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BACKSTAGEToto-Dior, si scalda Sarah BurtonIl tourbillon di indiscrezioni sulle nomine dei nuovi stilisti interessa anche l'Italia, da Ferré a Trussardi di Paola Bottelli |
Tags: moda, Riccardo Tisci, Givenchy, Haider Ackermann, Christian Dior, John Galliano, Gucci, Ppr, François-Henri Pinault, Lvmh, Bernard Arnault, Kate Middleton, Gianfranco Ferrè, Dubai, Elie Saab, Milano, Trussardi, Umit Benan, Balmain, Roberto Cavalli
Karl "Kaiser" Lagerfeld, decano della moda mondiale, tifa per Riccardo Tisci, al cui posto da Givenchy vede bene Haider Ackermann (ormai più che un outsider). Ma per la direzione creativa della Christian Dior in sostituzione di John Galliano, silurato per le note invettive antisemite, si sono fatti i nomi più disparati: da Tom Ford, appena inserito nell'ambitissima lista "Time 100", a Hedi Slimane, che ha scelto di fare solo il fotografo dopo l'esperienza da Dior Homme; da Olivier Theyskens a Nicholas Ghesquière, da Alber Elbaz allo stesso Ackermann.
Nelle ultime ore, però, è salita prepotentemente alla ribalta la candidatura di Sarah Burton, l'erede del visionario Alexander McQueen al vertice stilistico del marchio inglese controllato da Gucci Group, dunque dalla Ppr di François-Henri Pinault. La Burton verrebbe così strappata dal concorrente numero uno, la Lvmh di Bernard Arnault, che dopo avere licenziato Galliano a inizio marzo non avrebbe potuto finora ufficializzare la designazione per un motivo molto semplice: sarebbe proprio la bionda stilista di Manchester a firmare l'abito nuziale – i cui dettagli sono ovviamente top secret – per la commoner Kate Middleton nel matrimonio del secolo con il principe William d'Inghilterra.
Ma il totostilisti non impazza solo sulle due sponde della Manica. In Italia c'è attesa per l'annuncio del sostituto di Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi alla maison Gianfranco Ferrè, da poco acquistata da Paris Group di Dubai: qui erano circolati rumor sull'arrivo di Elie Saab, il designer libanese che ha appena rivelato alla stampa araba di essere intenzionato a quotare il proprio marchio, valutato intorno a 500 milioni di dollari (ma non si sa in base a quali criteri).
Sempre a Milano la maison Trussardi potrebbe presto comunicare l'ingresso di Umit Benan come stilista del menswear al posto di Milan Vukmirovic (mentre Andrea Incontri si occuperebbe degli accessori). Ufficiale, invece, la nomina di Olivier Rousteing come direttore creativo della maison Balmain nel ruolo che fu di Christophe Decarnin, di cui era vice per la donna. Il giovanotto, che ha lavorato nell'ufficio stile della Roberto Cavalli per 5 anni, si occuperà delle collezioni femminili e maschili di un marchio che vende T-shirt tempestate di Swarovski che sfiorano i mille euro al pubblico.
Il tourbillon di indiscrezioni sulle nomine – uno degli aspetti più glamour del settore – serve anche a mascherare le gravi difficoltà di non pochi brand della moda, alle prese con una dimensione inadeguata alle nuove sfide dell'internazionalizzazione. Riuscire a farsi notare dai consumatori tra i colossi che investono centinaia di milioni di euro all'anno nel retail e in comunicazione non è un gioco da ragazzi.
http://paolabottelli.blog.ilsole24ore.com
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