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sfilate haute coutureValentino a Parigi, sensuale e romanticoGaultier rispolvera lo stile punk e il can-can, tra vestiti caleidoscopi e giochi di lacci di Paola Bottelli |
Tags: Valentino, Jean-Paul Gaultier, Catherine Deneuve, Giambattista Valli
La più felice è la mitica première della maison Valentino: dei sei apprendisti che si nutrono quotidianamente del know how delle 40 sarte nell'atelier romano di piazza Mignanelli ne ha portati a Parigi quattro, di cui - inedito - un ragazzo ventenne. «Elide dice che ci iniettano una ventata di passione e di freschezza», rivelano i direttori creativi Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, anticipando la collezione haute couture primavera 2011: la donna Valentino è un mix tra una romantica Twiggy e un sensuale lady Chatterley, un pizzico anni '70 «ma non didascalico»; veste solo a pieghe, «anche se non fa parte del Dna Valentino», con abiti leggeri e lavorati con maestria per «togliere il peso anziché aggiungerlo». Domina il color carne nelle più svariate nuances della pelle, ma ci sono anche i toni pastello, che possono essere declinati in stampe check appena accennate.
La prima uscita è un abito lungo semplicissimo in doppio crepe di seta avorio: gonna a pieghe piatte, manica lunga con polsino abbottonato da un mini-fiocco, parte alta ricamata a nido d'ape geometrico incastonato di piccoli Swarovski. Il cappottino in lana-seta cipria è attraversato da lavorazioni à jour e solo mentre si cammina svela le pieghe («E le gambe: oggi è molto più sovversivo essere eleganti»). L'abito lungo verde acqua utilizza 25 metri di tessuto per pieghe da un centimetro all'esterno e 18 all'interno, «una sorta di origami piatto, creato in sartoria con il ferro da stiro, per un lusso privato e non ostentato», dicono gli stilisti. E' plissé anche la stampa a fiorellini, incrostata di pizzo, mentre i corpini sono di pizzo "artificiale", essendo in realtà ricami di paillettes svuotate a mano. Due mesi di lavoro, fatto da una signora ottantenne nella campagna parigina, per creare centinaia di fiorellini che nascono da un unico filo di organza di cotone su un abito che potrebbe essere anche da sposa.
«La nostra è la giusta mediazione fra show e sviluppo della vera collezione», concludono Chiuri e Piccioli, applauditi da Dasha Zukova, compagna di Roman Abramovich, e dalle più filiformi giovani donne della nobiltà internazionale. E' contento anche l'a.d. Stefano Sassi: «Il 2010 è stato archiviato con ricavi di 275-280 milioni e con un forte recupero della redditività, tornando al profitto. C'è visibilità di una crescita costante, trainata da accessori e Asia, dove in dicembre le vendite sono balzate di quasi il 70%».
Da Jean-Paul Gaultier si rispolverano il punk e il can-can. Come in un atelier d'altri tempi, non c'è musica in sottofondo: a presentare i 46 outfit solo la voce teatrale di «Mademoiselle Catherine Deneuve» (come si legge nel comunicato), seduta in platea non lontano da Zaha Hadid, la regina dell'architettura mondiale. Le ragazze, in mano il cartello con il numero e in testa elaborate pettinature a cresta, indossano la quintessenza dello stile Gaultier couture: tailleur totalmente plissettati in varie direzioni o completi pantalone in organza ricamati di passamaneria di seta beige e nera; tenute da boudoir - che qui non mancano mai - con corsetto ed elaborati giochi di lacci; abiti da ballo in organza patchwork blu anatra, rosso sangue, avorio e nero con effetto-caleidoscopio. Chiude la passerella una "spaccata" della ballerina Psykko Tycco, direttamente dal Crazy Horse, mentre lo stilista parigino si diverte come sempre e saluta - pure lui - con la cresta.
Per chiudere la tre giorni di défilé parigini, cocktail nel nuovissimo negozio di Giambattista Valli in Passage Madeleine (si veda Il Sole 24 Ore del 4 dicembre), che mette finalmente al bando l'omologazione tipica del retail di lusso. «E' la casa per i miei vestiti ed è proprio sotto l'atelier», racconta lo stilista di origine italiana che controlla il proprio marchio. L'altro ieri ha ricevuto due sorelle kuwaitiane, giovani e belle, che hanno ordinato due interi guardaroba: «Vestono couture anche di giorno: che meraviglia».
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