made in italy

A Vhernier gli argenti di De Vecchi

Lo storico marchio di oggetti di design si affiancherà ai gioielli made in Valenza dell'azienda di Carlo Traglio

di Giulia Crivelli

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2.3
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Tags: Vhernier, De Vecchi, Milano, design, Giappone, Pechino, Shanghai



«Ho comprato un'azienda, ma mi sento come se avessi conquistato un'opera d'arte a lungo ammirata da lontano o sognata da vicino...». Carlo Traglio, presidente di Vhernier, presenta così l'acquisizione di De Vecchi, storico marchio di argenteria nato a Milano nel 1935 e diventato sinonimo di oggetti di design prima ancora che nascesse l'idea stessa di "design italiano".
Un matrimonio bizzarro solo in apparenza, quello tra i gioielli Vhernier, piccole grandi opere d'arte orafa made in Italy, anzi, made in Valenza, e gli argenti De Vecchi. Caldi, morbidi, opulenti seppure essenziali i primi; algidi e all'apparenza un po' freddi, o almeno distaccati, i secondi. «Ciò che unisce i due mondi è la passione per l'artigianalità e per le forme che nascono da una riflessione sui materiali. Il tutto unito a un amore per l'arte in ogni sua manifestazione, che porta a trovare ispirazioni le più diverse, vengano esse dal futurismo, come nel caso della prima produzione De Vecchi, o dalla natura, come nel caso degli anelli Flowers di Vhernier, che abbiamo presentato da poco. Li abbiamo chiamati così perché "sbocciano" intorno a una pietra».

Il rispetto per la storia di De Vecchi si riflette nell'attuale assetto aziendale: Vhernier ha acquisito il 90% dell'azienda, mentre il 10% resta a Matteo De Vecchi, nipote del fondatore Piero e figlio di Gabriele, che nel 1962 subentrò al padre, forte della sua esperienza di esponente di spicco del movimento di arte cinetica e programmata.
«È difficile trovare una definizione per la famiglia De Vecchi: sono imprenditori, ma anche artigiani, artisti e designer – racconta Traglio –. Negli anni le opere De Vecchi sono state esposte o acquisite da musei come il Victoria and Albert di Londra, il Musée des arts décoratifs del Louvre, il Moma di New York e molti altri ancora. E nel 1997 la Triennale di Milano ospitò una mostra antologica per De Vecchi, "La lingua degli specchi", che servì a sancire come le vicende della dinastia De Vecchi siano sempre state intimamente legate alla ricerca artistica».
Matteo, laureato in filosofia, affiancherà Carlo Traglio alla direzione artistica di quello che si può chiamare il nuovo corso di De Vecchi. Nuovo nel senso che Vhernier darà un impulso globale al marchio di argenteria, grazie a un network di monomarca in Italia e all'estero: al primo negozio, aperto a Milano nel 2002, si sono aggiunti negli anni Capri, Anacapri, Roma, Firenze e Venezia e, all'estero, Ginevra, Sankt Moritz, Parigi, Miami, Beverly Hills, Mosca ed Atene.

«Già prima di Natale la boutique di Milano avrà uno spazio dedicato agli oggetti De Vecchi, soprattutto quelli di medie dimensioni, come brocche, piccole lampade, vasi – spiega Traglio entusiasta –. Poi faremo lo stesso in tutti i negozi dove gli spazi lo permettono. A questo si aggiungerà la distribuzione wholesale, un canale già usato da De Vecchi, ma che sfrutteremo meglio».
Per Vhernier, intanto, il 2010 si appresta ad essere un ulteriore anno record, con crescita dei ricavi del 20%: «Le vendite retail viaggiano a +40%, quelle wholesale a + 10%. Dovremmo quindi chiudere a 12 milioni di euro». Dal 2001, anno dell'acquisizione di Vhernier (fondata nel 1984) da parte di Traglio, il fatturato è quadruplicato e il marchio, da brand di nicchia conosciuto da pochi intenditori, è diventato globale. «Ora guardiamo alla Cina, visto che il Giappone, un mercato che ci ha sempre premiati e per il quale abbiamo persino disegnato una collezione ad hoc di gioielli, non accenna a riprendersi – conclude Traglio –. Vorremmo aprire a Pechino, Shanghai e Hong Kong. Ma stiamo cercando, senza fretta e con tutte le cautele possibili, un partner locale che sia affidabile e che creda nel nostro marchio e sia pronto a grandi investimenti».

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