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FINANZASaks nel mirino dei fondi ma Della Valle non vendeVoci di un'offerta a 11 dollari ad azione: il titolo vola del 20% Laura Galvagni |
Tags: Saks, Wall Street, Tod's, Diego Della Valle
Saks è nel mirino di un fondo di private equity metà inglese e metà americano. Per ora si tratta solo di una voce di mercato raccolta dal Daily Mail e immediatamente rilanciata dalla stampa americana, ma Wall Street sembra dare parecchio credito al rumor. Tanto che le azioni dei magazzini più in vista di New York all'apertura delle contrattazioni di ieri sono balzate addirittura del 34% salvo poi assestarsi attorno ai 7,9 dollari con un rialzo del 20%. D'altra parte, il fantomatico fondo che starebbe preparando l'assalto a Saks risulterebbe intenzionato a mettere sul piatto fino a 11 dollari per azione, per un controvalore complessivo di ben 1,7 miliardi di dollari. Il premio, rispetto alla chiusura di lunedì (6,6 dollari), sarebbe del 66%. Una valorizzazione, tuttavia, che non soddisferebbe comunque i due principali azionisti della società, Carlos Slim (16,1%) e Diego Della Valle (9,4% con un'opzione a salire fino al 10%).
Fonti vicine al patron di Tod's, che ha investito direttamente nel gruppo attraverso la sua Diego Della Valle & C. Sapa, hanno fatto sapere di non aver avuto «alcuna conferma ufficiale diretta o indiretta» dell'interesse da parte del fondo per Saks. In ogni caso, la stessa fonte ha aggiunto che a suo avviso, «gli 11 dollari per azione non rispecchiano il valore potenziale della società». Come a dire che se questa fosse veramente l'offerta, Della Valle si terrebbe stretto il suo pacchetto. Eppure già gli 11 dollari consentirebbero all'amministratore delegato di Tod's di incamerare una lauta plusvalenza. Ricostruendo gli acquisti fatti da Della Valle tra il 2009 e il 2010, una prima tranche di 8,8 milioni di azioni per 30,3 milioni di dollari, una seconda fetta di 2,9 milioni di titoli per 22,3 milioni di dollari e una terza operazione da 3,6 milioni di pezzi per 30,1 milioni di dollari, emerge un prezzo di carico medio della partecipazione di 5,39 dollari. In sostanza, il numero uno della Tod's ha messo sul piatto 82,8 milioni di dollari e ne ricaverebbe ben 165 milioni, più o meno il doppio.
Una somma sicuramente allettante, ma non abbastanza evidentemente per Della Valle, convinto che Saks, passata la crisi, possa dare molto di più, considerato anche il fatto che lo scorso aprile il titolo Saks aveva superato i 10 dollari. D'altra parte, i risultati dei primi sei mesi dell'anno sembrano effettivamente indicare un'inversione di tendenza. I magazzini della Quinta Strada hanno chiuso il primo scorcio del 2010 con un fatturato di 1,26 miliardi di dollari, margini per poco più di 500 milioni di dollari e una perdita netta di 13,4 milioni di dollari, in deciso miglioramento rispetto al rosso di 59,3 milioni di dollari del primo semestre 2009. I risultati, nel complesso, seppure ancora in perdita hanno sorpreso il mercato, complice anche il messaggio positivo lanciato da Stephen Sadove, presidente e amministratore delegato del gruppo: «Sono soddisfatto del significativo sviluppo della nostra performance operativa».
Per gli operatori, poi, ci sono almeno un altro paio di ragioni che rendono effettivamente appetibile Saks. Innanzitutto l'indice di fiducia dei consumatori che ad agosto ha ricominciato a crescere e poi il nuovo contesto all'interno del quale si muovono i grandi magazzini di lusso: le recenti ristrutturazioni hanno sensibilmente ridotto i costi dando nuovo smalto ai risultati. E poi i beni di lusso sembrano comunque aver retto meglio alla bufera che ha coinvolto i mercati internazionali, basti pensare che il tasso di disoccupazione del settore è attorno al 5% contro il 9,5% che gli Stati Uniti registrano a livello nazionale. In questo scenario, anche gli analisti di Citigroup si aspettano che negozi come Saks saranno i primi a beneficiare della nuova propensione al consumo degli americani.
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