Osservatorio Altagamma

Niente crisi per il lusso: nel 2011 crescerà del 10%

L'Italia resta il terzo mercato al mondo, forte aumento per Cina e Brasile, arranca l'India

di Giulia Crivelli

L'ottimismo che accompagnerà le aziende del lusso fino alla fine del 2011 – e probabilmente per i mesi e anni successivi – viene dai numeri, ma soprattutto dall'analisi e dalle riflessioni sui numeri. I dati e le ricerche presentate ieri alla Borsa di Milano da Fondazione Altagamma (consultabili su www.altagamma.it), sono i più esaustivi, stimolanti e diversificati mai elaborati dall'associazione che riunisce le eccellenze italiane di abbigliamento, accessori, design, nautica e ospitalità di lusso. Un'associazione che nella sua relativamente breve vita ha offerto occasioni di confronto tra i suoi membri, ma ha saputo anche organizzare intorno a sé un pool di analisti e ricercatori del mondo universitario (come la Sda Bocconi) e della consulenza aziendale (un nome per tutti: Bain&Co.).

Ma non basta: come hanno ricordato il direttore generale Armando Branchini e il presidente Santo Versace, Altagamma vuole avere un ruolo di autentica e positiva lobby a livello politico, soprattutto internazionale, potremmo aggiungere, data la scarsa capacità della classe politica italiana di ascoltare le istanze di una delle parti produttive più sane del Paese, quella appunto delle aziende di eccellenza che continuano a promuovere un'immagine straordinariamente positiva dell'Italia e che alimentano, tra mille difficoltà, il desiderio globale di made in Italy.
Per il 2011 – ha spiegato Claudia d'Arpizio, partner di Bain&Co. – il mercato globale dei beni di lusso personali (cioè abbigliamento, accessori, gioielli e orologi e cosmetica) toccherà i 191 miliardi di euro (+10% sul 2010), con buone prospettive anche per il 2012, grazie all'ormai consolidato traino dei Bric (la sola Cina nel 2011 metterà a segno un progresso del 35% arrivando a 9,6 miliardi). Sorprendente la posizione dell'Italia: gli Stati Uniti restano il primo mercato al mondo per i beni di lusso con 48,1 miliardi, in forte ripresa (+15%) dopo due anni di grande incertezza, seguiti dal Giappone (stabile a 18,1 miliardi) e dal nostro Paese, che vale 17,5 miliardi di euro (con Milano che da sola pesa per 4 miliardi).

La crisi economica e finanziaria, a guardare bene, un piccolo effetto l'ha avuto, come sottolineato da Paola Varacca Capello della Bocconi, co-autrice del Fashion and Luxury Insight, uno studio che analizza i bilanci di 67 imprese quotate e con brand conosciuti a livello globale e un fatturato superiore ai 200 milioni di euro. Nel 2010 il fatturato è cresciuto del 10,9% (una bella inversione di tendenza rispetto al -5,3% dell'annum horribilis 2009) e gli indici di redditività sono tutti migliorati (Ebit al 10% contro il 7% del 2009 e margine operativo lordo al 13,6% rispetto all'11,1%). Gli investimenti previsti per il 2011 però (in questo caso i dati preliminari sono relativi a 48 aziende) potrebbero passare dal 6,1% del 2010 al 3,2% del fatturato, segno che il clima di incertezza globale ha un inevitabile effetto anche sulle aziende che, relativamente al proprio settore, sono ottimiste.
Molto interessanti anche i dati sullo shopping tax free nell'intera Europa, presentati da Pier Francesco Nervini di Global Blue: nel 2011 il segmento varrà 24 miliardi di euro (+26% sul 2010). «L'acronimo Bric resta valido, ma per noi la "I" sta per Indonesia più che India: a livello globale il Paese è al terzo posto dopo Cina e Russia, con una crescita del 26% rispetto allo scorso anno. In Europa i top spender si confermano i russi, però il boom è quello del brasiliani, al quinto posto in Europa: i loro acquisti nel 2011 cresceranno del 53%, concentrati soprattutto su abbigliamento e accessori, ma con una buona quota di gioielli».

Numerosi gli imprenditori e manager che hanno raccontato esperienze e impressioni e, in qualche caso, anticipato scelte strategiche, come Brunello Cucinelli, che ha ribadito la volontà di quotarsi nella primavera 2012, anticipando l'ennesima crescita a due cifre del fatturato: il marchio di colui che il New Yorker ha definito "Principe del cashmere" dovrebbe chiudere il 2011 con ricavi a +18% (dopo il +28% del 2010). Inevitabile un accenno alla difficile situazione finanziaria: Raffaele Jerusalmi, ad di Borsa Italiana, ha però sottolineato che «i movimenti dei mercati in agosto sono stati generati da una paura eccessiva soprattutto se si guarda ai dati macro. Mi aspetto – ha concluso – che i mercati ora prendano atto di quelli che sono i numeri veri».

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