couture, giorno 2

Sirene e rettili preziosi: le donne mutanti di Parigi

La moda, che dei tempi è lo specchio più acuto, diretto e spietato, è uno degli avamposti privilegiati dell'esistenza liquida. Ieri se ne sono visti esempi meravigliosi

di Angelo Flaccavento

Mutaforma, transformers, esseri dal genere e dall'identità fluida sono parte dell'immaginario contemporaneo. L'ibrido, il mutamento sono temi ricorrenti. Le categorie di un tempo perdono di significato; barriere impenetrabili e definizioni indiscutibili diventano membrane permeabili. Zygmunt Bauman, il sociologo che ha definito l'indefinibilità del tempo presente, usa l'aggettivo "liquido" per descrivere questa situazione, e in genere il nostro modo di vivere atteggiamenti, espressioni, sentimenti. La moda, che dei tempi è lo specchio più acuto, diretto e spietato, è uno degli avamposti privilegiati dell'esistenza liquida. Ieri se ne sono visti esempi meravigliosi sulle passerelle dell'haute couture parigina. Come in bestiario sensuale e prezioso, pericoloso ma proprio per questo magnetico, si assiste ad una celebrazione della bellezza - il punto centrale, ancora e sempre, della couture - che coincide con la mutazione della donna in un animale; in un rettile, addirittura, con tutto il portato simbolico e peccaminoso che la bestia incantatrice aggiunge ad abiti plasmati intorno al corpo e alle sue curve come fragili architetture. Altro che vergine angelicata, altro che romanticismo: la donna nuova ha una grazia ferina e una potenza dirompente. È una gelida mangiauomini, punto e basta.

«Con questa collezione celebro il mio settimo anno da Givenchy», racconta Riccardo Tisci mentre accompagna gli ospiti attraverso le stanze sontuose dell'Hotel d'Evreux, magione patrizia con affaccio su Place Vendome. La collezione è esposta in una installazione circolare di neon. «Per la prima volta, ho deciso di guardare al passato anzichè al futuro, usando ricami scintillanti in modi nuovi, reinterpretando alcune silhouette della mia prima collezione per creare insieme un senso di cambiamento e continuità». Nessun abbandono nostalgico, sia chiaro. Lo sguardo di Tisci volge verso un passato niente affatto polveroso: cita il futuro anteriore degli anni 20 e 30, le linee simmetriche del primo modernismo, la fantascienza geometrica e visionaria di Metropolis, il film girato da Fritz Lang nel 1927, e poi, con un violento salto spaziotemporale, la musica techno, le cui origini remote affondano proprio nello score che, in sala, accompagnava le proiezioni del film muto. Partendo da questi elementi, in apparenza eterogenei, Tisci, figlio perfetto della generazione zapping, crea l'ibrido assoluto, e il risultato è intossicante: una donna coccodrillo, incantevole come una sirena, ricoperta di scaglie applicate su leggerissimo tulle, al naso un enorme anello decorativo come quelli dei raver, orecchini fuoriscala a chandelier a trasformare lo sguardo nel gioiello vero. Tisci ha una abilità rara nel mescolare forza e fragilità, delicatezza e violenza: fonde mussola e zip, stelle e perle, tribale e diafano in un modo tutto suo, carnale e torbido. Però, a questo giro, manca la scossa. O meglio, non si avverte lo scarto in avanti, sempre benvenuto.

Cambia invece completamente pelle, come un serpente in muta, la donna che Giorgio Armani veste di reti solide, piegate con una precisione ingegneristica, e di verde chartreuse - il colore dell'assenzio, per inciso, la "fatina verde" prediletta dai poeti maledetti che tanto hanno influenzato il contemporaneo. Illuminata dalle note acidule eppure intriganti di questo colore che, nella tavolozza armaniana, ha lo stesso valore di stacco deciso dal passato di una rasoiata, la collezione è un'ode alla costruzione sinuosa, alla perfezione della spirale, e alla luce che perfora la materia portando leggerezza e aria su forme pensate come architetture per il corpo. L'effetto è, come l'assenzio, esaltante. È bello vedere come re Giorgio continui a ridefinire i confini della propria estetica, come si apra all'inatteso e all' imprevisto. Evolversi senza cristallizzarsi su formule stantie è del resto prerogativa dei grandi. In tema di evoluzione, le hostess superlusso di Karl Lagerfeld, tutte di blu vestite, appaiono al meglio quando il Kaiser abbandona le rigidità espressioniste e le costruzioni teutoniche per abbracciare flou e leggerezza, che gli riescono davvero bene. Per nulla leggere, ma comunque impalpabili, sono infine le crisalidi di Giovanni Bedin per Worth: crinoline cortissime e plissè galattici, perché la couture è insieme anacronistica e di domani.

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