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StileBasta con bretelle e gemelli d'oro: nella Wall Street post crisi Gordon Gekko diventa casual-chicLa finanza cambia e i "power clothes" anche. E lo stile del vecchio squalo diventa un sofisticato tailor made di Chiara Beghelli |
Tags: Oliver Stone, Wall Street
Sono passati ventitré anni e Mr Gekko si rivela uno di quei casi, frequenti a dire il vero, di uomini il cui carattere e stile con il tempo migliorano, come una buona annata di vino. Lo spietato Gordon però li ha passati quasi tutti in prigione, e quando torna in "Wall Street 2" (che vedremo in Italia dal 15 ottobre) si scopre che ha una figlia che - come in una vendetta da tragedia greca - si occupa di no profit, in più fidanzata con un giovane hedge-funder che si occupa di compassionevoli energie alternative.
E anche se alla fine Gordon Gekko torna a essere il sacerdote dello spietato culto dell'avidità («l'avidità, non trovo una parola migliore, è valida, l'avidità è giusta, l'avidità funziona, l'avidità chiarifica, penetra e cattura l'essenza dello spirito evolutivo», diceva), in una cosa, appunto, si evolve e persino migliora: il modo di vestire. Esquire ha intervistato la costumista Ellen Mirojnick, che curò la selezione di "power clothes" per il primo Wall Street del 1987 e torna a farlo in questo sequel, chiedendole di spiegare le differenze fra il Gordon di allora e quello del 2010. L'esordio è un'evocazione dello scetticismo del regista Oliver Stone, per niente convinto di quel fighetto dallo sguardo pazzo di denaro con bretelle colorate e camicie con collo a contrasto, quando nella stretta Wall Street si vedevano solo gli eredi anche stilistici dei sobri padri pellegrini. Ma lei aveva insistito: «Non stiamo raccontando la verità, ma costruendo un personaggio». In realtà, poi, un broker che già all'epoca si conciava in modo più originale c'era, Ivan Boesky, celebre per le sue cravatte gialle. Et voilà, quindi, era nato Gekko, che da yuppie di oscure origini qual era, non aveva vincoli stilistici di ceto e formazione ed era libero di mettersi quello che più gli piaceva. E di provocare, anche. Nel 1987 il broker dettava lo stile a colpi di impeccabili abiti Nino Cerruti e cravatte strette fino al rischio soffocamento, ma, ahimè, anche con un sovraccarico di gioielli, come l'anello al mignolo da padrino finanziario, il braccialetto tintinnante anch'esso d'oro e gemelli come se piovesse.
Ma ora siamo nel 2010 e quella cascata d'oro al massimo se la concedono i rapper che amano il bling-bling, mentre la finanza ha conosciuto la chiamiamola creatività e quella profonda crisi che ha portato alcuni manager di Lehman Brothers a vedersi gli abiti Zegna e il Rolex Subamariner appena comprato (come si legge nei blog degli ex trader). Quindi, come dice la Mirojnick, «Gordon è separato da quel mondo, quel mondo da "Gilded Age". E' uno straniero nella sua stessa terra. Di fondo, però, è sempre lui, è ancora un predatore, ma non è più il pesce più grande. Sta cercando la sua nuova strada». Ecco allora che al vecchio Gekko, che ha consciuto la gloria, è caduto, e ora si rialza, non serve più indossare un abito che urli al mondo il suo potere, ma al massimo che faccia riconoscere il suo valore a chi ne è capace. Si veste quindi tutto tailor made, dalla testa ai piedi, ma in modo più rilassato, più consapevole, meno attillato e nervoso, quasi casual, anche con chinos e camicie comode. E confessa le sue nuove mete dello shopping (londinese) proprio al fidanzato della figlia, un Shia LeBoeuf molto affilato proprio perché all'inizio della sua carriera: abiti fatti da Gieves & Hawkes, camicie Turnbull & Asser, persino capelli tagliati dallo storico Trumper. Il gel di quei suoi capelli da dinosauro anni Ottanta per fortuna è scaduto. Come il senso del suo motto preferito.
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