MODA UOMO

Rick Owens profeta della nuova identità maschile

Andronginia come tratto comune nelle sfilate di Parigi anche per Louis Vuitton, Jean-Paul Gaultier, Dries Van Noten e Yohji Yamamoto

di Angelo Flaccavento



Che relazione esiste tra genetica e moda? Stretta e complessa. La specie umana cambia tratti somatici, bisogni, desideri. Il genere del futuro, non troppo lontano, sarà unico: androgino, ermafrodito. Lo dicono gli scienziati. Cambia anche il modo di vestire: distinguere sotto gli strati e le asimmetrie un uomo da una donna - nelle metropoli, almeno - è spesso impossibile; purismo, nuovo barbarismo, neo medievalismo sono caratteri dominanti del nuovo vestire. Lo dicono i designer. Nessuno meglio di Rick Owens, il solo che è riuscito a sintetizzare lo zeitgeist in un segno preciso, indelebile, costringendo il resto del fashion system a prender nota, e a seguire (a Milano, nei giorni scorsi, gli emuli non si contavano).

Ieri, in apertura della quattro giorni di moda uomo a Parigi, Owens, che è un designer organico e preferisce l'affinamento progressivo alla rottura improvvisa, è tornato sui temi a lui cari: l'abito come scudo e come corazza; le linee essenziali e scultoree, aerodinamiche; una severità ieratica, quasi monastica, eppure carnale; e certo, per la cronaca, pure le gonne, più simili a brevi tuniche da frate, a dire il vero, che a qualcosa di remotamente femminile. Eppure, tutto era uguale ma tutto era diverso: secco, grafico, assai più del solito. Veloci come schegge, vesiti di cappotti avvolgenti che paiono chimono, i capelli ad alettone, ai piedi grossi stivali militareschi, gli uomini di Owens sono una visione concreta, eccitante, sconcertante del futuro che ci aspetta; sono pronti a sopravvivere all'apocalisse - se ci sarà - cangianti e mimetici come i Mutaforma di True Blood, il telefilm che sta segnando l'immaginario collettivo in questo esatto momento. È quando si vedono spettacoli siffatti - eccitanti come show, ricchi di proposte concrete - che la moda, non più esercizio di stile, diventa visione, previsione, laboratorio del contemporaneo. La mutazione è una chiave di lettura dell'oggi, dunque.

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