Moda

Scommessa Usa
per Moncler

Intervista al presidente Remo Ruffini in occasione dell'apertura del primo negozio americano a New York, nel cuore di Soho

di Giulia Crivelli

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1.0
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Tags: Moncler, Prada, Rem Koolhaas, Anna Wintour, Nespresso, Chicago, Cina, Shanghai



Un negozio di oltre 200 metri quadrati, il più grande tra i venti aperti sinora da Moncler nel mondo, nel cuore di Soho, proprio di fronte all'Epicenter, il monomarca Prada disegnato da Rem Koolhaas diventato un simbolo della Lower Manhattan, un quartiere della città affollato di grandi marchi della moda ma anche di gallerie, ristoranti e concept store che non trovano spazio nelle più tradizionali - e forse un po' spente - Fifth Avenue e Madison Avenue.
Il negozio è stato inaugurato ieri sera, con una grande festa cui hanno partecipato Anna Wintour, direttore di Vogue America, e Diane von Furstenberg, stilista e presidente della camera della moda americana. Raggiante Remo Ruffini, presidente di Moncler e fautore del rilancio dello storico brand di piumini (nel 2012 compierà 60 anni), di cui ha acquisito il controllo nel 2002, trasformandolo in meno di dieci anni in un marchio di lifestyle che tutti - produttori di piumini e non - cercano di imitare. Forse perché persino negli ultimi due anni Moncler ha continuato a crescere a due cifre, trainando ricavi e redditività del gruppo Industries, cui appartiene insieme a Henry Cotton's, Marina Yachting e Coast+Weber+Ahaus. Nel 2009 il fatturato è stato di 375 milioni (+25% sul 2008), con un margine operativo lordo stimato intorno ai 75 milioni.

Il mercato americano è considerato da tutti difficile e ipercompetitivo. Come è nata l'idea di un negozio a New York e cosa significa per Moncler?
Due anni fa abbiamo aperto il primo flagship ad Aspen, in Colorado, forse la più famosa località sciistica americana, perfetta per l'immagine di Moncler come marchio legato alla montagna. Ma continuavamo ad avere risultati molto positivi anche dalla partnership con department store come Barney's e Bergdorf Goodman, che vendono nelle grandi città e sono ovviamente più adatti alla parte più versatile delle collezioni. Così abbiamo iniziato a cercare una location a New York: Prince Street, a Soho, ci è sembrato il luogo perfetto, un crocevia denso di energia, con vicini prestigiosi e non solo legati alla moda, come l'Apple Store o il nuovissimo, enorme, negozio Nespresso. E poi gallerie d'arte, concept store, ristoranti: un'atmosfera che nella Manhattan dello shopping più tradizionale non c'è e che si adatta molto bene a Moncler.
Avete altre aperture in programma?
La prossima tappa è Chicago, entro la fine dell'anno. In Europa è previsto Monaco di Baviera e nel 2011 sarà la volta di Vienna e Berlino. Poi c'è la Cina: abbiamo già tre negozi, due a Hong Kong e uno a Shanghai, il 15 ottobre apriremo a Pechino, dove raddoppieremo nel 2011.
Investimenti importanti, che la quotazione potrebbe spingere ulteriormente. Novità sul percorso verso la Borsa?
Ci stiamo strutturando per essere pronti a quotarci e questo fa molto bene alla gestione aziendale, da ogni punto di vista. Ma non abbiamo fretta: due anni fa nel gruppo Industries è entrato Carlyle, fondo di private equity che per sua natura fa investimenti a termine. La Borsa potrebbe essere un obiettivo da raggiungere in vista dell'uscita del fondo dal capitale, ma dipenderà dai mercati. Lo ripeto: non c'è alcuna fretta e grazie agli ottimi risultati degli ultimi due anni siamo in grado di autofinanziare gli investimenti nel retail.
Negli ultimi tre anni la gamma di prodotti Moncler si è molto ampliata, con il lancio di Gamme Rouge e Gamme Bleu, disegnate rispettivamente da Giambattista Valli e Thom Browne, e di Grenoble, una linea molto legata allo sci. A quando delle vere e proprie band extension?
Anche su questo non abbiamo fretta, non vogliamo sfruttare il successo del marchio, con il rischio di spremerlo, in una logica di guadagni immediati. La distribuzione di Gamme Rouge e Gamme Bleu è estremamente selettiva e tale resterà e per quanto riguarda gli accessori, ci limitiamo a pochi pezzi, pensati in grande armonia con le collezioni di capispalla. Per vendere grandi quantità di borse e scarpe basterebbe appiccicare il marchio su pezzi "furbi" pensati per diventare best seller di stagione, ma non sono operazioni che ci interessano. Stiamo valutando poi una partnership per gli occhiali, partendo ovviamente da quelli tecnici, da montagna. Però anche in questo caso non puntiamo a inondare il mercato per avere un ritorno economico immediato: li faremo quando troveremo l'azienda che capisce la nostra filosofia e con la quale si instauri il giusto feeling.

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