intervista

Andrea Guerra: «Con un bilancio così solido siamo pronti allo shopping»

L'amministratore delegato di Luxottica parla delle strategie del 2011

di Marigia Mangano


«Vendere un paio di occhiali che costa più di 250 euro senza creare una storia di qualità e una tradizione del marchio è impensabile». Andrea Guerra, amministratore delegato di Luxottica, lo sa bene. Guida un gruppo leader nel mondo nell'occhialeria e si muove tra i cinque continenti dove sono distribuiti più di 6000 negozi. E se a fine settembre il colosso che fa capo a Leonardo Del Vecchio è riuscito a segnare ricavi a un soffio di 1,5 miliardi (+19,7%) e un utile di 101,9 milioni (+34,5%) è proprio perché «Luxottica ha costantemente lavorato sul valore del marchio e sulla qualità». Dunque, ammette il manager, 45 anni, di cui sei alla guida della multinazionale degli occhiali, nessuna sorpresa per i risultati record raggiunti nel trimestre, frutto di un accurato lavoro che ha sempre avuto un unico obiettivo: conservare e migliorare i valori fondamentali di un gruppo che – ricorda – tra dodici mesi festeggerà 50 anni di storia legati a una sola generazione.

Luxottica continua a crescere nonostante tante aziende facciano ancora fatica a registrare utili. Come mai?
Il 2010 è un anno in cui non esistono più le medie. Nel mondo ci sono Paesi che crescono e altri meno, aziende forti e società deboli, marchi leader e nomi poco conosciuti. Quest'anno si vede con facilità chi ha davvero lavorato sul proprio futuro nei momenti difficili. Noi lo abbiamo fatto: abbiamo passato del tempo a ripassare i nostri fondamentali, abbiamo scelto cosa fare e non fare, e soprattutto abbiamo raggiunto in tempo la convinzione che la vecchia regola che qualsiasi cosa facessimo sarebbe stata un successo non valeva più. Da qui la scelta di sviluppare a livello organizzativo e di marketing una presenza radicata in regioni come l'Asia o l'America Latina che continuano a crescere. E reivestire costantemente sulla nostra azienda: solo per dare qualche numero, quest'anno abbiamo speso 40 milioni in più in marketing.

Il modello di business resta valido anche in futuro?
Per noi il 2010 rappresenta un anno di bilanci di successo e soprattutto è una piattaforma da cui partire. Siamo convinti che il nostro modello di business integrato resta valido e continueremo a gestire con determinazione il nostro portafoglio marchi: siamo proprietari di Ray-Ban e Oakley e abbiamo in licenza straordinari marchi del lusso come Chanel, Prada e Dolce&Gabbana. Basti pensare che Ray-Ban ha un fatturato retail annuale di 2 miliardi e Oakley in Europa ha registrato una crescita del 20%. Un patrimonio diversificato che, insieme ai nostri negozi, è la nostra piattaforma di partenza. Continueremo poi a investire nei Paesi emergenti che hanno garantito nel trimestre un incremento del 26% del fatturato.

Su quali mercati punterete?

Abbiamo già una presenza radicata su aree, tempo fa definite emergenti e che oggi evidenziano una forte crescita, dove continueremo a espanderci, ma consideri che riteniamo molto interessanti il Sud est asiatico, Vietnam, Tailandia, Indonesia e Filippine, ma anche Paesi dell'America Latina come il Cile e il Perù.

Si può già parlare, a suo avviso, di una ripresa dei consumi?
Guardando i mercati in cui il gruppo opera, sul fronte retail gli Stati Uniti sono più tonici rispetto agli ultimi tre anni, così come si sta muovendo molto bene l'Europa Continentale. Ma è anche vero che ci sono aree come l'Europa Mediterranea che continuano a soffrire, per quanto noi abbiamo avuto una buona estate in questa regione.

Negli ultimi anni la parola d'ordine è stata crescita organica. Ora cambia qualcosa?
Abbiamo costruito una struttura patrimoniale molto forte. Solo nel trimestre la generazione di cassa è stata di oltre 250 milioni e il debito è diminuito di 400 milioni. Sono sempre stato convinto che serva un giusto equilibrio tra crescita organica e acquisizioni, ma sono altrettanto sicuro che a partire dal 2011 dobbiamo tornare a esaminare dossier più impegnativi in giro per il mondo.

Anche in Italia?
Non necessariamente

Il bond di 500 milioni emesso ieri è funzionale alle acquisizioni?
No, l'emissione è legata solo a una maggiore flessibilità finanziaria. L'obiettivo è quello di riscadenziare il debito e diversificare le fonti di finanziamento dato che abbiamo una percentuale molto alta di finanziamenti bancari.


L'amministratore delegato del gruppo Fiat Sergio Marchionne ha dichiarato che senza l'Italia Fiat guadagnerebbe di più. Dunque, l'Italia è un peso per il Lingotto. Cosa ne pensa?
Penso che tante cose siano condivisibili e note. Non trovo clamore nelle dichiarazioni di Marchionne che ha già ben evidenziato da tempo i problemi dell'Italia. Ma ritengo altrettanto necessario che il management debba essere chiaro e puntuale sulle strategie future del gruppo che guida.

L'Italia è un «peso» per Luxottica?
Rispondo con 3 numeri: il gruppo produce per il 65% in Italia, ha incrementato la forza lavoro del 7% quest'anno e l'Italia pesa per il 3% sul fatturato. Ma ci tengo a sottolineare che Luxottica vive e lavora in un mondo molto diverso da quello delle automobili. Guardi, sono convinto che in Italia ci siano molti problemi da risolvere, ma ci sono due urgenze: riuscire a dare maggior reddito alle fasce medie e aiutare le aziende a recuperare la produttività.

In che modo?
A ognuno il suo mestiere, ma è un dato di fatto che in Italia ci sia un problema dimensionale. Servono aziende più grandi, aperte agli investimenti, cda più ricchi di culture diverse. Gli italiani devono imparare a essere cittadini del mondo. E questo significa investire in altri Paesi ed espandersi, vuoi attraverso la Borsa, vuoi attraverso aggregazioni. Guardando il lusso, spiccano esempi di aziende che continuano a lavorare sulla loro dimensione: mi viene in mente il colosso Lvmh che ha annunciato di detenere il 14,2% di Hermès, ma anche Diego Della Valle che è diventato primo azionista di Saks. Innovare e crescere, sono questi gli unici ingredienti di una storia di successo.

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