OROLOGI

L'export svizzero prosegue la corsa trainato dall'Asia

I segnatempo di lusso sono sempre più visti come beni rifugio. In Italia +24% a luglio

di Lino Terlizzi

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Tags: orologi, Hong Kong, Cina, lusso


Se due anni fa la domanda prevalente nel settore era quando sarebbe arrivato il rimbalzo, oggi la domanda è invece sulla durata di uno sprint che si sta prolungando. L'industria degli orologi continua infatti viaggiare a ritmo elevato, nonostante il vento del rallentamento economico soffi in molti tra i Paesi sviluppati. I dati di fine luglio della Fédération de l'industrie horlogère suisse (Fh) sull'export delle imprese elvetiche del settore confermano il buon andamento che si era già visto nei mesi precedenti, nonostante il rafforzamento del franco sull'euro e sul dollaro.
Il polo svizzero degli orologi rappresenta oltre il 50% del fatturato mondiale del settore ed esporta oltre il 90% della sua produzione ed è vero probabilmente quanto sostengono i gruppi del settore, che senza il superfranco i risultati potrebbero essere ancora migliori, sia in termini di vendite sia in termini di margini operativi.

Nel solo mese di luglio l'export elvetico è stato 1,7 miliardi di franchi (1,4 miliardi di euro) cioè il 21,2% in più rispetto allo stesso mese del 2010. C'è stato un boom di esportazioni verso Hong Kong (+55%), ma anche verso Cina (+46%), Usa (+33%) e Italia (+24%). L'incremento maggiore nel mese è venuto dagli orologi che hanno un prezzo all'export superiore ai 3mila franchi (+26%), seguiti da quelli 500-3mila franchi (+16%), da quelli tra i 200 e i 500 (+9%) e da quelli sotto i 200 (+4%). Dati che confermano l'idea che in questo periodo gli orologi vengono visti quasi come un "bene rifugio" o almeno come un sicuro investimento. A patto che siano di lusso.

Prendendo in considerazione l'intero arco dei primi sette mesi 2011, l'export è stato di 10,3 miliardi di franchi (8,7 miliardi di euro), il 19,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2010. Interessante è vedere il piazzamento dei primi dieci Paesi per le esportazioni rossocrociate del settore, con la cifra del loro import in franchi e con il relativo incremento nei confronti di un anno prima: Hong Kong 2,1 miliardi di franchi (+27%), Usa 1 miliardo (+21%), Cina 848 milioni (+47%), Francia 740 milioni (+22%), Singapore 601 milioni (+25%), Italia 593 milioni (+7%), Germania 470 milioni (+9%), Giappone 463 milioni (+6%), Emirati Arabi Uniti 402 milioni (+27%), Regno Unito 346 milioni (+5%). Tra i primi dieci, vi sono dunque ancora una volta cinque Paesi o territori dell'area Asia-Medio Oriente. Hong Kong ed Emirati Arabi si confermano rispettivamente prima e noni, la Cina è terza e va molto forte, Singapore con il suo quinto posto ribadisce il fatto di costituire ormai una piattaforma di primo piano in Asia per l'export di orologi. Gli Stati Uniti, secondi, considerando i problemi della loro economia, sono andati per alcuni aspetti meglio del previsto.

Per quel che riguarda l'Europa, la Francia con il quarto posto conferma il suo ruolo di mercato importante e di piazza logistica europea per il settore. L'Italia e la Germania, rispettivamente sesta e settima, nell'arco gennaio-luglio 2011 hanno registrato una crescita contenuta, ma hanno conservato il segno positivo. Stesso discorso per il Regno Unito, decimo, che ha un passo un po' più lento in questa fase.
Nel corso di questo mese di agosto, il franco svizzero ha toccato i record di sempre, salendo sino a quota 1 a 1 con l'euro e sino a 0,70 con il dollaro. Negli ultimi giorni però , dopo la liquidità iniettata dalla Banca nazionale svizzera e dopo l'attenuarsi di alcune tensioni nell'Eurozona e negli Usa, la moneta elvetica è un po' scesa, attorno a 1,18 con l'euro ed attorno a 0,80 con il dollaro. Bisognerà vedere se questa parziale frenata del franco si confermerà, dando nel caso fiato all'export elvetico. Anche se quest'ultimo, nel frattempo, per quel che concerne gli orologi ha continuato nonostante tutto a correre.

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