Mercati

Orologi, boom dell'export svizzero: l'Asia traina la ripresa

Nei primi sei mesi del 2010 ha toccato i 7,3 miliardi di franchi con un aumento del 19,7% rispetto allo scorso anno

di Lino Terlizzi


Molti avevano previsto una crescita, non tutti l'avevano immaginata così robusta. Al giro di boa di metà anno l'industria degli orologi ha registrato un incremento consistente ed ora naturalmente gli operatori del settore si chiedono se sarà possibile mantenere lo stesso ritmo nella seconda metà del 2010.
La cartina di tornasole per misurare l'andamento del settore è fornita ancora una volta dai dati della Fédération de l'industrie horlogère suisse (Fh), l'associazione che raggruppa le imprese elvetiche attive nella produzione di orologi. La Svizzera rappresenta oltre il 50% del fatturato mondiale del settore e le aziende elvetiche esportano il 90% degli orologi prodotti, è chiaro quindi che le cifre della Fh sono un indicatore non secondario.
Nei primi sei mesi del 2010 l'export rossocrociato di settore ha toccato i 7,3 miliardi di franchi (5,3 miliardi di euro), con un aumento del 19,7% rispetto allo stesso periodo del 2009. Nel solo mese di giugno l'export è stato di 1,4 miliardi di franchi, il 35% in più in rapporto allo stesso mese dell'anno scorso. Non siamo ancora ai valori del 2008, anno record per il settore, ma l'uscita dal tunnel dell'anno di crisi 2009 si sta concretizzando a passo abbastanza spedito.
La Fh non esagera con i brindisi, ma non manca di far notare che in giugno «per la seconda volta quest'anno l'export di orologi ha registrato una crescita superiore al 30 per cento». La crisi dell'anno scorso ha colpito con pesantezza alcuni produttori, soprattutto piccoli, ma la gran parte del settore sembra aver limitato i danni ed ora a quanto pare torna ad allungare.
I risultati semestrali del gruppo Swatch, al di sopra della già buona media del settore, nei giorni scorsi hanno fatto da ciliegina su una torta più dolce del previsto. Il gruppo fondato da Nicolas Hayek, scomparso il 28 giugno scorso, ha chiuso il primo semestre del 2010 con un fatturato netto in crescita del 22,1% a 2,87 miliardi di franchi svizzeri (2,09 miliardi di euro) e un utile netto in crescita del 54,5% a 465 milioni di franchi (339 milioni di euro).

Il gruppo Swatch ha inoltre precisato che il mese di luglio si è chiuso con «una forte crescita» e che per la seconda metà del 2010 è previsto «un forte risultato sia di fatturato che di utile».
Tuttavia il 2009 ha lasciato il segno e tra gli operatori c'è anche chi invita alla prudenza, pur senza negare i progressi nel semestre. «I dati di settore di fine giugno – dice Jean-Marc Jacot, ceo di Parmigiani Fleurier, marchio di alta gamma che ha come azionista principale la Fondazione Sandoz – rappresentano senz'altro un buon segnale. Bisogna però essere cauti sulle prospettive. Dopo l'export, bisognerà vedere le vendite finali. La ripresa economica c'è, ma è nel complesso moderata, con situazioni diverse. L'Asia – senza il Giappone – fa da supporto principale, Europa e Stati Uniti procedono più lentamente».
Il ruolo da traino dell'Asia, e della Cina in particolare, è chiaro. Se si guarda ai primi dieci paesi per l'export elvetico nel primo semestre, ebbene cinque sono asiatici, quattro sono europei , uno nordamericano. Questa la top ten, in ordine di valore dell'export: Hong Kong (+37%), Usa (+12%), Francia (+7%), Cina (+90%), Italia (+3%), Singapore (+49%), Giappone (-8%), Germania (-5%), Emirati Arabi (+24%), Regno Unito (+8%). Italia e Francia hanno mantenuto il segno positivo nei sei mesi, al contrario della Germania, anche grazie al gran balzo del loro import nel mese di giugno.

Due punti centrali sono da comprendere, ora: se la Cina continuerà con questa marcia, se il lusso e la gamma alta continueranno a passo veloce o ripeteranno le battute d'arresto del 2009. «La Cina continuerà – risponde Jacot – perché ha un mercato locale che è già ora grande e che si espanderà ancora nei prossimi anni. Quanto alle varie gamme di prodotti, mi sembra che vada bene anche la gamma media, ma sicuramente chi è interessato alla gamma alta in questi mesi ha ricominciato ad acquistare. Sappiamo però, dopo l'esperienza del 2009, che anche nel lusso vi potranno essere in futuro alti e bassi». A metà anno il settore nel suo complesso è in alto. La speranza degli operatori del mondo delle lancette è naturalmente di rimanervi il più a lungo possibile e di segnare un buon tempo a fine 2010.

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