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accessori di lussoLa nuova giovinezzadi Roger Vivier All'inaugurazione della prima boutique cinese a Shanghai il direttore creativo Bruno Frisoni delinea i prossimi obiettivi di Giulia Crivelli |
Tags: Bruno Frisoni, Diego Della Valle, Roger Vivier, Francia, lusso, Hong Kong, Pechino, Shanghai
«Non sono un uomo facile». Bruno Frisoni si presenta così, sorridendo con dolcezza. Infatti non dice la verità: è un artista, con le sue fissazioni, ma non c'è niente di difficile in lui. Chiamato da Diego Della Valle alla direzione artistica di Roger Vivier, Frisoni, classe 1960, nato in Francia da genitori emiliani, sta facendo vivere allo storico marchio francese di calzature una seconda giovinezza, rispettandone il Dna e allo stesso tempo trasformandolo in brand globale del lusso.
Quanto è difficile trovare un equilibrio tra tradizione e contemporaneità?
Mi è sempre venuto naturale, fin dall'inizio. Forse perché conoscevo benissimo la storia e le creazioni Roger Vivier, avendole studiate e ammirate molto prima di essere chiamato come direttore creativo. Poi naturalmente ho continuato e continuo a guardare l'archivio, è un lavoro di analisi e sintesi che anche oggi faccio con grande facilità.
Dopo i negozi di Taiwan, Osaka, Hong Kong e Miami, aperti nel 2009, avete deciso di sbarcare nella mainland China, a Shanghai. Conosce bene questa metropoli?
In realtà non conosco bene neppure la Cina, negli anni scorsi sono stato spesso a Hong Kong ma Pechino e Shanghai e tutte le altre grandi metropoli del paese sono un mondo tutto da scoprire, anche per me. Spero di tornare presto, questa prima visita sarà molto breve, siamo in partenza per New York e da lì andremo a Miami.
Cosa l'ha colpita di Shanghai?
L'energia, sicuramente. E l'età media, bassissima per gli standard europei, delle persone che occupano posti importanti. Ma sono rimasto colpito anche dall'interesse dei cinesi per il lusso europeo e da come il loro gusto si stia rapidamente evolvendo. E' una cosa molto positiva per un marchio come Roger Vivier, che non ostenta loghi, non vuole essere di tendenza o, peggio, inserirsi in una tendenza. Non voglio creare delle mode, ma uno stile.
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