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SCENARIGelata sul 2012 del sistema modaIl 2011 si è chiuso con un fatturato di 63,5 miliardi, in crescita del 5,5%, ma quest'anno è previsto un calo del 5,2% di Giulia Crivelli |
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«Nonostante il brusco rallentamento registrato a partire dall'ottobre scorso resto fiducioso. Ma voglio spiegare perché: l'ottimismo becero non ha mai fatto bene a nessuno». Mario Boselli ha presentato così le previsioni sull'andamento dell'industria italiana della moda (tessile, abbigliamento, pelle, pelletteria e calzature) elaborate dall'ufficio studi della Camera della moda, di cui Boselli è presidente. L'incontro di ieri era stato fissato per parlare della tornata di sfilate e presentazioni, che si terrà a Milano da mercoledì 22 a martedì 28 febbraio, ma la discussione si è subito spostata sui temi economici.
Boselli rifiuta però un facile parallelo con il 2008, anno del fallimento di Lehman Brothers, l'evento tutto americano che fece da innesco al troppo facilmente infiammabile mondo della finanza globalizzata.
«Non mi addentro negli scenari prettamente tecnici e negli aspetti più strettamente finanziari delle due crisi, ma voglio sottolineare che l'industria italiana della moda oggi è molto diversa da quella che era nel 2008 e 2009. In soli due anni siamo stati tutti costretti a ripensare quasi ogni processo aziendale, per far fronte a una crisi che ha fatto una selezione a volte fin troppo spietata. Le aziende del settore, in questo inizio 2012, sono più attrezzate per reagire alla crisi e sono anche più sicure della propria forza sui mercati internazionali – ha aggiunto Boselli –. Molto più delicata è naturalmente la situazione delle piccole e medie aziende, parte importantissima del nostro sistema. Anche perché sono le più colpite dal credit crunch». Archiviato dunque il 2011 con una crescita del 5,5% e un fatturato di 63,5 miliardi, il 2012 potrebbe chiudersi con un calo del 5,2 per cento. Minore potrebbe essere il calo dell'export (-3,1% a 40,5 miliardi). In una fase di incertezza, hanno sottolineato sia Boselli sia Stefano Boeri, assessore alla Cultura e alla Moda della giunta Pisapia, è ancora più importante intensificare la collaborazione tra Camera e Comune di Milano per rafforzare il ruolo di capitale mondiale del prêt-à-porter. A partire da mercoledì la città ospiterà sfilate e presentazioni di circa 140 collezioni di abbigliamento e accessori donna per il prossimo autunno-inverno. E per la prima volta il Comune ha concesso (gratuitamente, hanno ricordato Boeri e Boselli) l'utilizzo di alcune sale del Castello Sforzesco, uno dei monumenti più affascinanti della città, forse sconosciuto anche a molti milanesi.
Il presidente della Camera della moda e l'assessore hanno concordato sul fatto che le settimane della moda restano un appuntamento per addetti ai lavori: le sfilate non potranno mai essere aperte al pubblico nel modo in cui possono esserlo gli eventi della settimana del design di aprile, spesso evocata come evento "partecipativo" vincente nei confronti delle più elitarie tornate di sfilate uomo e donna (che – ha ricordato Boselli – sono quattro all'anno, per un totale di circa 28 giorni contro i sei del Salone del mobile).
Boeri ha però aggiunto che Milano moda donna, in particolare dall'imminente edizione, sarà anche l'occasione per mostrare a chi verrà in città (2mila solo i giornalisti, più di quelli accreditati per gli Oscar del cinema) il meglio dell'offerta culturale, che comprende musei ma anche spettacoli teatrali ed eventi ad hoc. «In futuro vorremmo concentrarci sul coinvolgimento delle scuole e dei giovani, favorendo una maggiore comunicazione tra mondo dello studio e mondo del lavoro», ha concluso Boeri.
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