lustro al cantiere di aver realizzato la sua più grande unità con le migliori specifiche ecologiche sinora adottate nella grande nautica da diporto.
Il progetto dell'explorer vessel Tribù, a firma di Mondomarine e Sydac per la parte nautica, di Piero Lissoni per gli interni e di Luca Dini e Massimo Vinelli per gli esterni, ha vinto il premio di superyacht dell'anno al Salone Nautico di Genova e ha ottenuto il "bollino" Green Star, la prima certificazione rilasciata dal Registro Italiano Navale per la conformità a nuove direttive sulla compatibilità ecologica degli yacht. Si tratta di un punto molto importante, determinante per il futuro dell'industria nautica mondiale, specie per quelle navi che, come Tribù, sono state concepite per viaggiare in tutte le acque del mondo, anche laddove sono in vigore specifiche restrizioni.
Su questo maxi yacht in acciaio da 50 metri dall'aspetto di una nave commerciale il rispetto dell'ambiente è quindi garantito da una serie di provvedimenti tecnici volti al rispetto delle acque, fra cui: sistemi per il trattamento delle acque di zavorra e di sentina con speciali serbatoi, sensori di allarme in caso di perdita involontaria di idrocarburi, trattamento delle acque nere e grigie, analisi degli scarichi, vernici antivegetative che non contengono pesticidi, raccolta differenziata della spazzatura con conservazione refrigerata degli scarichi organici per il successivo riciclo.
Nonostante tutte queste attenzioni dedicate a rendere questo yacht il più "verde" possibile, non mancano certo importanti dettagli votati al comfort ma senza ostentazione: non potevano mancare infatti gli stabilizzatori per rendere la navigazione più dolce con mare agitato e più sicura a nave ferma, perché passando tanto tempo a bordo è importante anche tutelare il benessere dei passeggeri. Per rispettare la filosofia ecologista, negli interni, funzionali e minimalisti, si è evitata la "solita" boiserie in legno e il rivestimenti dei soffitti con legni o pelli -in entrambi i casi dipingendoli di bianco- e i pavimenti contrastano i toni chiari con un'elegante tonalità scura del noce africano. Lo stesso vale per il resto dell'arredamento: niente materiali ricercati ma, anzi, la garanzia del costruttore che i legni non provengono dalle foreste vergini, ma solo da piantagioni.
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