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dalle passerelleTramonta un ciclo estetico: la vita bassava in archivio Da Chloé a Thom Browne aumentano i sostenitori dello stile anni Cinquanta di Angelo Flaccavento |
Tags: jeans, Chloé, Thom Browne, Farrah Fawcett, Sartorialist, Calvin Klein
Sembra strano a dirsi, ma ci fu un momento, nemmeno troppo lontano – tre lustri, quando si parla di atteggiamenti vestimentari, equivalgono ad un'intera era geologica – nel quale i pantaloni, e i jeans in particolare, non poggiavano sui fianchi, o magari addirittura più in basso, lasciando in bella vista mezzo sedere, ma avevano la vita regolare. Ossia - e qui in molti, malamente abituati ad altro, inorridiranno - poco sotto l'ombelico.
Visto che la ciclicità è una legge della storia almeno quanto lo è dell'estetica, quei tempi lontani, che fanno pensare al look di genitori e nonni, stanno tornando. È in corso la riscoperta della vita regolare, alla peggio anche alta, se non addirittura altissima, ascellare. Per far solo due esempi, uno al maschile e uno al femminile, Hannah MacGibbon, la creative director di Chloé, che sta riportando il marchio ai fasti dell'era Philo, e Thom Browne, il paladino del menswear classico dalle proporzioni bizzarre, sono stati tra i primi e più convinti esploratori delle possibilità della vita alta.
MacGibbon guarda indietro agli anni 70 delle belle ragazze alla Farrah Fawcett; Browne all'allure tutta d'un pezzo delle star del cinema yankee anni 50-60. Ma queste sono espressioni della nicchia dello stile, buone forse per titillare le fantasie e le perversioni dei fashionisti incalliti, che infatti abbandonano già le brache succinte con la vita bassissima per sostituirle con pantaloni piatti o a doppia pince, ma sempre con la vita alta; magari, per i signori uomini, sorretti da bretelle, come caldeggia da ultimo l'influente Sartorialist.
Il fenomeno, intanto, filtra lentamente grazie a vettori più persuasivi: i marchi del denim. Certo, se gli svedesi di Acne, sempre una spanna avanti agli altri, ci danno sotto di vita rialzata, gli americani di Current/Elliott, altro marchio molto hip (di recente hanno collaborato con Marni), ancora optano per fit skinny e vite risicate da rockstar. Insegnanti e genitori, quindi, non possono per il momento tirare il finale sospiro di sollievo, sperando che i salsicciotti e gli elastici delle mutande tornino nelle zone d'ombra del non visto.
Ma perché la vita alta deflagri davvero ci vorrebbe un cataclisma. Una di quelle belle campagne Calvin Klein, magari, populiste e accattivanti come solo a lui riesce. In fondo, la situazione in cui ci troviamo è tutta colpa di Mr Calvin. Non fosse stato per Marky Mark in mutande logate, e per il gruppo di fighetti un po' sballati del lancio di cK One, la vita bassa non sarebbe diventata sinonimo di giovane cool metropolitano.
Certo, generalizzare non serve. Quello fu solo l'inizio: la ricerca quasi isterica di una linea affilata, scheletrica, avrebbe naturalmente portato, nel corso degli anni '90 e poi degli anni zero, alla vita bassa, bassissima e anche di più, sinonimo di menefreghismo, comodità, sbruffoneria. Ma la moda è un oscillare mai finito, e oggi le proporzioni stanno cambiando: è tempo di nuova classicità, di forme meno allampanate, di una fisicità tonica, non ospedaliera. In effetti Hannah MacGibbon, che guida lo squadrone degli innovatori, proprio al buon Calvin di cui sopra sembra essersi ispirata. Alla prima campagna dei jeans, per essere esatti, quella con Brooke Shields che dichiara, vergine e lasciva, "nothing comes between me and my Calvins". I jeans che indossava, strettissimi, avevano infatti la vita alta, e la ragazza tutto sembrava fuorché una nonna.
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