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AnalisiBulgari, un simbolo del lusso italiano cambia bandieraI retroscena dell'acquisizione di Lvmh. Per gli esperti il colosso francese continuava ad essere debole nel settore watches and jewelry di Paola Bottelli |
Francesco Trapani, amministratore delegato della Bulgari, l'ha ripetuto milioni di volte negli ultimi anni e anche recentemente: «L'azienda non è in vendita». Ma il serrato corteggiamento da parte di alcuni dei più prestigiosi big del lusso è sfociato in una decisione che rivoluziona la storia del marchio romano fondato da Sotirio Bulgari, il bisnonno di Trapani: la cessione al numero uno del settore, la Lvmh di Bernard Arnault, che sta facendo man bassa di big brands e ha nel mirino anche la parigina Hermès.
Dunque, dopo Gucci (fiore all'occhiello della Ppr della famiglia Pinault), Fendi e Pucci (tutti in Lvmh), Valentino (controllato dal private equity Permira) e molti altri, l'ennesimo pezzo di storia imprenditoriale italiana passa sotto la bandiera francese.
La Lvmh, secondo gli analisti finanziari, continuava a essere troppo debole nel segmento watches and jewelry con 985 milioni di ricavi nel 2010, pur in aumento del 21% a cambi comparabili. Una dimensione di nicchia nel settore orologi, dominato dal leader mondiale Swatch Group della famiglia Hayek (6,44 miliardi di franchi nel 2010) e con la Richemont di Johan Rupert (3,259 miliardi di euro nel semestre al 30 settembre scorso), che controlla fra l'altro il marchio Cartier. Senza dimenticare la Rolex, l'azienda indipendente con il più alto fatturato per singolo marchio (3,7 milioni di franchi svizzeri nel 2009, ultimo dato disponibile).
Bulgari, dal canto suo, ha registrato «un primo bimestre 2011 sprint», come dichiarato da Trapani a Luxury24.it, dopo il record di fatturato del quarto trimestre 2010 e un intero 2010 a 1,069 miliardi, in crescita dell'8,3% a cambi comparabili, con il ritorno all'utile, dopo il difficilissimo 2009. Con l'incorporazione di Geral Genta e Daniel Roth, inoltre, l'azienda romana ha assunto lo status di manifattura nel segmento top price. Proprio quello che serve per andare a caccia dei ricchi consumatori dei mercati emergenti, Cina in primis.
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